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lunedì 30 luglio 2012

Ritorno al Crepuscolo


UAAAAAAAAAAAAAARRRGHHHHHH!!!!

D: Che pizza, proprio adesso che NON avevo da fare...

G: Capricciosa.

D: Mpf. Sei fuori tempo massimo. Apri la porta, va'.

G: Io sono sempre fuori tempo. Anzi, sono sempre fuori e basta. E non mi chiamo Massimo. E nemmeno Va'. (apre la porta)

MB: Salve.

G: Muoio!!! E nel frutto dei mesi!!! Anzi, nel fiore degli anni!!

MB: Ehm...ho detto "salve", non "pallottole"...

G: Ah! Allora rivivo! Ma vivo o morto, non importa: avrei infestato il pianeta lo stesso.

MB: Idem.

D: Josefa.

MB: Fai battute pure tu, adesso? Pensavo fossi diventato cupo e tormentato.

G: Ah, sì? Pensavo fosse cApo e tormentato.

D: Tu, tè. Te, che vuoi?

MB: Voglio te.

G: Latte o limone?

MB: Di solito limone. Ma in questo caso la battuta sarebbe troppo volgare.

G(rientra in casa con le mani incrociate dietro la schiena): (Eppure non mi sembra la lingua di Dante, la sua... anche perchè non è piena di vermi)

MB: Latte, dai.

(entrano in casa e si accomodano)

D: ...

MB: ...

D: E non sono cupo e tormentato. Non sempre, comunque.

MB: Una volta lo eri di rado.

D: Una volta era una volta.

G(dalla cucina): E una volta era una volta! E pure un arco.

D: Lascialo perdere. Tanto vince sempre. Allora, che vuoi?

MB: Dirti che sono tornato.

D: Mpf. Perchè?

MB: Mah, non c'è un perchè... di solito c'è un perchè per ogni cosa, e la risposta è sempre la stessa: mah, non c'è un perchè.

D: Ma per favore, non le dico più nemmeno io, 'ste cose...

MB: E fai male.

G(entra): E' vero, capo, non mi dici mai "ciao".

D: E perchè dovrei? Siamo sempre insieme..!

G: Beh, è salutare. (posa due barattoloni di ferro)

MB: Ma che è 'sta roba?

G: Avevi chiesto latte, no?

MB: Sì, ma piene. Di tè.

G: Io non c'entro, prova con lui.

D: Tu c'entri sempre. Ora sparisci.

G: Allora lanciami la pistola.

D: Sciò! (gli tira un disco dei Sex Pistols)

MB: Yvonne!

G: Ehi, questo è peggio di me! (va in camera)

D: Ha ragione lui. Mi dici perchè sei tornato? Avvertenza: voglio una risposta sensata.

MB: Non posso dartela, gli spieghini non fanno per te. O perlomeno non dovrebbero. Ti sei così assuefatto?

G(dalla camera): Ehi! Nessuna Sue è passata di qui, oggi! O mi sono perso qualcosa?

D: IL CERVELLO, DA QUANDO ANDAVI ALL'ASILO! E NON T'IMPICCIARE!

MB: Questo teatrino si sta facendo divertente. Spero solo non sia il Piccol Guignol.

D: D-diosanto...

MB: Va bene, va bene, faccio pena come sostituto di quello là. Il che è un peccato, non mi dispiacerebbe essere il tuo biografo... pazienza, mi accontenterò di leggere quelle degli altri. Di biografie tue, intendo.

D: Strano. Le biografie mie degli altri interessano sempre meno.

MB: Lo so. E la colpa è tua. E dei tuoi biografi. Le tue biografie talvolta sono di una noia mortale...

D: Beh, sono in tema. O come dicono i giovani, sono IT.

MB: E poi io farei pena?

D: Beh, anche IT è in tema. No, dai, torniamo seri. Anche tu pensi siano un'orrore? (Voglio dire, le biografie mie degli altri).

MB: L'orrore? Cos'è l'orrore?

D: Ho smesso di chiedermi cos'è l'orrore nel '01.

MB: Ma no, ogni tanto te lo chiedi. Molti pensano che tu non ti chieda più nulla, ma io no. Sei ancora te stesso, ogni tanto. Solo più stanco.

D: Dopo vent'anni e passa di attività potrò essere un po' stanco, no?

MB: Certo, che potrai. Anch'io potrò.

G(dalla camera): C'è chi potrà e chi non potrà! Io ho potuto. Una volta. Era il '66, pioveva.

D: Mi sei ancora affezionato? Sono sorpreso, pensavo ti fossi stancato di me...

MB: Infatti sono stanco. Stanco di questo mondo balordo e insensato... come... come l'orrore. Pensavo di non avere più bisogno di te, e invece ne ho.

D: Devo ri-darti la delusione che ti ho dato poco fa: sono stanco anch'io.

MB: Beh, stanchiamoci insieme, allora... (si alza)

G(dalla camera): E ridagli coi doppi sensi! Almeno mettete un semaforo! Rosso, magari.

D: S-sì... (si alza pure lui)

MB: ...

D: ...

(si abbracciano come due vecchi amici)

G(entra): Come siete teneri, datevi un bacino. Anzi, no, st'anca.

MB: Questi dialoghi sono insopportabili. Speriamo che durino.

D: I tempi sono cambiati, oggi dialoghi così non vengono capiti.

MB: Sarà, ma a me piacciono di più.

THE END BEGIN NEW BEGIN




Note:

"D" è uno che fa un mestiere un po' strano. E' un tipo un po' così, che ultimamente si è ammosciato. Ma non è un morto vivente, come certi vivi morenti vogliono far credere.
"G" è uno un po' strano. O forse il più saggio di tutti. Certi vivi morenti hanno ammosciato anche lui.
"MB" è uno non fa un mestiere, e questo lo rende un po' strano. Anni fa era convinto di volerne fare uno in cui sbizzarrire la sua fantasia, poi è diventato un vivo morente e s'è ammosciato. Oggi è un tipo un po' così, a volte vivo morente, a volte morto vivente. Sta pensando che, quasi quasi, potrebbe pure tentare di fare quel mestiere che voleva fare anni fa. Senza troppa convinzione, così, per provare. A suo parere D e G qualcosa possono ancora dirla. Megalomane com'è, gli piacerebbe aiutarli.

mercoledì 4 aprile 2012

Il futuro è nell'ebdomadario! (Ma io già lo sapevo...)

Nel 2009 intervistai nientemeno che il Lettore, una figura tra quelle che più influiscono sul mercato del fumetto italiano, ma che, sfuggente ed evascenente, viene spesso sottovalutata.

Riporto un passo dell'intervista, in quanto lungimirante.

I.:[...] Quanto al mondo fumettistico in generale, ci dica la sua. Le piace?

L.:Il fumetto in generale non molto, secondo me è in crisi. In realtà lo è da qualche anno.

I.:A cosa è dovuta, secondo Lei?

L.:Lei si aspetta che io Le risponda che è colpa dei manga, vero?

I.:Beh, molti lo pensano. Strappano i giovani lettori dalle produzioni occidentali.

L.:Invece, secondo me, è colpa del fumetto franco-belga.

I.:Franco-belga?

L.:Ma sì, ci pensi bene. Chi se lo fila più il fumetto franco-belga? Eppure, continua ad uscire. E non esce in edicola, ma in libreria, dove costa un botto di soldi ma, ciò nonostante, fa vendite altissime. Però bisogna dire che lì hanno i francesi, che sono intellettuali e, soprattutto, sono tanti. Ma quanti sono 'sti francesi? Stanno dappertutto..mamma che fastidio. E stanno sempre a comprarsi i loro fumetti, sempre gli stessi, eh, TinTin, BlakeEtMortimer, Moebius, Asterix..li avranno letti due milioni di volte, li sanno a memoria, ma ancora se li comprano. Dovremmo fare così anche noi.

I.:In Italia non siamo intellettuali, i libri (anche a fumetti) prendono la polvere sugli scaffali. Infatti sono nate le collane allegate ai quotidiani, che fanno un sacco di soldi.

