domenica 20 maggio 2012
Top Faiv! Speciale annate personali
Le date, in fondo, sono pura convenzione: il nostro 2012 è per gli ebrei il 5771, per gli induisti il 5113, per i cinesi il 4708, etc etc. Pertanto non bisogna prestare loro troppa fede.
A me piace vederle come le stagioni di un telefilm. Una stagione di telefilm inizia portandosi dietro (e risolvendoli oppure no) gli strascichi della stagione precedente, prosegue concentrandosi su un proprio specimen e termina portando a definizione questo specimen (magari chiudendo a cerchio la "miniseason" iniziale), creando poi i prodromi di quanto si vedrà nella stagione successiva.
Ecco, a me piace considerare le annate un po' così, e in particolare applico questa visione alle "mie" annate, quelle che ho esperito e vissuto sulla mia pelle e nella mia mente. In fondo, ogni momento della vita di una persona è conseguenza del momento precedente e causa del momento successivo, e catalogare i momenti è giocoforza un atto creativo, come lo è la scrittura di un telefilm.
Senza volermi impelegare in una discussione infinita (a quella sarà deputata un'apposita tavola rotonda, Vita fittizia o vera fiction? Vivere è un po' recitare, ospiti Aldo Grasso, Cardinal Tarcisio Bertone, Vittorio Sgarbi, Luca Telese, Luca Argentero, due grilline; modera Paola Saluzzi), mi limiterò a stilare due elenchi, quelli dei migliori anni della mia vita e quelli dei peggiori. Cosa resterà di questi anni 'anta/'ila? Ai posteri (quelli che si attaccano al muro, come recita una nota battuta) l'ardua sentenza.
Top Faiv!: Anni OK
5°: 1991/1992-1992/1993-1993/1994-1994/1995
Gli anni della mia infanzia. Annate bruttarelle per il pianeta, piene di incertezze, e in cui i pochi momenti buoni vengono messi in ombra dai molti momenti meno buoni. Il momento storico oggi in corso assomiglia parecchio a questo.
Tuttavia, il me infante se ne frega di Tangentopoli, della crisi dell'Est Europa, di Berlusconi e della Lega, e si gode il suo piccolissimo mondo fatto di giardinetti, gitarelle sui monti, primi amichetti e primi fumetti.
Col senno di poi, quel bambinetto si comporta un po' troppo spesso da pirlotto. Tuttavia, il mio io attuale conserva bellissimi ricordi di singoli momenti di unità famigliare e spensieratezza irripetibili. E c'era ancora parecchio verde, a quei tempi!
4°: 2000/2001
17 Giugno 2001: la Roma vince il suo 3° scudetto. Non mi godo il momento, in quanto il giorno dopo ho l'esame di terza media e quella domenica pomeriggio sto studiando come un forsennato, avendo cazzeggiato nei giorni (e negli anni) precedenti. Inoltre io non sono certo un ultrà, anzi, se fino ad allora ho seguito qualcosina di calcio è stato solo perchè la Roma di Zeman degli anni precedenti era stata una squadra talmente balzana da farmi scompisciare.
Quell'estate - io lì per lì ancora non lo so - finisce un'epoca. Non soltanto perchè la "Rometta" comincia a contare qualcosa, non soltanto perchè il calcio diventa eccessivamente televisivo e polemico, ma perchè dico addio alle mie storiche compagnie, e lo faccio nella maniera peggiore: con indifferenza (già da qualche tempo i rapporti si erano raffreddati).
Insomma, se in linea generale mi godo il 2000 (all'epoca ero appassionato di cose millenariste), il 2001 mi porta tanti cambiamenti, forse troppi. Sul momento, però, non reagisco dinanzi ad essi (lo farò nelle annate successive), pertanto considero questo quasi biennio come buonino.
3°: 2004/2005-2005/2006
Le tre annate precedenti erano state parecchio deprimenti per me. Sotto ogni profilo: scolastico, calcistico, fumettistico, relazionale. Dall'estate del 2004 - l'ultima estate adolescenziale a casa della zia trascorsa a vagabondare per Roma in cerca di librerie, chioschi e mercatini - inizia un periodo strano per il sottoscritto, fatto di progressivo ottimismo. Per segnalare una cosa sciocca, Martin Mystère, che nel 2003 mi aveva già fatto pentire di aver abbandonato la mia natìa Disney, rinasce improvvisamente e arriva felicemente alla bimestralità, fatta di storie-evento e tanto dinamismo. Ai primi del 2006 risale la mia scoperta di forum dedicati al fumetto e dell'esistenza di tante persone come me. Non vivo nemmeno come una rottura di scatole la mia maggiore età, alla fine del 2005. Inoltre riesco a vivere i miei ultimi due anni scolastici con maggiore serenità; ovviamente posso farlo nell'unico modo possibile: fregandomene di quelle persone che tante angosce mi avevano causato tempo prima.
Non che siano state annate eccezionali, in definitiva, ma con il terzo posto premio l'ottimismo che a quei tempi respiravo (probabilmente ero l'unico a respirarlo, giacchè per il/nel resto del pianeta poco o nulla era cambiato rispetto a prima).
2°: 2006/2007-2007/2008 (con l'annata di transizione 2008/ott.2009)
Gli anni d'oro di MaxBrody. Una sorta di nuova infanzia: nuovi amici, nuove conoscenze, nuovi studi, nuova (o quasi) città, nuovo alter ego. Tutto nuovo. A questo si aggiungono graditi ripescaggi, come certi fumetti o altri media da me abbandonati qualche anno prima, una Roma che vinciucchia qualcosa senza dare cattive impressioni (anche se io non amerò mai Spalletti) e una situazione socio-politica italiana e mondiale che dà l'impressione di potersi cambiare in meglio. Non cambierà nulla, anzi, il pianeta tornerà indietro. Ma sul momento l'illusione c'è.
Quanto a me, fra il 2006 e il 2008 mi diverto come un matto, tanto che matto lo divento davvero: nasce il primo MaxBrody, quello dei giochi di parole ad ogni frase, quello delle parodie demenziali e copiate spudoratamente, quello che si gode la sua ritrovata libertà senza complessi. Quello che finisce addirittura per ricevere qualche apprezzamento. Quel MaxBrody comincia ad evolversi già nell'inverno 2008: a travolgerlo definitivamente sono... le donne. La prima è l'unica utente di forum da me incontrata anche dal vivo, una persona con cui si crea un bel rapporto di amicizia, ma che, una volta incontratomi, sparisce misteriosamente (scherzo :P). Nel 2009 arriva la seconda, e con Lei il primo amour. Ai più sembrerà strano, ma avevo avuto una sola, vaga esperienza sentimentale (immaturatissima) durante l'infanzia, esperienza che, finita male, mi aveva poi tenuto volontariamente lontano da cotte e affini. Nel 2009 decido di aprirmi e faccio un sacco di danni. Fino a settembre/ottobre, comunque, vivo bellissimi momenti in cui io e Lei non combiniamo nulla ma io la adoro e sono felice lo stesso.
Nel frattempo, la mia demenzialità da spontanea diventa più ricercata e costruita. Forse non è stato un bene; scrivere per questo blog, comunque, in questi anni mi diverte moltissimo.
1°: 1996/1997-1997/1998 (con le annate di transizione 1995/1996 e 1998/1999)
I sentimenti portano gioie, ma anche sofferenze. Mi trovo meglio a fare il nerd. E fra il '96 e il '98 sono un Pker, un cacciatore inarrestabile di carta usata, una specie di giovane marmotta che raccoglie erba e non prova schifo per gli insetti, un irrefrenabile demente. Mi piace fare tutto e il contrario di tutto e mi diverto sempre con tutti: amici, cugini, genitori, zii, nonni, conoscenti e persino sconosciuti. Certo, non è che divento così all'improvviso e poi mi involvo altrettando di colpo: le due annate di transizione fra parentesi contengono rispettivamente la progressiva evoluzione verso una delle migliori infanzie possibili e la progressiva chiusura nei confronti di un mondo che comincia ad apparirmi più finto di quanto mi sarei mai potuto immaginare.
Nel complesso non c'è dubbio che gli anni migliori della mia vita - sotto ogni aspetto - siano questi qui.
Top Faiv!: Anni KO
5°: 2011/2012
Gli ultimissimi mesi non sono stati né brutti né belli. Sono stati... boh. Così. Normali. Un quieto tran tran in cui, tutto sommato, trovo confortante cullarmi. Tran tran che potrebbe finire in un qualsiasi momento, però, e che pertanto mi porta a considerarmi un'anomalia.