L.:Bravo! Lì La volevo. Sono libri, ben fatti e ben curati. Ok, pubblicheranno storie monche o antologie con 5 storie di un personaggio e 1 di un altro quando dovrebbero fare il contrario, però, almeno, non sono i soliti albi fuori moda; costano il giusto, non escono in libreria (dove, come dice giustamente, prenderebbero la polvere) ma in edicola, così spariscono subito e la gente, quando esce il numero nuovo, può dimenticarsi il precedente. Alla gente piace dimenticare, è triste, ma è così: non prendiamoci in giro. Altrimenti al governo non ci stava ancora chi c'è oggi. Inoltre, queste collane spesso - non sempre, perchè in fondo la moda ha preso piede da poco - riciclano le stesse cose. Come in Francia. Ecco perchè vendono molto.

I.:Quindi Lei cosa propone?

L.:La mia idea è:basta con la solita distinzione fumetto popolare/d'autore, cioè da edicola/da libreria. Facciamo il fumetto da libreria..in edicola. Che tradotto diventa:pubblichiamo le serie inedite in volumi e le alleghiamo ai quotidiani. Pensi che figata sarebbe, vai in edicola, compri "La repubblica" o "Il Fatto quotidiano" (sempre se ci saranno ancora, ovvio) e, per 2 euro e 70 in più, anche il nuovo "Tex" o il nuovo "Nathan Never". Informazione e avventura al tempo stesso! E' l'evoluzione delle strisce dei syndicates americani, che uscivano sui giornali. Prima si allegava la strip, domani si allegherà il volume/albo.

I.:E la qualità? Non ne risenterebbe, a sentirLa parlare.

L.:Perchè, oggi escono capolavori tutti i mesi? Molte serie che uscivano sui quotidiani oggi sono dei classici e vengono studiati a scuola (non so da chi nè dove, ma so che vengono studiati). E poi, casomai servissero, ci sono le miniserie.

I.:Ma una strip non è un albo.

L.:Una strip fatta con cura è un albo fatto con cura.

I.:Questa da dove viene?

L.:UbC. [...]


Homo Faber - L'Espresso. (2010)

Gang Bang - Il Manifesto. (2011)

Mytico - Corriere della Sera (2012).


Pian piano la profezia del Lettore sarà compiuta.

p.s.: per la cronaca, il Lettore mi ha rilasciato una seconda intervista nel 2011.

mercoledì 21 dicembre 2011

Another Xmas letteryn

Ciao Ba',

come butta? Dal camino, immagino.
Capperi e capperugia, sono due anni che non ci sentiamo. Rammenti? Lo scorso Dicembre mi presi un mese sabbatico (colgo l'occasione per scusarmi con te: apologize me, Babbo! Sì, dico "Babbo" come quel pirla della pubblicità continua a chiamare la sua amica Molly... Appropo', Babbo, lo puoi mettere sotto con la slitta? Thank you, Babbo!).
Esco dalla parentesi che sennò mi perdo, e riprendo il refe del discorso. Rammenterai che, quest'anno, di mesi sabbatici me ne sono presi parecchi (se vuoi sapere quanti, Babbo, vai nella colonnina di destra, quella blu, e conta), sicché quindi per cui, almeno nell'ultimo mese di questo primo anno della nuova decade del XXI°secolo e del III° millennio (quest'ultima frase va pronunziata tutta d'un fiato), posso pure fare la fatica di scriverti due righe.
Che altrimenti va a finire come nel film "Elf", che non c'é più la magia del Natale e la gente deve cantare per strada facendomi commuovere come neanche quando avevo tre anni mi commuovevo. Tu ridi, Babbo, ma la questione è grave. Anzi, doppiamente grave: a) è grave perché, nella realtà reale, la gente non canta mai per strada ed è già tanto se non si ringhia o non si scruta con occhio indagatore; b) ed è grave perché io non ne posso più di frignare ad ogni film sdolcinato. Io sono stufo, eh. Ho 24 anni, io, anche se non si direbbe. Mi pare ora di smetterla, Santo Pseudo-Dionigi l'Areopagita. Io voglio essere duro, rude, ruedo e pure udore. Voglio rimanere impassibile dinanzi a qualunque ingiustizia o malversità imperversi dinanzi ai miei occhi, e voglio anche conoscere un sinonimo di "dinanzi".
Va bene, qualche eccezione te la concedo, e in fondo non è che ti stia chiedendo di diventare uno stronzone di prima categoria (magari di seconda, toh). Se sento una musica di Giacchino, ok, si può lagrimare un poco. Ma una lacrimuccia, due, non un pianto ininterrotto, San Dionigi Davide. E comunque un conto è commuoversi con una musica di Giacchino, un altro è farlo ogni volta che - anche nella commedia più sdolcinatamente becera - due si sorridono, si abbracciano, si baciano, fanno l'amore e mettono su famiglia (vabbé, il fare l'amore non contarlo, il pianto è di invidia).
Capito, Babbo? Bene, Babbo.
Oh Babbo Babbino, ma assomigli a Nino Manfredi? Ma quanto era un grande quell'attore? Quant'era bello lo sceneggiato di "Pinocchio"? Lo sapevi che in "Linda e il Brigadiere" ha recitato Padma Laschki, o come si scrive, quella che conduce "Top Chef" negli USA, ha scritto un libro, è famosa ed è pure una bella figliola? Io che ho assistito alle riprese di "The international" con Naomi Watts e Luca Barbareschi, posso sperare perlomeno di scrivere la posta di "Chi"? No, eh? È che il mio secondo nome non è Paride, diciamoci la verità, ma al più Paresi. Eppure anche Toni Colicchio fa il giudice a "Top Chef", e non è che sia proprio un Adone. Tu non puoi proprio farci niente (non per Toni Colicchio, per me)? Una magia di Natale, magari... scherzo.

[Il periodo precedente contiene un messaggio subliminale. Bevete Coca-Cola! Questa parentesi pure].
Passiamo a cose concrete, Babuz (come ti chiamano su Tillan).
Come saprai, su un noto forum ho di recente fatto la figura del pirla fessacchiotto nonché leggermente ritardato, in quanto di Mario l'idraulico non so praticamente nulla. Vedi se puoi fare qualcosa. E vedi se puoi fare qualcosa in generale per tutto quel che è videoludico, ché sono da troppo fuori da quel giro. Io volevo specializzarmi in fumetti, ma tanto non riesco a fare nemmeno quello, tanto vale che mi faccia una reinfarinata di digital entertainment. Aiutami, Babbo, e per la tua festa donami la voglia di farla. Solo la voglia, il tempo no, perché se ne avessi poco, vorrebbe dire che qualcosa di proficuo me lo ruberebbe... ma 'ste cose non sto neanche più a chiedertele. Amore, Salute, Lavoro... tranzollo, Babbo, non ti chiedo niente. Regalini semplici, quest'anno. Non troppo, certo, che devo stare attento a non regredire del tutto allo stato larvale (già mi piacerebbe tornare a giocare coi Lego): il mondo del lavoro è adulto e spietato, là fuori.
Anche se, regredito, potrei sempre trovare un impiego a Mediaset. Come si suol dire: se non puoi batterli, unisciti a loro (cit.), e in fondo ho pur sempre assistito alle riprese di "The international" con Clive Owen e Luca Barbareschi... magari non scrivo un libro di ricette, ma conduco qualcosa con la Marcuzzi. Alla peggio ritrovo Alfonso Signorini.
Vabbé, queste sono riflessioni di fine anno... quando arriva la malinconia e ti porta via... (dal ché si deduce che la Befana è malinconica: datti una svegliata, Babbo!).
Ma poi dico, San Dionigi martire 1,2,3,4,5,6,7,8 e pure 9, due anni orsono ti chiesi 10 regali e non me ne portasti nemanco uno. Ma che si fa così, con gli amici? E non dirmi che mi sbaglio e che devo farmi vedere da uno bravo, perché, va', ti metto il link. A chi pensi di turlupinare? Ti ho chiesto la pace nel mondo, e niente, stiamo ancora come prima (e non tirarmi fuori pure tu la "primavera araba"... oggi inizia l'inverno). Ti ho chiesto di togliermi allergie e tic vari, e sto come prima, e in più ho l'anulare spastico e sono ingrassato come un Sus scrofa domesticus pronto per il macello (sono più domesticus che scrofa, comunque).
Vieppiù ti chiesi, Babbo, di rendermi spigliato ed amabile. La lettera l'hai sotto mano. No, dimmi tu...
I membri del Governo li hai esiliati su Plutone? No, sono ancora lì. Li hai rimossi, ma c'hai messo due anni, San Dionigi di Parigi, e hai fatto pure il lavoro a metà. Comunque il Dr. McKay di "Stargate Atlantis" ha detto che Plutone è stato declassato (anche se io ho letto il contrario)... un altro lavoro a metà per il quale ti ci sono voluti due anni.
Gli altri neanche te li cito, sennò facciamo notte e in più sai bene che meriteresti una bella denunzia per procurato allarme e schiamazzi notturni. Ti dico solo che se non dormo quanto ne avrei bisogno, poi sono nervoso, e se fai così con tutti poi non ti lamentare se non c'é più la magia del Natale.
E quel libro che devo leggere dal 2004... dai, è una storia ridicola, Babbo. Facciamo ridere i polli, gli abbacchi e le galline (anche se sono senza spine e non sono come lo stoccafisso). Se lo racconto in giro faccio un'altra figura da pirla fessacchiotto nonché leggermente ritardato.
E non mi va più, sono stato chiaro?

Ora, mi raccomando, Babbo, non andare a spettegolare tutti i fatti miei in giro. Sappi che ti verrei a cercare. Non sono più buono e caro, io.
Almeno spero! (<-- qui c'é un messaggio subliminale)

E bevi Coca-Cola! (<-- qui no)

Tanti saluti, Babbo, Buon Te Stesso e Felice Anno Nuovo (ed Erminio Pasqua e Massimo Carnevale).

Nei secoli fedele,
MaxBrody

venerdì 18 novembre 2011

Il suo nome è Don Rosa
























Di: Baudo-Fineschi-Paolini-Silvestri-Brody.
Canta:
Nino Ferrer

Il suo nome è Don Rosa,
alto, snello,
confidente e delizioso
e vuole sé.

Può sembrare capriccioso
Don Rosa,
ma non c'è da farci caso,
lui vuole sé.

Sono sincero,
confesserò,
non ce la faccio
a dirgli di no.

La Disney è mobile,
e questo lo so,
e Don Rosa fa lo sdegnoso,
non è un segreto e le prove vi dò.

Mando mille topolini,
rosse vesti fino a là,
strisce cento disegnate
tutti i giorni,
lui però fa marameo
e ritorna a far quaquà.

Il suo nome è Don Rosa,
caro, bello,
veramente favoloso
e vuole sé.

Per qualcuno è un ambizioso,
Don Rosa,
ma son certo che si scusa,
se lui vuol sé.

Sono sincero,
confesserò,
non ce la faccio
a dirgli di no.

La Disney è mobile,
l'ho detto già,
ma Don Rosa è misterioso
e questo esempio lo confermerà.

Gott e Walsh gli fo' vedere
ed Ousborne ed Iwérks,
compro una pepita d'uovo
tutti i giorni,
lui però fa marameo
e ritorna a far quaquà.

Il suo nome è Don Rosa,
birban-tello,
sorridente e malizioso
e vuole sé.

Può sembrare capriccioso
Don Rosa,
ma non c'è da farci caso,
lui vuole sé.

Sono sincero,
confesserò,
non ce la faccio
a dirgli di no!



Attenzione: la canzone non è da prendere sul serio.


Se volete essere seri, invece, non dovete perdere

Don Rosa: La Retrospettiva Disneyana

Autorevole e opinabile.


Prossimamente, solo su Tana del Sollazzo.

martedì 15 novembre 2011

Per un leghismo nuovo! (lettera al leghista senziente)

El leghistùn l'é tornà (forse) al'oposizione.
Quindi ha ricomincià a bacagnare coi soliti "Roma ladrona", "Le Banche ladrone", "La massoneria".
Ossignùr. Ma un po' di quella roba, no?

Dicono di essere celti, ma stan sempre qui a frignare. I celti non stavano lì in Scozia a frignare, a dire "Inghilterra ladrona" tutti i giorni, osti.
I celti migravano, andavano giù in Europa a trovare i teroni francesi e italiani (il leghistùn la storia lì di Medhelan e della fondazione di Milano la sa a memoria), andavano a rompere i maroni in tutta europa. Solo i nostri son sempre qui a rompere le balle sempre agli stessi (a noi poveri cristi disoccupati o in cassa integrazione mentre loro buttano soldi per il ministero del caiser, che è pure finto peraltro).
Ma dico, ma emigrate, no? Tanto qua il Monti alza le tasse fino alla madonna, che sarà già dura da sopportare, se ci mettiamo anche le frignate del bossi, del maroni e del calderoli tanto vale spararsi un'endovenosa. Eh no, eh. Non c'ho mica voglia, io, di starmeli a sentire. Son vent'anni che li sento. Ma basta, son stufo. Sono al'oposizione e si lamentano, sono al governo (a Roma ladrona) e si lamentano, tornano al'oposizione e si lamentano. Son proprio di sinistra, vaca pelanda.
Ma poi l'avessero fatta, 'sta secessione. No, perché loro la vogliono fare per via democratica. Ma come fai a fare la secessione per via democratica? Ma crista, devi essere proprio un suino per raccontare la stesa balla per vent'anni. E ancora più suino è il pirla che ci crede.
Che poi tanto non gli crede nessuno, giusto qualche picio qua e là (ma i pici ci sono sempre). Però ormai quelli si sono insediati, non la mollano mica la poltrona, i tre dell'ave maria. Uno è uno sfigatello quattrocchi che non ha mai fatto una sega in vita sua, urla contro la partitocrazia e due minuti dopo lo beccano con la tangente, e che prima s'allea con d'alema e poi col puttaniere. Poi vabé gli si fulmina il cervello, puèret, ma non si capisce neanche quando parla e dalla poltrona non si schioda mica (e intanto ha piazzato il figlio trota). L'altro è uno che morde i carabinieri e poi gli fanno fare il ministro dell'interno. E vabé, non c'è bisogno che dica altro. Il terzo è il tipico signorotto ciccione col naso rosso, che dice le cose e fa l'esatto contrario. Cos'abbia di federalista uno che fa la legge elettorale per rendere il parlamento più elitario di quanto fosse prima, e poi la chiama 'porcellum', e vantandosene peraltro, e poi dice di voler presentare lo stesso referendum già sconfitto nel 2006 e che fa le stesse cose che voleva fare la p2. Cos'ha di federalista uno così? Boh.
Comunque pure l'elettore leghista c'ha le sue belle colpe.
Può ancora farsi perdonare, però.

I celti migravano? Migri anche il leghista. Perché non può migrare? Cos'è, è paralitico per definizione come il suo leader? No, può prendere armi e bagagli e andarsene, lontano dai romani, dai teroni, dai politici. Dov'é che può andare, il popolo della padania? Può andare in Svizzera, che a loro piace tanto, è un po' il loro modello. Però lì c'é il problema che gli svizzeri odiano gli italiani e per loro anche i leghisti sono italiani. Non è che gli convenga tanto, il loro Paese modello.
In Germania è uguale, e poi è pieno di immigrati del sud, ma per i crucchi gli italiani son tutti uguali. In Europa del nord, forse. Lì però l'estrema destra è cattiva, lì non c'é Fini, lì gli attentati li fanno ancora. Se vuoi fare una vita tranquilla non è proprio l'ideale.
Possono andare in Africa. Lì c'é tanto spazio. Però ci sono tanti neri. Meglio vagliare bene tutte le alternative, prima.