Combattuto fra la voglia di cambiare e il pigro rifiuto dei cambiamenti, fra il desiderio di voler fare alcune cose e la consapevolezza di non esserne in grado, fra la necessità di dover fare qualcosa e la sensazione di sconfitta che quella necessità mi porta ad avere, ho vivacchiato e sto vivacchiando in attesa di buone nuove. Per fortuna, quelle due o tre cose che mi interessano mi danno qualche soddisfazione... e niente, si tira avanti così.
4°: 1999/2000 e 2010/2011 (a parimerito)
Due annate di transizione diverse (i contesti sono diversi) a cui reagisco allo stesso modo: piangendomi addosso e diventando distaccato. La maniera peggiore di reagire. Bah a me.
3°: 2001/2002-2002/2003
Sono abituato a commettere gaffe e a fare figuracce. Quel che più mi fa soffrire è il dover reprimere parte di quel che sono. A scuola, per un certo periodo, ho dovuto farlo. Certo, in questo modo ho imparato un pochino di più a (soprav)vivere, e ne conservo qualche sporadico bel ricordo, ma in generale non è un periodo che rimpiango.
1°-2°: 2003/2004 e 2009(nov.)/2010 (a parimerito)
E per i motivi succitati ad un certo punto sono scoppiato. D'altronde fra la seconda metà del 2003 e i primi mesi del 2004 ho ricevuto una batosta dietro l'altra. Mesi sfigatissimi, quelli.
Altre batoste le ho ricevute fra l'inverno 2009 e la primavera 2010. A queste credo di aver reagito con un pizzico di maturità in più, ma fra me e me me ne sono dette di tutti i colori. Beh, anche in questo caso conoscere il mio Male interiore mi ha aiutato a imparare qualcosina e a comprendere un pochino di più gli altri. Ma che sofferenza.
Non pervenuti: set.1987/1988, 1988/1989, 1989/1990, 1990/1991. Ricordi troppo frammentari.
Chi è arrivato a leggere sin qui si sarà reso conto di quale razza di idiota io sia. Egli non tema: me ne sono reso conto anch'io, stilando l'elenco. D'altro canto, questo "non è un blog serio", ergo bisogna scrivervi idiozie, altrimenti il gioco non vale la candela.
La domanda che il viandante che ha letto questo post deve porsi è un'altra: è normale che io, ormai prossimo a compiere il quarto di secolo, perda ancora tempo a scrivere idiozie?
Non ho risposte. Forse dipende dalla razza di idiota a cui appartengo, non so.
mercoledì 13 aprile 2011
Paradiso, stazione di Paradiso
Basta con treni con carrozze semivuote destinate ad altoborghesi e managers rampanti e carrozze-bestiame con sottoproletari, piccoloborghesi, anticonformisti e suore (immancabili) stipati come sardine, con il vagone-ristorante (carrozza 5) a dividere razzisticamente persone da persone.
È una grande pensata, quella di Moretti (cognome che, dopo averci fornito birre "coi baffi" - nettamente migliori delle analoghe camicie - e film socialmente impegnati, si conferma come uno dei più intraprendenti della nostra penisola) ed a elencarcene i motivi è nientemeno che Gianluca Grignani.
Un viaggio ha senso solo senza ritorno
se non in volo
senza fermate nè confini
solo orizzonti neanche troppo lontani
In questo girotondo d'anime
chi si volta è perso e resta qua
io so per certo amico
mi son voltato anch'io
e per raggiungerti ho dovuto correre
ma più mi guardo in giro e vedo che,
c'è un mondo che va avanti anche se
se tu non ci sei più
se tu non ci sei più
e dimmi perché
in questo girotondo d' anime non c'è
un posto per scrollarsi via di dosso
quello che ci è stato detto
e quello che ormai si sa
e allora sai che c'è
c'è che c'è, c'è che prendo un treno
che va a paradiso città
e vi saluto a tutti e salto su
prendo il treno e non ci penso più
un viaggio ha senso solo senza ritorno
se non in volo
senza fermate nè confini
solo orizzonti neanche troppo lontani
io mi prenderò il mio posto
e tu seduta lì al mio fianco
mi dirai destinazione paradiso
paradiso città.
Gianluca Grignani non ha peli sulla lingua, altrimenti avrebbe problemi a parlare. Invece, egli dice immediatamente come stanno le cose: i treni, così come sono, fanno schifo. Un viaggio - dice Grignani - ha senso solo senza ritorno se non in volo, perché, dopo questo terribile viaggio di andata, fra finestrini che non si aprono, ritardi, bagni sporchi, sedili scomodi, per il ritorno prediligerò l'aereo. E che, sono scemo? suggerisce, non troppo velatamente, il cantante.
E subito descrive un ipotetico viaggio su rotaia di un gruppo di amici (potremmo essere noi, potreste essere voi), i quali, chi fermatosi a gozzovigliare al bar della stazione, chi svegliatosi tardi, prendono il treno all'ultimo secondo, e debbono così percorrerlo tutto sino alla carrozza da loro prenotata (di norma, se si sale in testa al treno, essa si trova in coda, e viceversa).
Gli sventurati, appena saliti a bordo della carrozza, rimangono travolti dal girotondo d'anime che, senza pace, si dannano per sistemare il bagaglio prima che lo faccia l'altro, o per sedersi a fianco del parente, per raggiungere quanto prima il bagno o per decidere chi, fra i due passeggeri a cui è stato erroneamente prenotato lo stesso posto, potrà bearsi della conquista. In questo vorticare, chi si volta è perso e resta qua, e passerà le seguenti ore in piedi dinanzi alle porte, fra un fumatore e un annoiato che fa avanti e indietro dalla carrozza-ristorante (carrozza 5). I nostri eroi provano a raggiungere il malcapitato correndo, ma non c'é più, trascinato a forza dalla famigliola con sette valigie a carico e quattro figli di età compresa fra i sei mesi e i cinque anni che urlano e piangono vibrosamente.
E così, fra una sfoltita e l'altra, il gruppo si disperde per i vagoni, e ai superstiti, pressati fra un passeggero e l'altro, non rimane che lasciarsi andare all'abitudine tutta italica di chiedersi il perché di tutto ciò. Si comincia da non c'é un posto per scrollarsi via di dosso quel signore un po' sovrappeso?, e si prosegue con lamentele assortite, sino a rinfacciare quello che ci è stato detto (ovvero che con la privatizzazione il servizio sarebbe migliorato) e a ricordare quello che si sa (ovvero che quando c'era Lui i treni partivano in orario). Una discesa (morale) verso gli inferi, che Grignani non può sopportare.
Eccolo, dunque, prendere una salomonica decisione. Sai che c'é? - domanda retoricamente - io prendo il treno che va a paradiso città, prendo il treno e non ci penso più. Mi prenderò il mio posto, e tu seduta lì al mio fianco. Con Trenitalia è possibile, dice Grignani. Grazie a loro non devo più affrontare problemi come quelli descritti prima. Le vecchie ideologie sono morte, ci racconta, ora l'unica differenza è il prezzo del biglietto: pago un po' di più, e viaggio da Dio.
E gli altri? Beh, come dico sempre, un viaggio ha senso solo senza ritorno se non il volo...
ndr: un ringraziamento particolare a Trenitalia, senza il quale questo post non avrebbe avuto motivo d'esistere.
giovedì 18 novembre 2010
Ad un'altra vita, fratello!
Considerando che io sono figlio unico e ho tendenze masochistico-suicide (ad esempio, leggo quello che scrive Libero), direi che non sono molto d'accordo.
L'articolo recita:
Fino ad ora si credeva che nel bilancio dei pro e contro fossero i figli unici, più timidi e introversi, a essere svantaggiati ma una ricerca è giunta a concludere esattamente l'opposto: il livello di felicità scende in proporzione al numero di fratelli e sorelle. La tesi è stata elaborata grazie a un'indagine condotta dall'agenzia governativa britannica Economic and Social Research Council su 100mila persone (di cui 40mila famiglie) e anticipato sulle pagine dell'Observer.
Partendo da alcuni dati preliminari (7 teenager su dieci sono molto soddisfatti delle loro vite, quelli appartenenti a minoranze sono più soddisfatti degli altri, più fratelli e sorelle si hanno meno si è felici, per l'appunto) a 2500 giovani sono stati forniti questionari più approfonditi, poi analizzati dall'Institute for Social and Economic Research dell'università dell'Essex. Il 54% ha subito del bullismo da parte di fratelli e sorelle più grandi, il 30% è stato apostrofato con brutti nomi o trattato male, il 17,6% ha sofferto per i propri giochi, portati via o rotti dagli altri.
Aldilà del fatto che non si capisce bene perché i dati preliminari siano preliminari, io smentisco i risultati propagandati.