La mia soluzione invece è un'altra. I leghisti possono comprare una piattaforma petrolifera in saldo, fare una colletta, tanto i leghisti sono tanti (arrivano fino in centro italia, per cui sono tanti; fa niente che quelli sono leghisti burini, l'importante è che aiutino con la colletta), possono fare una colletta generale e comprare una piattaforma petrolifera, la piazzano in acque internazionali, vanno tutti lì e si proclamano Stato Indipendente. Se non ci stanno tutti, ne prendeno due o tre di piattaforme petrolifere, un po' di inventiva insomma, fanno un arcipelago e si proclamano Arcipelago della Padania.
Devono solo stare attenti a quali acque internazionali scegliere, se hai vicino il Nicaragua o l'Honduras poi bisogna stare sempre attenti a che non ti invadano.
Io, fossi in loro, rimarrei vicino all'Italia. Per due motivi. Il primo è che da qualche parte bisognerà fare la spesa, e per farla in un altro Paese bisogna imparare qualche parola straniera, troppa fatica. Il secondo è che se i padani si proclamano indipendenti, sicuramente il governo italiano proverà a smantellargli le piattaforme, come ha già fatto nel '69 con l'Isola delle Rose. Al ché quei leghisti che non ci staranno potranno dichiarare guerra all'Italia, che è un po' il loro sogno recondito.
Poi, se vincono, si riprendono l'Italia, e bòn tutti contenti. (L'Europa se deve punire, punisce l'Italia non la Padania, che tanto non avrebbe mai riconosciuto).

Oppure si può sempre smettere di votare 'sto partito corrotto e cialtrone.
Una delle due.
Insomma, signori che sostenete la Lega, ci vuole un po' di inventiva.
Sempre meglio che passare altri vent'anni a ripetere la stessa cosa, no?

Un caro saluto.

venerdì 11 novembre 2011

PAURA E DELIRIO ALL'EDICOLA (2)

Addì 11-11-11



Paura.

Non ci volevo andare, all'edicola. No, no e no. Ma dopo tempo immemore era tornato il Sole. E come dice il clone di Pieraccioni chi trova Sole non lo lascia più. Pertanto, tremolante e assonnato, guardingo e perso in mille paranoie, dopo aver preso, lagrimando, il cinquantone dalla cassaforte segreta, mi sono avviato. Ovviamente a piedi, per impiegarci di più. Con passo felpato, ho attraversato laghi e colli, esitando e tentennando ad ogni più infima scusa. Ho guardato se c'erano pesci nel lago, mi sono fermato a decidere quale strada mi conveniva percorrere, ho atteso, sulle strisce pedonali, che tutte - ma proprio tutte - le auto transitassero. Ho contato le cacche in cui mi sono imbattuto. Otto. Ho camminato lentamente, senza prescia alcuna, eppure fiato corto e dolori callipedi mi hanno reso il viaggio un inferno più di quanto già non fosse.
Il demone dagli occhi gialli era sempre più vicino.
Come una vacca a transumanza finita, mi sono lasciato ciondolare e ho seguito, sguardo appannato, una signorina Rottenmeier nell'ultimo attraversamento stradale prima del Trip.

Delirio.

Ho percorso il periplo dell'edificino. Rilucenti e seducenti immagini patinate urlavano a gran voce. Ma il rombo dell'autobus copriva quelle invereconde grida silenziose. Gli occhi, però, complice l'astro del mattino, erano inermi. Archeo, Giochi per il mio computer, Il mucchio selvaggio (col fumetto in copertina!), una nuova rivista di Storia pronta a svelare tutti i segreti noti e innoti della famiglia Borgia... e ancora: Tattoo, la donna con i grossi seni in bikini, Men's health, i segreti del punto croce, un altro Tattoo, Tatuaggio, Realizza il tuo Tatuaggio... Ma non volevo tatuarmi! Al più sapere se fra i Borgia fosse inclusa anche Luana. Dovetti fuggire. Zigzagai sino all'edicolante. Lo salutai, simulando indifferenza. Presi un forte respiro e cominciai dal piatto forte. "L'Audace Bonelli è finito?", domandai, ponendo già le mani avanti. Non era finito. Non le avevo viste, ma ben quattro copie erano adagiate dinanzi a me, sdraiate in posa sensuale. Non le avevo viste veramente o forse VOLLI non vederle? Non lo seppi mai. Ne presi una copia e la lasciai lì. Altri clienti si erano avvicinati, nel contempo. Li lasciai fare. Il demone dagli occhi gialli mi stava seducendo: non volevo distaccare gli occhi dal reparto fumetti. Il non dover comprare LaRepubblica aveva allentato le mie difese. La gioia effimera che tanto cara mi sarebbe costata pareva non voler terminare mai. Non trovavo nulla di quel di cui abbisognavo. Poi, una ad una, le mie speranze crollavano impietosamente: Nathan Never 245 fu il primo, seguito a ruota da Ratman 87. Shanghai Devil 2 l'avevo notato subito (era stato appena consegnato e le copie erano ancora fumanti), ma altrettanto subito avevo distolto lo sguardo da quelle costine rosse e lussuriose. Stavolta dovetti cedere. Una sola, fioca, speranza mi era rimasta: di Nirvana 1 non ve n'era traccia. Giubilo e tronfio, corsi a pagare. Sganciai senza fare storie, segno di una mente, la mia, ormai ottenebrata dal delirio di onnipotenza. Una sola copia di Nirvana 1 era stata inviata a quell'edicola, ed era stata ormai venduta. Mi bastava: il demone aveva subìto il suo smacco. Me ne andai, fischiettando come un disoccupato che viene guardato male dalle vecchie che aspettano l'autobus.
Successivamente mi accorsi che le mie tasche pesavano 17,80 € in meno, e solo allora mi resi conto che lo smacco l'avevo subìto io.

Paura.

A quel punto affrettai il passo. Sacchetto appeso alle dita, rimuginavo sul da farsi. All'esterno sfoderavo un sorriso alla Berlusconi, se guardato; se non guardato, il mio volto s'increspava in mille rughe precoci e gli occhi assumevano un'espressione cinese. (Di nuovo il Sole, dannato Pieraccioni). All'interno i pensieri più disparati si affastellavano uno sopra l'altro senza soluzione di continuità. D'un tratto m'imbattei in un'altra edicola, più piccola di quella che avevo visitato. Non so spiegarne il motivo, ma mi avvicinai e chiesi se Nirvana 1 fosse disponibile per una transazione. Un lato di me esitava, nascondendo la busta dell'altro edicolante; l'altro lato, meno politically correct, era indemoniato. Pareva che lo volesse davvero, quel fottuto albo. E quando l'edicolante, peraltro diverso dal consueto edicolante, rispose che l'albo, il fottuto albo, non era disponibile, quella metà di me diventò triste. L'altra metà, fortunatamente, sorrise in meneghino e s'accomiatò, allontanandomi da quel luogo perverso.
Tornai a casa senza altri turbamenti che non fossero quelli a voi già noti. Fra le mura amiche mi sentivo al sicuro, certo che lì nessuno avrebbe voluto sottrarmi la mia preziosa cartamoneta. Ebbi il tempo di rimuginare. Il materiale cartaceo acquistato, ad una prima sfogliata, non mi pareva più così nefando. Ripensai anche al Nirvana 1 da cui ero scampato per ben due volte. Un fioco sorriso cominciò a raggrinzirmi le gote.

Delirio.

Ma durò poco. Nuovi fatti sono accaduti nel frattempo, e hanno minato la mia già precaria certezza novembrina.
Agenzia Alfa 24, che avevo pensato di poter accantonare sino a Natale (qual ingenuità!), parrebbe essere importante per fini continuativi. Andrebbe inoltre appaiato ad Universo Alfa 9, che domani uscirà dal limbo infernale da cui proviene. Ben due Zagor minacciano la salute del mio portafogli, giacché anche quello di Ottobre, da cui mi credevo ormai salvo, è disponibile. (Ho tentato di rimuovere con una tisana al luppolo e malto il ricordo della terribile scoperta, ma non vi sono riuscito). E ancora, Nathan Never 246 e Almanacco del Mistero 2012 hanno da tempo annunciato la loro prossima diffusione nell'universo mondo. E sapete bene come Nirvana 1 sia ancora in circolazione, bramoso della sua preda.
Ch'io lo desideri o meno, potrei dover essere costretto a sacrificare altri 22,90 €.
Possa chi leggerà queste righe perdonare la mia prosa temporalmente confusa: le mie mani tremano. Sappia che mi impegnerò a fondo nella battaglia contro il demone dagli occhi gialli e il suo esercito cartacico.
Non so dire quanto ancora potrò resistere. Un giorno, due settimane, non di più. Per allora, spero di essere ancora in me. E di avere qualcosa da leggere.


MaxBrody

venerdì 4 febbraio 2011

Ma sì, va', tutto sommato è per te! (una dedica al mio blog)

È per te che sono persi gli anni
ed ignoro l'università
è per te che ti ho creato a giugno
è per te che non vado più in città
è per te che sono stanchi i miei
e mi chiamano 'sòla'
è per te il 16 di giugno
è per te dovrò tornare a scuola
è per te, ma lo sai che c'é? fa la ninna il mio cervell...

è per te che spesso piove a giugno
e per te non capisco più gli umani
è per te che non ho una tresca
sicché poi scodinzolo com'i cani
è per te che non avrò mai moglie
né parole nelle nuvole
è per te il succo del mio fiele
è per te che ho tutte 'ste fregole
è per te, ma lo sai che c'é? fa la ninna il mio cervell...

è per te il profumo delle ascelle
è per te la vita mia tapina
è per te che non faccio centro
le otto di mattina
è per te la voce da bambino
la penna da cretino
è per te una maglietta a righe
(giusto quella mi posso aspettar)
è per te, ma lo sai che c'é? fa la ninna il mio cervell...

è per te il dubbio e l'incertezza
la sforzo e l'incoscienza
è per te che abbondo con il sale
è per te ogni giorno sempre uguale
è per te, ma lo sai che c'é? fa la ninna il mio cervell...


NdA: ci scuseranno i jovanotti per siffatto inno alla vecchiaia, garantiamo di esserci basati solo su dati indiscutibili (fra i quali il testo di angolotesti.it)

domenica 14 novembre 2010

The noia minute

Ultimamente non ho molta voglia di scrivere, l'autostima è scesa a prendere le sigarette e non è più tornata, la vita prosegue come sempre, cioé stando ferma a Gennaio, sicché non sapevo esattamente come riempire questo post.
E cosa fa un blogger che non sa come riempire un post? Segue la moda dei blogger più affermati: controlla le statistiche del blog.

Nel suo piccolo (minuscolo), il mio diario non molto personale ha sì pochissime visite, ma costanti: qualcuno capita qui quasi ogni giorno.
Toh, un sms dall'autostima: si scusa per non essersi fatta più sentire. Dice che non sa quando tornerà, e che se voglio mangiare qualcosa c'é il filetto Simmenthal in frigo. E grazie tante, stimy, lo evito apposta, c'é tanto di quell'aceto, con quel filetto, che ti ci fai il bagno.

Ma torniamo a noi (chi?). Con poche visite, sono giocoforza poche anche le chiavi di ricerca inserite sui motori (di ricerca) che hanno condotto qui i visitatori (ricercatori). Però qualche considerazione interessante si possono fare lo stesso.
Ad esempio, nell'ultimo mese ben due researchers, o forse lo stesso, ha digitato su gùgol Il bidone e l'hard disk, nome "ufficiale" di questo spazio (sprecato). Questo significa che al mondo esistono persone interessate a visitare questo blog. Capirete che la notizia è sconcertante.
C'é poi un tizio che ricercava notizie sugli attori tamarri, oggetto di un noto post, un tempo ospitato anche su siti specializzati, poi pentitisi.
Qualcuno ha poi cercato tecniche di narrazione ed è finito qui: beh, almeno avrà imparato quelle da evitare.
Uno svogliato studente sperava che avessi scritto i viaggi di guliver riassunti in 20 righe. Magari togliendo le dopie qualcosa di potrebe fare, vedremo.
Non ha trovato pane per i suoi denti nemmeno chi ricercava daddy yankee descrizione fisica, ma lo accontenterò ora: è di colore, con due occhi, un naso, una bocca, due orecchie. E' una via di mezzo fra Obama e Marracash, con i capelli corti tipici dei cantanti made in Usa, l'orecchino tipico, gli occhiali da sole tipici, la maglietta tipica, i pantaloni della tuta tipica...insomma, è un prodotto tipico, di media corporatura e medie doti intellettive. (Si potrebbe dedurre che sia un perfetto esempio di mediocritas, ma, dato che viviamo nell'era della mediocritas, ecco che diventa autoritas). Poi, se cercavi informazioni più intime...francamente non ne ho, né sono così interessato ad averne.

Nell'ultima settimana, un deluso ulivista, ha digitato "ken parker" sinistra. Sempre con questa storia del cercare un leader carismatico: non serve! Abbiamo Bersani: ok, sarà più "cannuccia corta" che "lungo fucile", ma per ora va bene così.
Non sapevo che Pep Guardiola si fosse sposato. Ringrazio l'autore di matrimonio Pep Guardiola per l'informazione; lui cercava e io trovo: l'interscambio è sempre cosa buona. Ah, felicitazioni al mister catalano.
concessione vocalizzatore nei pazienti con sla: non saprei, io sono un po' gobbo, ma le mie malattie sono altre. Chiedete a Stephen Hawking, di sicuro ne saprà di più.
cosa mangiano i piccioni: questa la so! Turisti giapponesi.

Ed ecco ora le uniche ricerche andate a buon fine:


essere cretini
che cretino
essere cretino
essere stupidi
essere cretini
essere cretino
cretino che


Sicuramente non sarete rimasti delusi. Mi raccomando, tornate presto!

giovedì 28 ottobre 2010

Arriva (il) Trip! (pseudocit.)

Solo per voi, una rara poesia scritta con le prime parole che mi vengono in mente.

Fosforo.
BOOM!
Bunga bunga.
Risate fallaci,
mestruo,
rimbalzano
such as
pomodori verdi fritti
nel lago di Camaiore
o nel mare,
dipende.

Alla fermata del bas
(pron. "bus")
s'attende, fatua,
la Venuta del
[frammento illeggibile]
e pure del
[ibid.]
ma anche del
[calligrafia incerta]
Sembra, e dico "sembra",
che dovesse venire anche
[fonte inattendibile]
ma, all'ultimo, c'ha avuto i suoi.
Al suo posto
[CENSURED]

Metropolitana
circonvalla
che prieghi
me mesmo:
rivelazione mesmerica.
"Il mesmerismo è morto, signorina!"
tuona, piove.
Sicché, siccome
per cui, imperciocché
quandunque, imperocché vieppiù
ond'egli
ondeggia
on de rox
(pron. "on the rocks")
e - si sa - che le
[man. Parigi A: tet ta; Vienna: ar to di gran chio]
etiam bonus
homerus simpsonus
sonitat.

Pur'io.

lunedì 20 settembre 2010

Nuovo Ulivo e Alleanza Democratica - parte terza. (una mia lettera a Walter Veltroni)

Ricordate la lettera di Bersani a Repubblica, un mese fa? E la mia risposta, due settimane fa?
È di oggi un'altra lettera, stavolta di Veltroni. Immediata la mia replica.
Avanti il prossimo!


Caro Direttore,

ho letto in un articolo del suo giornale che, secondo i soliti anonimi bene informati (sicuramente esistenti), in realtà il documento firmato da 75 parlamentari del Pd altro non sarebbe che un mio diabolico disegno per diventare il cosiddetto "Papa straniero" che il suo giornale ha indicato come possibilità per dare più forza al centrosinistra e del quale hanno parlato diversi dirigenti del Pd.

Io stesso vi ho fatto riferimento, a Repubblica tv, sostenendo, come Anna Finocchiaro, che non si debba escludere, in caso di elezioni anticipate, di scegliere, come fu nel '96, una persona della società civile che possa aggiungere apertura e consenso al centrosinistra. Tutto qui. Aggiungo che penso dovremmo smetterla tutti di parlare solo di nomi e di persone, tutte con le loro legittime aspirazioni, visto che Berlusconi è ancora lì e che il rischio peggiore per il paese è che ci resti, coltivando, con l'arroganza della debolezza, i suoi progetti di sfarinamento di una autentica vita democratica. Il primo obiettivo è, per tutti, farlo dimettere al più presto. Ma il secondo è costruire una credibile alleanza riformista, che cambi radicalmente questo paese malato. Questo è il senso del documento che nasce dalla preoccupazione - e dalla constatazione - che, all'auspicato tramonto del berlusconismo non corrisponda l'alba, come sarebbe naturale in tutti i paese europei, di un nuovo ciclo, questa volta davvero riformista. Un tempo inedito per l'Italia, in cui si possa spezzare la continuità gattopardesca della sua storia politica, e sfidare tutti i conservatorismi per introdurre innovazione , cultura delle opportunità e spirito di solidarietà in questo sfibrato paese.