Ad esempio, ho subito (una specie di) bullismo, ai bei vecchi tempi, eppure non ho fratelli e sorelle. Mia madre mi reputa (tutt'ora, intendo), di volta in volta, una "testa di CENSURA", un "deficiente", un "imbranato" (eppure non sono veneto), mio padre un "fallito". Tutte cose vere, per carità, ma non sono fratelli o sorelle a dirmele. Quanto ai giochi, beh, da piccolo amavo moltissimo un camion dei pompieri (non chiedetemi perché), fin quando mio padre lo scaraventò nel giardino di una villetta (di altrui proprietà) causa stizza. Da allora smisi di amarlo, anche perché non abbiamo mai fatto fruttare l'usucapione.
Ma andiamo avanti:
Anche lo spazio in casa da dividere, l'attenzione dei genitori, le preferenze mostrate magari da questi ultimi hanno poi avuto un ruolo determinante. «Non avrei ma potuto fare l'attrice se non fossi stata figlia unica» ha detto una volta Natalie Portman, intervistata su Rolling Stone, «perché i miei genitori non mi avrebbero lasciato diventare una celebrità a dispetto di un altro figlio». Alcuni studi condotti in passato hanno sottolineato poi come i figli unici siano in realtà più estroversi e portati a socializzare con gli altri anche se pure non esserlo ha i suoi lati positivi: nei momenti di difficoltà si può contare sul sostegno reciproco, ha fatto notare a proposito dello studio Dieter Wolke, docente di psicologia dell'Infanzia all'università di Warwick. Non solo, si impara prima, grazie al confronto, a risovere i conflitti, si capisce che anche gli altri hanno un proprio spazio e che l'universo non ruota intorno a se stessi.
Natalie Portman, tu sei donna, per cui ogni porta ti sarebbe stata potenzialmente aperta lo stesso. Curiosamente, mia madre vorrebbe che sfondassi nel mondo delle pubblicità: non tanto per me, quanto per gli introiti che, a suo dire, ne ricaverei; a mio dire non ne ricaverei, invece, benché, da quando un mio professore delle superiori è divenuto noto in tutto l'hinterland interpretando un famoso spot, l'impossibile non appare più così impossibile.
Mi si perdoni la divagazione, ma avere fratelli/sorelle è una fortuna incredibile, dipende da come la si sfrutta: chiaro che se ci si mette in competizione (o ci si fa mettere in competizione) si vivrà male il rapporto, ma questo vale per ogni tipologia di rapporto. Ora come ora io non potrei mai avere una sorella o un fratello, perché sono egocentrico e già tollero molto poco chi mi paga vitto e alloggio (ma quando arrivavano i cugini li riempivano di regali, e a me compravano "Topolino" affinché non reclamassi), tollero ancora meno chi mi tocca le cose, e, sebbene rispetti l'altrui spazio, inconsciamente penso che il mio debba essere superiore. Se avessi un fratello/sorella, però, fra vent'anni saprei su chi contare.
Ne discutono non solo gli altri studi condotti finora ma anche nei forum dove gli aspiranti genitori si confrontano e si dividono: "non fate figli unici", "siamo entrambi figli unici e siamo stati benissimo, stiamo pensando di avere un figlio unico". In Italia il 42,3% delle coppie ha due figli, il 10,8% tre o più e il 46,8% un figlio (ovviamente non sempre per libera scelta) e ai genitori di entrambi i fronti si rivolgono i consigli degli esperti: ai primi di non ritagliarsi semplicemente il ruolo di arbitri nelle discussioni, ai secondi di non investire il figlio dei propri sogni o di caricarlo di aspettive.
Ma infatti, si fanno i figli se si vuole farli, altrimenti si lasci perdere. Anche perché, se lo si fa, lo si mantiene, e non lo si sbologna via quando ci si stufa, perché poi quello vi si ritorce contro. Bisogna, inoltre, tener conto della sovrappopolazione, forse il Male peggiore che appesta il globo terracqueo, perché è inutile fare sette figli quando non si ha una lira, e poi li si lascia rotolare nel fango, come è d'uso in certi Paesi. Ma nemmeno come in Cina, dove se fai più di un figlio la paghi cara (epperò sono tantissimi lo stesso, e si comportano come automi, e grazie tante: son figli unici, se ad ognuno di loro buttano via il camion dei pompieri, ci credo che da grandi vogliono lasciare le loro famiglie per conquistare l'economia globale).
Dunque, una ricetta sana e genuina può essere la seguente:
1)fare all'amore un sacco di volte, non solo per fare figli: così ci si accorge che è bello, mentre se fai un figlio magari ti passa la voglia o non hai tempo, e non vuoi che questo accada.
2)pensarci bene e rifletterci molto, prima di agire.
3)agire con cautela, agitare prima dell'uso.
4)se ci si può permettere di farne più d'uno, farne almeno due. Non più di due, attenzione, per la storia della sovrappopolazione di cui sopra. Se non ci si può permettere di farne più d'uno, evidentemente ci si può permettere a malapena di farne uno, con tutte le conseguenze che quel poveretto dovrà subire. Nel dubbio, astenersi.
5)Una volta fatti i due (o l'uno, se proprio siete testardi), trattarli alla pari, viziando entrambi con quello che vogliono (e solo con quello che vogliono: non istigateli ad altro). Insegnare loro i fondamenti della vita civile: rispetto, uguaglianza, amore per l'arte e la natura.
6)Insegnate quanto prima i fondamenti della sessualità (senza essere volgari), così che in futuro non saranno costantemente imbarazzati (ma nemmeno troppo disinibiti).
7)Non gettate via i loro camion dei pompieri, il trauma li segnerebbe per sempre.
8)Fateli leggere molto: libri e riviste serie. E, soprattutto, tanti tanti fumetti di qualità, che insegnano molto più che le scuole (è triste, ma è così). Se non sapete quali scegliere, rivolgersi al sottoscritto (che, finalmente, avrebbe un lavoro).
9)Rispettare le loro emancipazioni future, pur mantenendoli ed amandoli sempre, senza sminuirli se falliscono in qualcosa.
Seguendo queste semplici regole, eviterete ai vostri figli un futuro simile al mio, e, di riflesso, il moltiplicarsi di post simili a questo. Grazie.
mercoledì 8 settembre 2010
Nuovo Ulivo e Alleanza Democratica - parte seconda. (una mia lettera a Pierluigi Bersani)
Questa la lettera di Bersani:
CARO direttore,
dopo anni di illusione berlusconiana l’Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell’Europa. Nello stesso tempo l’impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l’indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all’impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com’è nell’usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all’ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all’assetto costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo.
A questo punto per Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l’Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell’alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell’opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l’iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani.
Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L’elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma.
Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all’analfabetismo o alla sfacciata malafede. E’ l’esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale!
Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall’analisi di fondo cui ho
accennato. Noi proporremmo un’alleanza democratica per una legislatura costituente. Un’alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell’emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica.
Per dare l’impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all’altezza di una responsabilità democratica e nazionale.
Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia.
Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo.
Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzerà per l’autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E’ giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.
Pierluigi Bersani
(26 agosto 2010)
Ed ecco la mia risposta:
Caro Pierluigi Bersani,
ti scrivo così mi svago un po'. Sono un potenziale elettore del tuo partito, che però non ti vota (poi ti spiegherò il perché). Ti prego di perdonarmi se ti dò del 'tu'. Ma ho idea che tu sia un tipo alla mano, e poi sono convinto che voi politici svolgiate un ruolo di rappresentanza di noi cittadini e che, quindi, siate voi stessi dei cittadini, e fra cittadini che la pensano allo stesso modo ci si dà del 'tu', io credo. Forse sono un po' all'antica, ma la formalità è d'uopo solo nelle occasioni formali, non credi? Certo, tu puoi obiettarmi che questa lettera pubblica è un'occasione formale, ma tu sei un mio rappresentante, ricordi?, e un po' di confidenza ci vuole, sennò come fai a rappresentarmi a dovere? E questo, in teoria, è già uno dei motivi per cui non ti voto. Mi spiego meglio: quando nacque, ormai quattro anni orsono, il Pd mi piaceva moltissimo. Non perché mi piacesse il nome o perché trovassi azzeccati i colori (anche perché chi li ideò non si sforzò molto, li copiò dal Pd USA): ma perché reput(av)o che quella fosse la direzione giusta da intraprendere per dare una svolta alla stantia politica italica.