Ma no, queste sono balle. Avremmo fatto tutto questo perché io vorrei essere il "Papa straniero". Chi spiffera queste fesserie applica agli altri il proprio modo di ragionare. Voglio essere chiaro. Sono oggi uno dei pochi dirigenti del Pd che non ha incarichi. Non li ho chiesti, non mi sono stati proposti. Ho solo domandato di andare, come semplice componente, nella commissione antimafia per fare un lavoro difficile, bello, esposto. E spero di aver dato insieme agli altri, in questi mesi, un certo contributo a far tornare il tema della legalità, legato anche alla indispensabile ricerca della verità sulle stragi e sui misteri italiani , in cima all'agenda del centrosinistra.

Ci sono già abbastanza candidati per primarie non fissate, in vista di elezioni non convocate. Io non sarò tra questi, anche per i motivi indicati con chiarezza da Eugenio Scalfari nel suo bell'editoriale di domenica. E credo che chi si riferisce al "papa straniero" come possibilità pensi ad una personalità proveniente dalla società civile. Io sono e resto un dirigente del Pd, partito che ho contribuito a fondare. Dunque smettiamola di parlare di nomi. In questo il centro destra è molto più resistente di noi. Perde elezioni, litiga, si divide. Ma chi sono i leaders di questo schieramento? Gli stessi del '94: Berlusconi, Fini, Bossi, e , nella sua nuova posizione, Casini. Noi, moderni Ugolino, ne abbiamo divorati a decine, a cominciare dalla sciagurata interruzione della più bella esperienza riformista Italiana, il primo governo Prodi. Per questo, io che non ho votato Bersani, lo riconosco come leader del mio partito e nel documento, solo ad avere la pazienza di leggerlo, non c'è una parola che metta in discussione la leadership o invochi congressi. C'era una frase che poteva apparire sgradevole, è stata tolta.

Dunque smettiamola di mettere in giro veleni inutili e abituiamoci all'idea che ci sia chi vuole solo discutere di una oggettiva difficoltà non dopo le elezioni, per sacrificare poi un altro agnello, ma prima. Perché se è vero che in questa fase il berlusconismo è in difficoltà, è anche vero che il Pd, in un momento che dovrebbe essere favorevole, è al 24%. Chiedersi perché è un dovere, per chi crede e ama il partito democratico. Enrico Letta dice che c'è turbamento per il documento. Io ho visto anche molto turbamento per le reazioni al documento. E comunque ne avevo percepito molto, di smarrimento, nel vedere i dirigenti del Partito proporre per tutta l'estate ogni tipo di alleanza, in una escalation figlia di incertezza. Il governo Tremonti, l'alleanza con Fini, che ha correttamente ribadito le sue origini in Almirante, Il rapporto preferenziale con Casini, che mi pare coltivi legittimamente altri progetti, una santa alleanza da tutti gli interlocutori esclusa. Io mi sono attestato sulla linea che avevamo deciso nell'unica riunione tenuta: se cade Berlusconi un governo di emergenza per affrontare crisi sociale e legge elettorale. Anche questa girandola di posizioni e il concentrarsi solo sulla tattica fa smarrire i nostri militanti e i nostri elettori. Perché mostra una sfiducia in un Pd grande, aperto, che possa essere il perno di una alleanza riformista.C'è un'altra osservazione che mi viene fatta. Quella secondo la quale i settantacinque parlamentari, molti di più dei venti previsti dai soliti spifferatori, avrebbero fatto un "regalo a Berlusconi" scrivendo il documento. Sono sincero. Questa equazione ha una matrice, non rassicurante, che giunge da troppo lontano.

Discutere non è dividersi, mai. Solo Berlusconi ha l'idea che un partito sia una caserma di sua proprietà. Noi no. Noi siamo e dobbiamo essere una grande macchina democratica. E dobbiamo trasformare i malumori in sereno confronto e poi in energia unitaria. Il regalo all'"avversario di classe" rischia di essere un Pd che non riesca a esprimere fino in fondo la carica di disagio e l'ansia di cambiamento. Non dieci cartelle cortesi e unitarie ma un problema che tutti dobbiamo affrontare insieme, collaborando con il segretario, che è segretario di tutti noi. E cercando di nuovo di aprirsi a quel "movimento" della società che fu "Il popolo delle primarie".Proviamo a sperimentare, è la mia risposta positiva all'invito di Letta che immagino impegni anche il gruppo dirigente, il modello più discussione, più unità. Mi chiedo, se il gruppo dirigente avesse reagito al documento dicendo "E' un contributo, discutiamone", se questo non sarebbe stato più utile a evitare una drammatizzazione e toni francamente inaccettabili. Mi si permetta solo di dire che nella mia esperienza di segretario del Pd ho fatto i conti, all'interno del partito, con cose più difficili di un corretto documento di parlamentari. Nacquero legittimamente associazioni politiche di deputati e senatori, con tanto di iscrizioni, televisioni, convegni pubblici su temi di attualità. E in piena campagna elettorale per la Sardegna, in uno scontro durissimo con Berlusconi, uscirono interviste e posizioni di dirigenti contro la linea e la leadership. Io non dissi che era un "regalo a Berlusconi" e anzi, dopo la sconfitta, mi dimisi caricandomi, può immaginare con quale dolore, tutte le responsabilità sulle mie spalle.

Discutiamo e stiamo uniti. E' questo il mio impegno. E la proposta di una iniziativa di tutti i dirigenti del Pd contro la ferita democratica della compravendita dei voti di Berlusconi va in questa direzione. Nella mia vita politica ho sempre cercato di unire. E non cambio.

Walter Veltroni

(20 settembre 2010)


La mia risposta:

Caro Walter Veltroni,

come già scrissi a Pierluigi Bersani, sono un potenziale elettore del tuo partito, che però non ti vota. Come già scrissi a Pierluigi Bersani, ti prego di perdonarmi se ti do del 'tu'. Ma, come già scrissi a Pierluigi Bersani, credo che voi politici svolgiate un ruolo di rappresentanza e che pertanto un certo attaccamento con la base elettorale che vi sostiene (sosteneva) sia fondamentale, se non addirittura d'uopo. E poi, caro Uolter, tu sei quello che due anni orsono girovagava per la Penisola (l'Italia, dico) col pullmann verde, spacciandosi per "giovane" e rinnovato figlio dei fiori, indi per cui se non dai del 'tu' tu stesso, chi lo deve dare, D'Alema?

Beh, caro Uolter, sarò franco: non è che io ti stimi più moltissimo. Sì, ok, quello che scrivi nella missiva è sacrosanto e hai il pieno diritto di scriverlo, però, 'nsomma, dai. Un po' di coerenza. A te piace fare l'Obama della situation, gli hai pure prefatto (prefazionato?) il libro, e questa è una cosa che tutti ti stimano. La stimo io, la stima Enrico Letta, la stima anche Pierluigi Bersani, in fondo. Te la stimava anche Berlusconi, due anni fa, quando continuavi a porgergli la pargoletta mano e quello te la restituiva piena di mozzichi fino al gomito. Ora: Obama lo può fare solo Obama, e lo può fare solo in America, perché gli yankee, saranno pure obesi, zoticoni, bigotti, anche razzistoidi, va', ma quando ci si mettono, ci si mettono: in Italia chi vuoi che ci si metta? E si metta a fare che? Che cosa vuoi fare, Uolter (scusa se insisto a chiamarti così, ma da quando seguo il telefilm Fringe fatico a chiamare 'Valter' un Walter), in concreto, per cambiare le sorti di quel dolore ostello che è la nostra Patria? Nella lettera parli di "governo di emergenza per affrontare crisi sociale e legge elettorale", cioé la stessa cosa di cui parlava Bersani, che peraltro consideri ancora tuo leader. E allora, si può sapere che vuoi?

Perdonami il tono perentorio, Uolter Veltroni, tu stesso sai bene che il vostro elettorato è sfiduciato, e, del resto, a quanto pare hai scritto la lettera solo per ribadire l'innovativo concetto a chi è già d'accordo (ovvero tutti, anche gli avversari politici). Che poi, sarà poi così vero, questo concetto? A me Pierluigi Bersani piace: all'inizio no, ma ultimamente ha tirato fuori un po' di zebedei romagnoli...forse gli ultimi, perché la Lega vuole che la Romagna seceda dall'Emilia, e se lo vuole la Lega, son dolori, Veltroni, tu lo sai bene, tu che l'hai rincorsa per tutto il 2008. Il che è peraltro un fatto positivo, perché almeno hai capito che è quello l'elettorato a cui dedicare maggiore attenzione, pieno com'é di sfiduciati di sinistra.

Ma Pierluigi Bersani, a differenza tua, non ha alle spalle una campagna elettorale disastrosa. Tu sì, e non lo puoi negare, perché se fai l'Obama lo fai fino in fondo (non è che fai un po' Obama e un po' Clinton, o uno o l'altro). A questo proposito: ma non dovevi andare in Africa? Lo dicesti nel 2003, che, terminato il secondo mandato da sindaco di Roma (nel 2011) ti saresti ritirato nel continente nero a fare quello che dovevi fare. Invece, in questo momento delicato, in cui Berlusconi è un po' a rischio (solo un po', ma meglio che niente), tu te ne salti fuori con un documento e una lettera che dicono cose che sanno tutti, solo perché ti annoi e vuoi "discutere": adesso devi discutere? Negli ultimi due anni che hai fatto, a parte riabilitare Craxi? Mah.
Dici: vabbé, il mandato da sindaco di Roma è terminato prima del previsto, dovevo impiegare il tempo in qualche modo. Eh, sì: peccato che quel mandato è terminato per volontà tua, e che le elezioni anticipate vinte dall'ex-fascista amico degli ebrei (sta sempre con loro) sono state una conseguenza dalla tua decisione di fare il salvatore della sinistra (che non solo non hai salvato, ma sta peggio di prima).

Ma io ti capisco, Uolter Veltroni. Non è facile essere così avanti sui tempi da esservi indietro, come teoria della relatività vuole. A te piace discutere, ti piace fare il real-socialist (in senso USA), quello che ama la cultura, i libri, finanzia il festival del cinema anche a costo di non riparare mai le buche della Prenestina o di altre strade (pressoché tutte). Ma questa è una costante dei sindaci di Roma, per cui te l'abbuono. A te piace essere tollerante e buono con tutti, Veltroni, e io sono d'accordo con te. Proprio per questo ti domando: perché non tolleri Bersani e il partito che tu stesso hai contribuito a fondare? [Anche se su questo punto ci sarebbe da discutere: visto che state tutti là da quindic'anni, 'sto partito avrà minimo trenta fondatori.]

Insomma, ti pare questo il momento di mandare la lettera a Scalfari, che poi non ho capito perché scrivete sempre a lui e a me no, chi sono io, il figlio della serva? Anch'io sono obamiano, real-socialista, progressista, mica solo te e gli altri settantaquattro che ti danno ancora retta. Dovete scrivere agli elettori, non a Scalfari.
È bello sognare, Uolter, ma in politica si dev'essere pragmatici. Per cui, ripensaci: cambia.

Saluti e pace,

tuo
Max Brody

(20 settembre 2010)

post scriptum: te lo ricordi cosa cantavano i mitici Pitura Freska? "Ma sarà vero? Dopo Miss Italia nera un Papa nero". Si riferivano a Prodi, ovviamente (dato che la canzone è del '97). Dopo quel bel biennio, tu hai mai più visto una Miss Italia nera? Denny Méndez è stata l'ultima. Allo stesso modo, vedi in giro "Papi stranieri" in grado di guidare forze riformiste? Chi sarebbero questi illustri esponenti della società civile? Montezemolo? Marchionne? Tanzi? Lo sai, vero, che un esponente della società civile si è affacciato alla politica nel 1994 con lo stesso obbiettivo, e non riusciamo a togliercelo più dai piedi?
post scriptum bis: Prodi non era un esponente della società civile, era un democristiano (buono, ma sempre affiliato a un partito).

mercoledì 8 settembre 2010

Nuovo Ulivo e Alleanza Democratica - parte seconda. (una mia lettera a Pierluigi Bersani)

Ricorderete, un paio di settimane fa, la lettera di Pierluigi Bersani a "La Repubblica". Siccome che mi ha colpito molto tanto, ho pensato bene di rispondergli e dirgli la mia, in quanto privato (di tutto) cittadino.
Questa la lettera di Bersani:

CARO direttore,

dopo anni di illusione berlusconiana l’Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell’Europa. Nello stesso tempo l’impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l’indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all’impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com’è nell’usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all’ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all’assetto costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo.

A questo punto per Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l’Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell’alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell’opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l’iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani.

Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L’elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma.
Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all’analfabetismo o alla sfacciata malafede. E’ l’esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale!

Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall’analisi di fondo cui ho
accennato. Noi proporremmo un’alleanza democratica per una legislatura costituente. Un’alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell’emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica.

Per dare l’impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all’altezza di una responsabilità democratica e nazionale.
Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia.
Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo.

Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzerà per l’autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E’ giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.

Pierluigi Bersani

(26 agosto 2010)


Ed ecco la mia risposta:

Caro Pierluigi Bersani,

ti scrivo così mi svago un po'. Sono un potenziale elettore del tuo partito, che però non ti vota (poi ti spiegherò il perché). Ti prego di perdonarmi se ti dò del 'tu'. Ma ho idea che tu sia un tipo alla mano, e poi sono convinto che voi politici svolgiate un ruolo di rappresentanza di noi cittadini e che, quindi, siate voi stessi dei cittadini, e fra cittadini che la pensano allo stesso modo ci si dà del 'tu', io credo. Forse sono un po' all'antica, ma la formalità è d'uopo solo nelle occasioni formali, non credi? Certo, tu puoi obiettarmi che questa lettera pubblica è un'occasione formale, ma tu sei un mio rappresentante, ricordi?, e un po' di confidenza ci vuole, sennò come fai a rappresentarmi a dovere? E questo, in teoria, è già uno dei motivi per cui non ti voto. Mi spiego meglio: quando nacque, ormai quattro anni orsono, il Pd mi piaceva moltissimo. Non perché mi piacesse il nome o perché trovassi azzeccati i colori (anche perché chi li ideò non si sforzò molto, li copiò dal Pd USA): ma perché reput(av)o che quella fosse la direzione giusta da intraprendere per dare una svolta alla stantia politica italica.

Sono convinto, come probabilmente lo sarai tu, che parlare di "destra", "sinistra" o "centro" sia sbagliato, in quanto sono etichette che non servono a nulla: sicuramente saprai che la "destra" si chiama così perché, quando venne creato il Parlamento, i liberali e i conservatori sedevano in quel lato, mentre i progressisti sedevano sulle poltrone situate nell'ala di sinistra (utilizzo i termini "progressisti" e "conservatori" per fare prima, perché conosciamo tutti il progressismo di Crispi). Probabilmente lo saprai anche tu, dicevo, epperò nella tua lettera utilizzi costantemente le due parole (tre con "centro"): fai bene, perché il primo ad utilizzarle è l'attuale Presidente del Consiglio, il quale, come tutti gli UR-Fascisti sanno, deve, per prima cosa, semplificare il lessico, e, seconda, avere un 'nemico' da additare. Così si rincitrullisce la plebe incolta: e, proprio come ribadisci più volte nella tua missiva, oggi la plebe incolta è ormai rincitrullita pressoché del tutto (poi, certo, magari un focolaio si riaccende da una parte, ma altrove se ne spegne un altro).