Sono convinto, come probabilmente lo sarai tu, che parlare di "destra", "sinistra" o "centro" sia sbagliato, in quanto sono etichette che non servono a nulla: sicuramente saprai che la "destra" si chiama così perché, quando venne creato il Parlamento, i liberali e i conservatori sedevano in quel lato, mentre i progressisti sedevano sulle poltrone situate nell'ala di sinistra (utilizzo i termini "progressisti" e "conservatori" per fare prima, perché conosciamo tutti il progressismo di Crispi). Probabilmente lo saprai anche tu, dicevo, epperò nella tua lettera utilizzi costantemente le due parole (tre con "centro"): fai bene, perché il primo ad utilizzarle è l'attuale Presidente del Consiglio, il quale, come tutti gli UR-Fascisti sanno, deve, per prima cosa, semplificare il lessico, e, seconda, avere un 'nemico' da additare. Così si rincitrullisce la plebe incolta: e, proprio come ribadisci più volte nella tua missiva, oggi la plebe incolta è ormai rincitrullita pressoché del tutto (poi, certo, magari un focolaio si riaccende da una parte, ma altrove se ne spegne un altro).
Pertanto fai bene ad appropriarti del linguaggio del tuo avversario politico, e fai altrettanto bene a non esagerare. Sai, devo farti una confessione: ho trovato davvero azzeccata, dal punto di vista lessicale, la tua lettera (non una in particolare, tutte assieme così come le hai disposte): ultimamente sembra che tu abbia capito cosa fare. Però, Pierluigi (senza "compagno": aboliamo quella parola, sa di vecchio), se hai capito cosa fare, perché continui a circondarti di certi individui? Mi riferisco, chessò, a Fassino, a Enrico Letta, a D'Alema, a tanti altri... offri una vasta scelta. Perché non li convinci a farsi da parte? Non perché siano particolarmente cattivi, c'é di peggio, ma, sant'iddio, se la gente, hai presente la gente?, se la gente ripete in continuazione che non vogliono quei personaggi, fatti furbo, no? Forse sarà il caso di non averli più intorno, se vuoi far sì che le tue proposte vengano accettate: perché per far sì che vengano accettate, esse debbono essere votate, e per essere votate, devi avere più voti di quanti ne hanno quelli che non vogliono accettarle, e quindi devi avere più seggi, e quindi devi vincere le elezioni.
Ora: tu mi parli di "Nuovo Ulivo". Cioé, non ne parli a me, ne parli a Eugenio Scalfari: ecco, a proposito, vedi che fai ancora degli sbagli? Perché ne parli a Eugenio Scalfari? Che, il suo voto è determinante? Ti fa vincere lui le elezioni? O te le fanno vincere i tuoi elettori? Queste cose le devi dire prima di tutto ai tuoi elettori, che ne so, alle Feste Democratiche: ecco, alle Feste Democratiche vai tu e dici queste cose, senza invitare Schifani, possibilmente. Tu devi guardare anche alle persone: non è che puoi allearti col primo che passa. Tu hai proposto l'Alleanza Democratica per cambiare la legge elettorale: sono d'accordissimo! Però, forse avrai notato, Di Pietro non ci sta: é un guaio, perché la sua fetta di elettori è determinante; Fini ciondola, perciò escludilo, non tenerlo più in considerazione: se vota la tua proposta, bene, sennò amen. Casini: pone troppe condizioni... fatti rispettare, per Dio! Nel suo partito ci sono dei condannati, devi proprio legarti a lui? Vendola non ti piace? Vendola parla in modo buffo, è divertentissimo prenderlo in giro, e tu, che conosci le strategie berlusconiane, sai che alla gente piace prendere in giro i politici: Prodi e D'Alema erano sbeffeggiati di continuo. Tu sei un tipo simpatico, personalmente preferirei te a Vendola, però Vendola suscita maggiori entusiasmi, e popolari, e populistici. Fai un po' te: parlate da mesi di primarie, primarie qui, primarie là, ma quando le fate? Aspettate che si vada a votare?
Mah, caro Bersani, io ti capisco. Non è facile occupare certi ruoli. E' un po' come quando tutti si credono il ct della Nazionale di calcio: tutti a criticare, ma vorrei vedere loro cosa farebbero in determinate circostanze... (detto fra noi, io critico sempre la Nazionale di calcio). Queste sono critiche fatte un po' così, però dovresti starle a sentire. Tu sei un bravo guaglione, però ti circondi di gente evitabile. Capisco benissimo l'importanza della moderazione, della diplomazia, del dialogo. A volte, però, ci vuole anche una presa di posizione. Ultimamente mi sembra che tu ne abbia presa una, anche se hai aspettato che lo facesse prima Fini (che, ricordati, è un paragnosta e ricomincia pure a parlare di Almirante e fasci vari).
Mandiamo al macero falce e martello, e via tutti i conservatori del partito: fallo diventare quello che avrebbe dovuto essere, un partito progressista. Concedi la possibilità ai poveri gay di sposarsi e godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali; buttati sull'ambiente, e non permettere a certi tuoi colleghi di partito di dire cose conservatrici, tipo le centrali atomiche, che non risolvono niente e provocano solo scontri; invece di andare a Sanremo a far figure barbine, occupati degli operai, dì a chiare lettere che Marchionne è un sòla, e che uno che fabbrica le macchine non può atteggiarsi a Gandhi, manco avesse salvato il mondo (mi riferisco al discorso fatto ai ciellini); il populista fallo solo sulla carta, sui giornali, come hai fatto con la tua lettera: dal vivo comportati spontaneamente, come sei.
Io credo che tu sia una brava persona, Pierluigi Bersani, non lasciarti trasportare dagli avvenimenti, creali tu, ma con calma; evita le cattive compagnie, e pensiona quelle anacronistiche, datti al nuovo. Parla con i vecchi, ma in mezzo ai giovani. Rivolgiti ai giovani - a quelli dotati di senno, ovviamente - come il simpatico e pimpante nonno che sembri, quello a cui tutti vogliono bene e che prendono come esempio. Tipo il nonno di Heidi, hai presente?
Heidi gli voleva un bene dell'anima. Anche Peta, o Pete, come si chiamava... ecco, fatti voler bene così. E poi parli a Clara, ché quei due sono abbastanza stupidi, mentre Clara è sveglia, non è cattiva, ma non la pensa come te.
E quando avrai fatto a capire a Clara le tue istanze, non dimenticando di voler bene ad Heidi e Peta, facendo ciò che è giusto per loro, avrai svolto serenamente il tuo compito e potrai farti da parte, anche se, così facendo, le elezioni successive saranno rivinte da Berlusconi. Che vuoi fà, è l'Italia.
E' un mondo dificile, caro Bersani, lo so bene. Proprio per questo, fai qualcosa. 'Ste campane, le hai suonate? O sei ancora lì ad aspettare che il parroco ti dia il permesso?
Tante care cose,
tuo Max Brody
p.s.: saluti a Eugenio Scalfari! Perdoni l'intromissione!
(08 settembre 2010)
venerdì 18 giugno 2010
Il bello del calcio.
Sì, perché questo ex-calciatore, ex-allenatore, ex-tante altre cose è una delle rare persone, oggigiorno, capaci di sapersi guadagnare stima e apprezzamento a priori.
Beppe Dossena conosce la materia di cui disquisisce: recita a menadito vita, morte e miracoli di ogni calciatore che solca i campi che è chiamato ad osservare, e anche di quelli che li hanno solcati in passato e che li solcheranno in futuro; mette in continuity le partite più disparate, con una fitta rete di rimandi incrociati che solo i cultori più appassionati riescono a seguire; sa distinguere, basandosi sul più puro e semplice intuito, se un calciatore ha subito realmente un fallo (in tal caso, effettua immediatamente una diagnosi approfondita) o se sta semplicemente rotolandosi a terra (e allora, con dolce fermezza, lo bacchetterà); in caso di fuorigioco dubbio, non tenta di ricostruire goffamente lo svolgersi dei fatti come un Pistocchi qualsiasi, ma si limita prosaicamente ad affidarsi al replay e solo dopo proclama, sommesso, quasi si trattasse di una boutade, la propria sentenza (e se sbaglia, chiede subitamente scusa, non solo all'arbitro, ma anche al giocatore coinvolto, al telecronista che lo affianca e ai telespettatori tutti).
Beppe Dossena, vero e proprio globetrotter, è un profondo conoscitore delle culture altrui. Pertanto, non si ferma mai alle apparenze e rispetta tutti, a prescindere. Sicché, se si trova a dover commentare una partita nella quale è impegnata la nazionale nord-coreana - tutti conosciamo la controversa situazione politica di quella regione - il Dossena, se da un lato esalta le qualità patriottiche dei vari giocatori, a volte ripetendosi, ma è per ribadire il concetto e provare (anche se sa che è impresa vana) ad inculcarlo nei suoi compatrioti stravaccati sul divano; dall'altro lato non si schiera apertamente e non dà mai valutazioni politiche, convinto che solo la diplomazia possa unire i cittadini del mondo in quell'abbraccio fraterno di cui hanno tanto bisogno.
È fatto così, Beppe Dossena. Prova a fare il superficiale, il simpaticone dalla parlata meneghina, ma non riesce a nascondere la sua infinita bontà. Inflessibile nei giudizi, pronto a rimproverare severamente chi sbaglia e, perché no, anche duro con gli imbroglioni, il suo cuore é però sempre aperto a tutti. Le sue ormai classiche battute possiedono la magia degli antichi motti, capaci di sciogliere le tensioni più vivide in calorose e pacificatorie risate.
Beppe Dossena, con la sua fronte larga tipica delle menti fervidi, prende la vita per quello che viene, godendosi ciò che ha e desiderando, ma non sgomitando per averlo, quello che ritiene gli manchi. Beppe Dossena ride, scherza, sa che il divertimento interiore viene prima di ogni altra cosa: per lui l'importante non è vincere, ma partecipare.
Ama il bel calcio, ma non è un esteta. Apprezza le astuzie tattiche e le giocate intelligenti, ma aborre il difensivismo sfrenato. È un adepto del calcio totale, ma non proprio totale, ecco: Beppe Dossena invita alla moderazione, nel calcio come in altre attività. È una moderazione apolitica e non religiosa, si badi bene. Per Beppe Dossena religione e politica sono termini con un significato ben preciso, che intende superare, trascendere. La sua moderazione stessa è una moderazione che prevede un forte attacco, ma solo se necessario alla propria difesa o allo spettacolo degli spettatori paganti. Non sempre, per costruire un'azione, deve valere il Rasoio di Occam. Ma a volte sì. È la debolezza e al tempo stesso la forza di Beppe Dossena, questo suo voler accontentare tutti. Sa bene che non può riuscirci, e ne soffre. Fosse per lui, vincerebbero tutti; solo che non si può, perché ci sono delle regole; e le regole, ci insegna, vanno rispettate.
Se Marino Bartoletti incarna il cinismo e la sagacia dell'uomo moderno e Gian Piero Gasperini il genitore apprensivo che teme soprattutto per la salute dei propri cari (e degli altri poco se ne cale), Beppe Dossena rappresenta, all'interno della Trinità Rai, lo "Spirito Santo", l'ideale a cui Padre-Gasperini e Figlio smarrito-Bartoletti tendono, o, meglio, dovrebbero tendere.
Ma, come si sa, a furia di tendere troppo il filo si spezza. E allora, forse, è meglio così: di Beppe Dossena ce n'é uno solo. Se fossimo tutti come lui, al mondo non ci sarebbero più conflitti, né incomprensioni. E alla lunga, forse, ci annoieremmo.
Moderazione ci vuole, moderazione. Diamogli retta, a Beppe Dossena.
venerdì 4 giugno 2010
Ahio, che bozza!
Qualche giorno fa, avrete notato - nella remota evenienza che mi abbiate letto - alcuni subliminali festeggiamenti dedicati al 200esimo post da me scritto e inopinatamente pubblicato. Coloro che, fra di voi, hanno il pallino della matematica (o il quadratino dell'algebra, va bene lo stesso) si saranno accorti che, sommando i numeretti che compaiono nella colonna di destra, non si raggiunge lo sbandierato numero duecento.
Come mai? Il punto è che blogspot ha incluso nella conta anche le bozze. Ovverosia i post iniziati e mai finiti, quindi non pubblicati. Mi sono accorto, così, di averne accumulato un discreto numero. (Per la cronaca, quattordici. Si noti il numero scritto per esteso). Siccome che non tengo di meglio da fare, ve li mostro, sì che la mia messa a nudo sia completa.
No, in realtà è interessante accorgersi di quante cose immaginiamo e poi abbandoniamo per chissà quale motivo, per poi ritrovarle tempo dopo e rivederle sotto un'altra ottica.
[Bello aumentare il n. di righe così]
La prima bozza risale al 19 Giugno di due anni fa ed è vuota. Bianca come la neve, la coca che non si beve, la Guaccero e la Pitzorno. S'intitola (Post senza titolo). Cos'avevo in predicato di scrivere? E in soggetto? Evidentemente niente, visto che è vuota. O magari, quel giorno, il famoso quotidiano di Washington presentava difetti di stampa. Mah. Facendo una breve ricerca, l'unica cosa degna di nota di quel giorno sono un ordinanza del Ministero della Sanità in materia di staminali emopoietiche da cordone ombelicale. Sono emopoietico, io? No, e allora andiamo avanti.
Le bozze due, tre e quattro sono, pensate, "bozze" di tre post poi pubblicati. Quali? Volete la pappa pronta? Io sono per i finali aperti, lo sapete.
Nella bozza cinque riportavo un articolo in cui quelli del PdL parlavano male del film "Shooting Silvio" e io, come sempre contrario alle polemiche, mi limitavo salomonicamente a commentare che il ruolo del protagonista di quel film è uno di quei che avrei volentieri interpretato. Commento squisitamente professionale, nulla di politico.
Nella sesta elencavo i fumettisti di cui conosco le facce e che, quindi, saprei riconoscere al primo sguardo se me li trovassi davanti. Il non aver colto che quell'individuo che passeggiava a braccetto con Alfredo Castelli (per il quale sbavavo) era Silver mi ha tormentato per mesi e mesi.
La settima bozza - per fortuna - dimenticata mi vede impersonare il Biscardone nazionale e prendere una dura posizione contro il Real Madrid degli sprechi a favore dell'eccelsa qualità del calciatore rivale Leo Messi. La qual cosa mi lascia perplesso, in quanto il mio interesse per il calcio è quello che è e, soprattutto, non ho mai stravisto per la 'pulce' argentina. Era il 12 Giugno 2009. Mi preparo per il 13 Giugno prossimo, dato che in questo periodo sembra che io debba dire più idiozie del solito. Sarà il caldo.
La bozza successiva è stata poi pubblicata sotto altra forma, mentre in quella seguente, spinto da malinconia (siamo già nel 2010 e in periodo di depressione) andavo a ripescare vecchi post su vecchi forum abbandonati da tempo immemore solo per ricordarmi quali mestieri avrei voluto fare da grande quando grande non ero ancora. Considerando che oggi che lo sono, grande, non ho ancora la minima idea di come impiegare il tempo in maniera fruttuosa, è stato un bene che la bozza sia rimasta tale.
Arriviamo a doppia cifra, e nella bozza numero dieci, per l'occasione, ecco una bella critica al governo, con tante allusioni e doppi sensi piuttosto espliciti. Il motivo era il tentativo (per fortuna poi fallito... per ora) di censurare internet. Sì, ma adesso censurano la stampa. E che pizza, non puoi rilassarti un attimo che questi ti censurano pure le mutande. Ah, no, quello l'ha appena fatto Tremonti.
Da un argomento di importanza nazionale a un altro: il ritorno di Stargheit..ops, Stargate. Che ora è Universe. E si ispira ai serial di nuova generazione: c'è l'attore famoso (Robert Carlyle), quelli famosi da telefilm, i cattivi buoni, i buoni cattivi, i cliffhanger, i flashback, l'atmosfera claustrofobica, un po' di lesbismo e tanto sesso. Insomma, la solita roba.
Con le due bozze successive faccio lo gnorri, perchè vorrei recuperarle, prima o poi. Due post in più senza fatica e dovrei rinunciarvi? Questo post che sto scrivendo ha già troppe righe, non ne vale la pena.
Anche perchè c'è ancora una bozza da analizzare, ed è quella in cui mi lamento per la morìa dei miei lettori. Ma ormai quegli atteggiamenti non mi appartengono più, pertanto non m'importa niente se nessuno mi legge. E nemmeno se nessuno commenta. No, non m'importa proprio niente. No, no. Che m'importa a me, tanto ci sono io che li leggo. Perché io li leggo, vero? Vero, che li leggo? Eehi, dove scappo? Torno qui, non ho ancora finit...
(Ma il riepigolo sì)
sabato 14 novembre 2009
Next: Panorama vs L'Espresso - don't miss the match!
Un paio di settimane fa, per soddisfare taluni bisogni fumettiferi, ho dovuto fare violenza su me stesso e acquistare Panorama, rivista che non amo molto. Per cercare in qualche modo di compensare il deficit democratico che questo gesto mi ha comportato, ho provveduto ad acquistare anche la rivista sua nemica, L'Espresso, per la quale non mi strappo i capelli, ma di cui, perlomeno, condivido le linee programmatiche.
Sicchè, se non altro per giustificare l'ingente spesa, ho dato un'occhiata alle due riviste e le ho messe a confronto: ne ho dedotto che entrambe sono esattamente lo specchio della società in cui viviamo, e che il loro pluridecennale successo è più che meritato. Infatti, proprio come il maggior partito al Governo e il maggior partito d'opposizione, esse si equivalgono, pur trovandosi su posizioni diametralmente opposte. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto è curioso notare come entrambe siano costate 3 euro. Un prezzo assolutamente equo, per rapporto quantità/prezzo, forse un po' eccessivo per la qualità, ma la società moderna è la società del "tutto e subito", del "più ce ne è, meglio è", del "come va, va". Chi scrive condivide la teoria dell'accumulo, e non può fare a meno di dare a Cesare quel che è di Cesare, conferendo a Panorama un vantaggio di almeno due punti, se non tre, sotto quest'aspetto. Perchè, vediamo, acquistando Panorama per 3 euro mi sono portato a casa, in ordine di apparizione(su quest'ultimo torneremo più avanti):
-un foglio che riproduce la copertina della rivista, sul cui retro pubblicizza la propria collana di road-movie, con titoli quali Easy Rider, Thelma&Louise, Duel;
-la rivista;
-un volantino che offre ai lettori la possibilità di un abbonamento congiunto fra Panorama e la rivista scientifica Focus, a prezzo ribassato;
-un altro volantino che reclamizza una collezione di oggetti da tavola ottenibili tramite punti-spesa all'Esselunga;
-il numero di Novembre del mensile First, con copertina a doppia pagina mostrante Dita Von Teese ignuda in un 'vedo-non vedo' di indubbio effetto.
Sborsando 3 euri, nel frattempo, con l'Espresso si poteva ottenere:
-un foglio che riproduce la copertina del numero, sul cui retro si invita i lettori ad abbonarsi alla rivista;
-un catalogo tascabile di cose per la casa;
-la rivista.
Insomma, un 5 a 3 per Panorama; ma aggiungiamo un punto perchè uno degli allegati è addirittura un'altra rivista completa, ed ecco che il lettore indeciso e voglioso di carta avrà probabilmente convenuto che L'Espresso non fa per lui. E questo lettore, si badi bene, non è solo, ma è uno fra i tanti. Il che è ovvio: L'Espresso mi allega un noioso catalogo di lampade e sgabelli, di una marca semi-sconosciuta, su sfondo bianco, tutte cose che chiunque può trovare all'Ikea la Domenica pomeriggio. Panorama, invece, mi da tanti volantinetti colorati, sottili sottili, non ingombranti, mi da la cultura come le donne nude, Focus come Dita Von Teese. Panorama si mostra sin da subito per quel che è, lo trovi immediatamente sotto il foglio; L'Espresso no, sotto il foglio c'è il catalogo, non la rivista, sicchè uno che vota Radicali o DiPietro e si crede un intellettuale di sinistra, pensa di trovarsi fra amici e si trova costretto ad assistere alla mercificazione dei propri ideali:L'Espresso che supplica abbonamenti (mentre in quello stesso spazio Panorama offre film di culto), l'Espresso che pubblicizza sedie quando un tempo solo gli abbienti si siedevano. Panorama regala al lettore l'illusione di calarsi nel mondo, L'Espresso cala il mondo su di lui; Panorama ti mostra come sono belli i quadri di Caravaggio, L'Espresso ti chiede perchè Dalì dipingeva gli orologi deformi, e pretende una risposta, quando non lo sapeva neanche Dalì stesso.
Panorama strilla in copertina:"La verità sul vaccino, 60 risposte per non avere paura dell'influenza A"; L'Espresso, sommessamente, sussurra:"Saviano - Il mercato del sesso", che c'è pure la parolaccia e un papà non si porta a casa la rivista con le parolacce, che magari la figlia piccola ci mette le mani sopra e fa domande scomode. Panorama rilancia, ammiccando al cliente dell'edicola:"Guardate la malasanità-viaggio shock negli ospedali", e come si possa guardare una cosa astratta a noi non è dato sapere; ma non importa, perchè tanto L'Espresso in copertina ha il viados e poi anche il d'alemiano più accanito non ne può più di 'sto Saviano, che sta sempre in tv e se lo sfruttiamo troppo c'è il rischio che stanchi (senza contare che ora parla pure con i trans, e dopo Marrazzo sarebbe più opportuno tacere: lo sappiamo tutti, con i trans è bello andarci, ma parliamone il meno possibile). Panorama coglie l'attimo, L'Espresso cita il 'dopo-Berlusconi' e difetta di senso politico: e che una rivista non schierata non dovrebbe far politica è un'altra cosa che Panorama ci insegna.
In Panorama, dopo qualche pagina di pubblicità c'è l'editoriale, con l'attualità più stretta in primo piano (la decisione della Corte Europea di togliere il crocifisso a scuola è definita "atto di violenza":la sofferenza provata da Mulè è tangibile anche dall'ateo più impietoso) e si chiede una riconciliazione fra le parti, mentre, dall'altra parte, una battuta di Altan sugli stupri preannuncia Giorgio Bocca, secondo il quale - ma tu pensa - la mafia è un pericolo reale, un articolo sulle opinioni come forma di esistenza per depressi (nel quale mi riconosco) e uno che chiede "meno potere ai professori", auguri. In Panorama c'è un altro po' di pubblicità, ma poi c'è subito il sommario, così il lettore occasionale è in grado di orientarsi quanto prima, mentre il lettore fedele sa immediatamente come ritrovare i suoi opinionisti preferiti:Vittorio Feltri, Bruno Vespa, Giuliano Ferrara, Carlo Rossella..ci sono tutti. Sa ritrovare subito l'articolo che parla bene della Gelmini, quello su Michelle Hunziker che combatte la violenza sulle donne, quello sulla tipa secchiona cacciata dal PD. Sa che a pag.75 si parla male di Repubblica, che a pag.86 Vespa ricicla il suo ultimo libro, e che a pag.113 ai poveri liberali tocca pure "sdoganare" Cuba (Castro ormai è andato, perchè non approfittarne?).
Mentre sull'Espresso il sommario è a pag.31, e prima di arrivarci occorre sopportare un sacco di notiziole mordi-e-fuggi su Camilleri, Tullio Pericoli e un sacco di altri nomi strani, si parla male di Feltri, si legge Travaglio, sino alla pagina satirica di Michele Serra, che fa più pensare che ridere, e allora che satira è? (si chiede il lettore occasionale). Gli affamati di cultura come il sottoscritto, però, possono giovarsi dell'Espresso, peccato che venda come roba grossa gli inediti di Luigi Tenco e l'articolo - inedito, ma del 2004, quindi vecchio - di Alda Merini, che dice più volte di essere matta. E tutto questo quando su Panorama si può trovare il reportage sulle riprese del nuovo film di Twilight, che - quello sì - promette colpi di scena a non finire, oltre ad un saggio che parla male del PD e ad uno sulle crociate dei cristiani (croce e sangue, da Dan Brown in poi, sono tutto miele che cola). Per chi ama informarsi su quel che accade nel mondo, Panorama ci porta a casa di Schumacher, ci fa toccare con mano i commessi-modelli del nuovo Abercrombie milanese, e ci svela che presto sarà possibile andare da Milano a Venezia guidando sull'acqua; L'Espresso, da parte sua, è insolitamente positivo: una lode a Zapatero e una ad Al Gore ci dicono che forse il mondo non è così brutto come sembra. Entrambe le riviste parlano di coloro che muoiono nelle carceri, ma possiedono un diverso senso dell'umorismo: L'Espresso deride Lotito e ironizza su Clooney; Panorama, più grossolano, sfotte i trans, sogghigna su Platinette e promuove la risata come cura per il cancro (sic!). L'Espresso ci fa conoscere meglio Baremboim e Dalmine, e come film sceglie "Mio fratello è figlio unico", mentre Panorama ci da "Wolverine - le origini" (e chi ama i fumetti sa dove schierarsi).
Per concludere, Panorama è solito chiudere con "periscopio", in cui si spettegola di qua e di là e si mostrano un paio di poppe femminili, che fanno sempre bene alla salute (non solo dei maschi, le donne sono sempre solite andare in bagno assieme e scambiarsi pareri sui loro petti e sederi). L'Espresso ospita, nell'ultima pagina, la Bustina di Eco o, in questo numero, la rubrica di Scalfari, al quale il suo quotidiano probabilmente non basta per parlar (male) del razzismo. Anche qui, si vede come, seppur L'Espresso sia assolutamente condivisibile nei suoi intenti, è Panorama quello che meglio sa intercettare le ambizioni degli italiani.
Per cui, vince Panorama? Beh, a questo non posso certo rispondere io. Si confronti con i rispettivi schieramenti cui le riviste fanno da specchio sociale. Quello che posso dire è che le poppe femminili sono belle, ma il buon senso e la democrazia ancora di più (più o meno).
Nota: l'immagine è a puro scopo illustrativo. Il confronto è stato operato sui numeri del 6 Novembre.
martedì 10 novembre 2009
Omofobiafobia.
Come si può notare dal video, persino la Ministra per le dispari opportunità s'è lanciata nella crociata contro la cosiddetta omofobia. Ma perchè l'omofobia sembra essere stare così tanto a cuore degli italiani, quando fino all'altroieri tutti se ne sbattevano allegramente gli ammennicoli? Cos'ha di così brutto, questa omofobia, da provocare l'indignazione dei benpensanti, degli anarchici, dei ricchi, della plebe, dei gay, degli hyppie, degli etero buoni, degli etero che odiano i gay, dei divorziati, dei cattolici e di quelli che, fino all'altroieri, non sapevano nemmeno cosa si suole indicare con questo termine ingeneroso (e che quindi se ne sbattevano allegramente gli ammennicoli)?
Tutti coloro che hanno un pizzico di dignità sanno che non bisogna discriminare gli omosessuali, che non bisogna discriminare le persone "normali" [termine che non vuol dire nulla, ma è usato per convenzione per indicare coloro che, nei rapporti - prevalentemente sessuali - interpersonali, seguono la strada indicata dalla religione cattolica, cioè l'uomo va con la donna, l'animale maschio va con l'animale femmina(a patto che sia della stessa specie: questo però non vale per la donna umana, che può anche andare con i cavalli, basta che i preti non lo vengano a sapere)]. Tutti sanno che, anzi, è preferibile non discriminare nessuno, nemmeno quelli che, dopo 10 anni, ancora guardano il Grande Fratello (i quali devono avere una pazienza infinita per sopportare da una decade le stesse cose: anch'io seguii il Grande Fratello, il 1° anno, ma dopo un mese mi ero già rotto le scatole di Taricone e Cristina, e poi il sesso: si parlava, si parlava, ma non se ne vedeva mai). Insomma, il punto è questo: che non bisogna discriminare nessuno lo sapevamo tutti. Le leggi, in parte, già c'erano; e quelle che non c'erano è giusto che ora vengano aggiunte. Ma c'era il bisogno di pompare il tutto così tanto? (Soprattutto dopo che per l'influenza suina ci ripetono fino allo stremo di non creare panico; e hanno anche ragione, per carità: che poi muoiano 1-2 persone al giorno a noi poco ce ne cale, tanto son tutti vecchi ammalati o bambini col sistema immunitario ancora debole, era inevitabile che finisse così).
Ora, qual è il problema su cui voglio soffermarmi? Il problema è nella scelta del termine. Omofobia è sbagliato. Chi è fobico di qualcosa lo è perchè ha paura di questo qualcosa. Ed ha paura di questo qualcosa non perchè si è alzato la mattina e ha deciso di averne paura: un aracnofobo, alla vista di un ragno, non gli dice:"Tu, brutto ragno, mi fai schifo. Ho paura di te!", ma semmai scappa. Un agorafobo, alla vista di una bella piazza deserta, urla o si blocca o piange o che so io (non ne ho mai incontrato uno, e mi limito ad ipotizzare), non minaccia la piazza apostrofandogli:"Piazza di cacca!". Un gruppetto di di anti-gay, invece, alla vista di due ragazzi che si baciano, sfodera le mazze chiodate e prende i poveretti a mazzulate-chiodate, magari sbeffeggiandoli con "Gay di merda" o "froci schifosi" o che so io (anche qui, non ho mai assistito di persona a scene simili, per fortuna, ma le ipotesi sono abbastanza verosimili, sfogliando i giornali ce se ne accorge), ma di sicuro questi tizi non ne hanno paura e non scappano alla loro vista. Al più ci sono i benpensanti che, visti due uomini baciarsi, si voltano dall'altra parte, ma quella è ipocrisia, è da sempre esistita e sempre esisterà. Anch'io mi volto quando vedo qualcuno vomitare: sono forse ipocrita? Sì, lo sono, perchè uno che vomita lo fa generalmente perchè sta male, e dovrei aiutarlo, anzichè voltarmi. Ma, se permettete, prima mi volto, poi, quando ha finito, lo aiuto, se vuole essere aiutato (e se non è ipocrita lo vuole). Non bisogna andare tutti d'accordo per forza, ma rispettarsi sì.
Chi è omofobo, stando alla lettera, ha paura dell'uomo. L'uomo come "essere umano", a meno che non si voglia indicare come omofobo chi ha paura del maschio, ma allora tanto vale che mi dia al femminismo: con i maschi di oggi, e mi ci metto di mezzo anch'io, che basta dargli un calcio sugli zebedei e li stendi, che paura si possa avere è per me arcano irrisolvibile. Ma torniamo a noi e poniamo che omofobo sia chi ha paura dell'essere umano. Dovrei specificare: dell'ALTRO essere umano. (Non sto nemmeno a discutere su chi ha paura di sè stesso, entreremmo nel campo della psichiatria, e a me gli psichiatri fanno paura, di solito sono più matti dei loro pazienti). Chi ha paura degli altri sarebbe omofobo. E qui la questione assume due vie. La prima è quella della malattia, sulla quale non voglio addentrarmi, per incompetenza. Come si fa per ogni tipologia di malattia, è da non prendere sottogamba. La seconda via è quella della stupidità. Postulato che una persona non è insana di mente, se la fobia non è dovuta a fattori di devianza - chiamiamola così, ma è termine moralmente errato anch'esso - dalla comunità, allora è dovuta senz'altro a stupidità. Quando salgo su un treno, e la carrozza è deserta come nei Tartari, e il secondo passeggero, pur con vagonate - letterali! - di posti a disposizione, si siede proprio accanto a me, si profilano nella mia mente le torture più sadiche che potrei sperimentare su quel malcapitato; quando vado di fretta e incappo solo in vecchiette che passeggiano beatamente nelle boulevard che conducono alla metropolitana o ai treni (chè, gira gira, sempre colpa loro è) oppure quando una persona (sempre la stessa) mi pone la stessa domanda mediamente ogni due giorni, in entrambi i casi mi chiedo perchè non abbia fatto il killer, vista l'efferatezza che potrei dimostrare in quei momenti.
Vi sarete chiesti perchè mi sia dilungato così a lungo su questo tema. E' che negli ultimi tempi questi pensieri che ho appena descritto mi tornano con costante regolarità, ragion per cui mi sono posto il problema se non stessi diventando anche io un omofobo. La risposta è no, almeno non nel senso che la Carfagna intende. Non scappo alla vista delle persone, nè mi provocano ribrezzo o altro. I miei sono pensieri stupidi, che mai e poi mai metterei in pratica, ma si sa che il brutto della teoria è che tutto, anche la cosa più immonda, è teorizzabile (da qui la stupidità). Mi sono, però, reso conto che, man mano che passa il tempo, mi sto 'asocializzando' sempre di più e provo sempre meno voglia di fare nuove conoscenze. Non ho amici veri da parecchio tempo, quelli che avevo non si sono dimostrati tali, e questo mi ha reso diffidente di fronte a sconosciuti. C'è una forte tendenza alla superficialità, almeno dalle mie parti. Per cui, si ride, si scherza insieme, si parla, e poi chi s'è visto s'è visto. Non ci si cerca, si ha sempre altro da fare. Ma questa non è amicizia, è tenersi compagnia per qualche tempo, forse per non sentirsi soli. Ma soli di che, quando al mondo siamo in 7 miliardi e ovunque cammini c'è gente che ti taglia la strada all'improvviso o che ti chiede soldi? Delle tre, l'una: o la maggior parte di questi 7 miliardi di persone è malata, e allora gli psichiatri sono tutto fuorchè matti e hanno capito come campare senza problemi; o la maggior parte è stupida, il che non è nient'affatto improbabile; o forse la vera paura che tutti, chi in fondo in fondo chi in superficie, abbiamo è un'altra: la paura di essere omofobici.
mercoledì 8 luglio 2009
E pensare che la canzone di Salvini è una canzone universale.
Lo so perchè me l'hanno cantata per 5 anni.
Questi leghisti..mah! Hanno scarsa fantasia.
giovedì 9 aprile 2009
Compilare la lista della spesa non è mica facile come sembra
Ponendomi in una situazione standard (madre stanca che deve nutrire marito abbioccato e figlio nullafacente) e prendendo a modello il supermarket che ho sotto casa, direi di incominciare a segnare sul foglietto (che ho preventivamente stralciato da un'agenda del 2003 che, per via della guerra in Iraq, non ho usato al tempo) quei prodotti che costituiscono la base del nostro vivere: latte e pane.
E' facile intuire il perchè del primo: il bianco nettare è il primo elemento di cui ci nutriamo al momento della nascita, poppandolo dai seni della genitrice, ed è probabilmente il motivo per cui ne sentiamo la necessità anche nel proseguio della nostra vita; e mi riferisco sia al latte, che ai seni.
Per il pane la cosa è più complessa, sono tanti i fattori che concorrono a rendere il prodotto da forno il cibo-zero: l'azzeccata miscela di farina 00, acqua e sale (ammettetelo, chi, al leggere "farina doppiozero" non ha sentito il bisogno di sperimentare sulla propria pelle cosa significassero quelle parole misteriose?); il prezzo non troppo basso; il rapporto di cordialità che si instaura con la nevrotica addetta al settore "pane"; l'ebbrezza del numerino.
I compilatori delle liste della spesa amano particolarmente questo aspetto del fare-provviste e, pur di trascorrere qualche ora in fila; pur di farsi scavalcare da qualcuno (o di scavalcare qualcuno); pur di mozzarsi due dita prendendo il numerino da quell'oscuro aggeggio rosso che, armato di denti, tenta in tutti i modi di scoraggiare l'acquirente; pur di provare tutto ciò, ogni individuo dotato di buon senso, mentre fa la lista della spesa, inserisce sempre qualcosa da prendere al banco (generalmente si opta per quello dei salumi/caseari). Noi non vogliamo essere da meno, e scriviamo due etti di prosciutto.....di Parma, esatto, sennò non ce lo danno.
Per una corretta alimentazione, dicono i dietologi, occorre un apporto bilanciato di proteine, carboidrati e grassi. Dopo quest'ultima parola, però, di solito correggono il tiro, e consigliano al brufoloso popolino di "mangiare tanta frutta e verdura". A dire il vero, sempre di solito, sono proprio i dietologi ad essere 'robusti' - per usare un eufemismo - e non bisognerebbe prestare loro troppa attenzione. Ma noi siamo mamme premurose, e perdipiù nostro figlio è vittima dell'acne, perciò diamo loro retta.
I frutti più gettonati fra i piccoli sono anche quelli più predisposti ad eventuali doppisensi: mele, pere, banane. Ebbene sì, forse un legame con lo sviluppo degli ormoni nei giovanissimi è legato al consumo troppo vorace di questi frutti; si consiglia, pertanto, di limitarne le dosi, se non volete un figlio come il nostro.
Capitolo verdura: qui vale il motto "dura lex, sed lex". Ai giovani non piace, ma, si sa, noi mamme siamo anche sadiche (altrimenti quali altri soddisfazioni ci rimangono?) e ne compriamo a quintalate. Poi ne butteremo la metà (perchè neanche nostro marito la mangia), ma non fa niente, questo è una delle poche occasioni in cui possiamo darci alla pazza gioia: spinaci, bietola, cavoli, a noi!
Soddisfatto il nostro ego, è giusto soddisfare anche quello dei nostri cari, quindi dobbiamo pensare alla pasta.
"Perchè siamo nate in Italia?" si domandano a questo punto le donne, che vorrebbero utopisticamente variare un po' il menù. "...." pensano i pochi uomini che compilano le liste della spesa, i quali non si fanno tanti problemi e si limitano alle solite 3, 4 cose surgelate.
Pasta lunga o corta? Spaghetti o bucatini? Fusilli o penne? Penne o pennette? E le pennette, rigate o lisce? Sono tanti, troppi, i dilemmi su cui occorrerebbe un'attenta riflessione, troppe le alternative da scartare. Inutile chiedere agli uomini di casa, sono impegnati a slogarsi il polso col Wii; inutile preparare una scaletta ("oggi le penne, domani i spaghetti", ecc.). La soluzione è una sola. Perciò scriviamo pasta sul brogliaccio e successivamente, davanti allo scaffale apposito, pescheremo a caso, lasciandoci guidare dall'istinto.
Rimane ben poco (si rammenti che stiamo 'impersonando' una mamma, per cui il reparto elettronica ci provoca ribrezzo) da aggiungere.
Mettiamo acqua ben sapendo che quella che cerchiamo sicuramente non ci sarà; inseriamo TeleSette (o Telepiù, o Sorrisi&Canzoni, ecc.) per i cruciverba - e non per i programmi tv, attenzione! - e, a seguire, terminiamo con TicTac, il che NON vuol dire, come potrebbe sembrare, che compreremo le caramelline della Hunzicher (che, da brave mamme, reputiamo una poco di buono), ma significa che acquisteremo qualche gomma da masticare senza zucchero (che ci fa male ai denti) sottomarca.
Ricontrolliamo quanto scritto:c'è tutto? Bene, possiamo finalmente recarci al supermarket, e mettere in pratica la teoria.
E anche se, come sempre, ci saremo scordati la metà delle cose che avevamo in mente, non importa, il nostro dovere l'abbiamo fatto, e la coscienza è a posto.
La lista di un uomo è ben diversa, e molto più breve, come detto. Essa consta di 4 voci:
latte
pane (indispensabili)
pranzo: voce che può indicare tutto e niente, ma che preferibilmente costi poco e sia pronto in 2 minuti
******: voce variabile da persona a persona; in genere è una cosa assolutamente inutile e che costa un mucchio di soldi, ma che rende l'uomo appagato e consapevole di avere fatto anch'egli il proprio dovere (altro che le donne, tsk!).
mercoledì 23 luglio 2008
Ma, secondo voi....
Secondo noi, no. Il programma tv ci basta e avanza.
Poi, per carità, magari è un volume profondissimo e portatore di una visione anche condivisibile del Mondo, ma....
....ma no, dai, è Secondo Voi. Il programma più inutile dell'intero palinsesto televisivo (anche se Sottovoce è lì lì che preme per surclassarlo):
Del Debbio propone un tema scottante inerente l'attualità (quindi, o sono i giovani che si drogano, o sono le tasse troppo alte [ma ora c'è il nuovo governo, quindi questo tema decade], o è l'allarme extra-comunitari [sicuramente ladri, assassini e stupratori].
Del Debbio lancia il primo troncone di interviste, da Milano (il fulcro del Mondo...lo sappiamo, per Italia1 Milano è Agarthi).
Una ragazza giovane fa la domanda. Alcune persone rispondono. Fra queste ci sono per certo:
-una signora di terza età, secondo la quale questi giovani d'oggi non hanno più valori;
-un giovane che fa sicuramente l'università, che è d'accordo, ma pensa che si debba aiutare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro;
-una giovane che fa sicuramente un lavoro part-time che non è d'accordo (infatti farà per sempre un lavoro part-time);
-un uomo calvo col pizzetto che indossa un maglione (anche a Luglio), che non sa bene cosa pensare, ma forse è d'accordo;
-una mamma con passeggino, che si incavola e si lamenta che dai, non si può più neanche uscire la sera che uno deve avere paura;
-un sessantenne che tifa il Milan che è ovviamente d'accordo e sputacchia qua e là.
Quindi si torna in studio. Il sempre aggiornato Del debbio mostra tre o quattro statistiche risalenti al 2005, massimo 2006 (quando io, per capirci, andavo ancora a scuola) e ripete quanto scritto in sovraimpressione. Lo fa per i non-vedenti, che credete. Poi accresce la suspance prendendosela con le istituzioni, ma prima lancia la seconda tranche di interviste.
Qui va a rotazione. A seconda del giorno, siamo a Piacenza, Bologna, Roma, Napoli o Lecce. Ogni tanto sbuca Mantova, per far vedere che c'è anche altro, in Italia.
Un'altra ragazza giovane che fa la domanda.
Rispondono, se al centro-nord:gli stessi di prima (attenzione:a Bologna il giovane universitario sarà anche visibilmente comunista).
Se al sud:
-una signora di terza età, che parla solo in dialetto ma si capisce che è d'accordo;
-una giovane ragazza prosperosa, che è contro, essendo a favore dell'uguaglianza dei popoli, tranne per quei rom, che rapiscono i bambini e dovrebbero essere spostati dove volete, ma via da lì;
-un ragazzo giovane, che però non è detto che faccia l'università (anzi, è quasi certo), che è contro il governo, ma la legge dovrebbe essere uguale per tutti;
-un uomo muscoloso, col tatuaggio del Che, che dice che uno è buono e caro, ma poi a un certo punto, a uno je girano pure;
-due quarantenni appena uscite dal parrucchiere...una pensa di sì, l'altra fa "ciao" con la manina e ride.
Del Debbio, quindi, può affermare che in Italia la pensano tutti allo stesso modo, solo che non dobbiamo essere noi a preoccuparci, ma sono le Istituzioni che dovrebbero farsi carico della salvaguardia dei cittadini (questo lo dice anche se il tema era "Voi vi rifareste i talloni?").
Detto questo, a voi piena libertà di scelta. Io quasi quasi lo compro, anche perchè a me Del Debbio piace molto.