Pertanto fai bene ad appropriarti del linguaggio del tuo avversario politico, e fai altrettanto bene a non esagerare. Sai, devo farti una confessione: ho trovato davvero azzeccata, dal punto di vista lessicale, la tua lettera (non una in particolare, tutte assieme così come le hai disposte): ultimamente sembra che tu abbia capito cosa fare. Però, Pierluigi (senza "compagno": aboliamo quella parola, sa di vecchio), se hai capito cosa fare, perché continui a circondarti di certi individui? Mi riferisco, chessò, a Fassino, a Enrico Letta, a D'Alema, a tanti altri... offri una vasta scelta. Perché non li convinci a farsi da parte? Non perché siano particolarmente cattivi, c'é di peggio, ma, sant'iddio, se la gente, hai presente la gente?, se la gente ripete in continuazione che non vogliono quei personaggi, fatti furbo, no? Forse sarà il caso di non averli più intorno, se vuoi far sì che le tue proposte vengano accettate: perché per far sì che vengano accettate, esse debbono essere votate, e per essere votate, devi avere più voti di quanti ne hanno quelli che non vogliono accettarle, e quindi devi avere più seggi, e quindi devi vincere le elezioni.

Ora: tu mi parli di "Nuovo Ulivo". Cioé, non ne parli a me, ne parli a Eugenio Scalfari: ecco, a proposito, vedi che fai ancora degli sbagli? Perché ne parli a Eugenio Scalfari? Che, il suo voto è determinante? Ti fa vincere lui le elezioni? O te le fanno vincere i tuoi elettori? Queste cose le devi dire prima di tutto ai tuoi elettori, che ne so, alle Feste Democratiche: ecco, alle Feste Democratiche vai tu e dici queste cose, senza invitare Schifani, possibilmente. Tu devi guardare anche alle persone: non è che puoi allearti col primo che passa. Tu hai proposto l'Alleanza Democratica per cambiare la legge elettorale: sono d'accordissimo! Però, forse avrai notato, Di Pietro non ci sta: é un guaio, perché la sua fetta di elettori è determinante; Fini ciondola, perciò escludilo, non tenerlo più in considerazione: se vota la tua proposta, bene, sennò amen. Casini: pone troppe condizioni... fatti rispettare, per Dio! Nel suo partito ci sono dei condannati, devi proprio legarti a lui? Vendola non ti piace? Vendola parla in modo buffo, è divertentissimo prenderlo in giro, e tu, che conosci le strategie berlusconiane, sai che alla gente piace prendere in giro i politici: Prodi e D'Alema erano sbeffeggiati di continuo. Tu sei un tipo simpatico, personalmente preferirei te a Vendola, però Vendola suscita maggiori entusiasmi, e popolari, e populistici. Fai un po' te: parlate da mesi di primarie, primarie qui, primarie là, ma quando le fate? Aspettate che si vada a votare?

Mah, caro Bersani, io ti capisco. Non è facile occupare certi ruoli. E' un po' come quando tutti si credono il ct della Nazionale di calcio: tutti a criticare, ma vorrei vedere loro cosa farebbero in determinate circostanze... (detto fra noi, io critico sempre la Nazionale di calcio). Queste sono critiche fatte un po' così, però dovresti starle a sentire. Tu sei un bravo guaglione, però ti circondi di gente evitabile. Capisco benissimo l'importanza della moderazione, della diplomazia, del dialogo. A volte, però, ci vuole anche una presa di posizione. Ultimamente mi sembra che tu ne abbia presa una, anche se hai aspettato che lo facesse prima Fini (che, ricordati, è un paragnosta e ricomincia pure a parlare di Almirante e fasci vari).
Mandiamo al macero falce e martello, e via tutti i conservatori del partito: fallo diventare quello che avrebbe dovuto essere, un partito progressista. Concedi la possibilità ai poveri gay di sposarsi e godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali; buttati sull'ambiente, e non permettere a certi tuoi colleghi di partito di dire cose conservatrici, tipo le centrali atomiche, che non risolvono niente e provocano solo scontri; invece di andare a Sanremo a far figure barbine, occupati degli operai, dì a chiare lettere che Marchionne è un sòla, e che uno che fabbrica le macchine non può atteggiarsi a Gandhi, manco avesse salvato il mondo (mi riferisco al discorso fatto ai ciellini); il populista fallo solo sulla carta, sui giornali, come hai fatto con la tua lettera: dal vivo comportati spontaneamente, come sei.

Io credo che tu sia una brava persona, Pierluigi Bersani, non lasciarti trasportare dagli avvenimenti, creali tu, ma con calma; evita le cattive compagnie, e pensiona quelle anacronistiche, datti al nuovo. Parla con i vecchi, ma in mezzo ai giovani. Rivolgiti ai giovani - a quelli dotati di senno, ovviamente - come il simpatico e pimpante nonno che sembri, quello a cui tutti vogliono bene e che prendono come esempio. Tipo il nonno di Heidi, hai presente?
Heidi gli voleva un bene dell'anima. Anche Peta, o Pete, come si chiamava... ecco, fatti voler bene così. E poi parli a Clara, ché quei due sono abbastanza stupidi, mentre Clara è sveglia, non è cattiva, ma non la pensa come te.
E quando avrai fatto a capire a Clara le tue istanze, non dimenticando di voler bene ad Heidi e Peta, facendo ciò che è giusto per loro, avrai svolto serenamente il tuo compito e potrai farti da parte, anche se, così facendo, le elezioni successive saranno rivinte da Berlusconi. Che vuoi fà, è l'Italia.

E' un mondo dificile, caro Bersani, lo so bene. Proprio per questo, fai qualcosa. 'Ste campane, le hai suonate? O sei ancora lì ad aspettare che il parroco ti dia il permesso?

Tante care cose,
tuo Max Brody

p.s.: saluti a Eugenio Scalfari! Perdoni l'intromissione!

(08 settembre 2010)

martedì 17 agosto 2010

È UN GOMBLODDO DELLA ZINIZDRA, EPPEFFORZA.

Dev'essere una predisposizione genetica, se io e il concetto di espresso non andiamo d'accordo. Forse è perché per il nostro Paese esso è motivo di vanto (è arcinoto che, all'estero, le parole italiane più diffuse siano 'spaghetti', 'capuccino' - con una 'p' - ed 'espresso'), e quando qualcuno si vanta di qualcosa io tendo ad avversare e il qualcosa e il qualcuno (non vorrete privare questo giovane disoccupato di un ultimo svago?).

"Espresso" è sinonimo di celerità, affidabilità, italianità.

Eppure per me si identifica con i corrispettivi opposti.

Ad esempio, compro dei fascicoli da un ente-editore, il quale, non pago di avermi già lasciato perplesso di suo, si rivolge ad un "corriere espresso" per l'invio (invio che io pago). Il corriere espresso, per definizione, deve essere rapido ed efficiente. Ovviamente così non è e, fra telefonate mancate (da parte loro) e telefonate pagate (da parte mia), l'arrivo dei fascicoli avviene tre settimane dopo l'acquisto.

Ma, dice, se gli espressi non sono veloci, saranno almeno affidabili, non nel senso dell'efficienza (già persa), ma della fiducia. Non mi ritengo di "sinistra" in senso italiano (né, per par condicio, mi riconosco nella "destra" del nostro Paese), anche se, dato che bisogna etichettare ed essere etichettati per poter godere di un qualche vago riconoscimento, mi colloco dalla parte che fu, ai bei tempi, attribuito al Femminino Sacro (e, purtroppo, a Crispi). Quello a cui voglio arrivare è che, dell'"Espresso" (la rivista), mi sono sempre fidato. Sicché, dopo vario rimuginare, decido di iscrivermici, onde lasciare qualche mia riflessione. Mi sbrigo, ché devo pure scollegarmi, inserisco dati personali, dò, di malavoglia, il mio assenso al loro parziale trattamento, inoltro, ricevo, confermo e comincio a scrivere il mio primo commento, tutto ringalluzzito. La rubrica di Eco (la Bustina di Minerva) ospita vari commenti, i quali, leggendoli attentamente, non paiono brillare per particolare acume o raffinatezza; pertanto, penso, il mio passerà, nella peggiore delle ipotesi, inosservato. Commento l'ultima "Bustina", e mi pare di scrivere una cosa non proprio da cestino, in ogni caso non più illeggibile di quelle degli altri. Il giorno successivo, rientro nel sito e scopro che l'intera "Bustina", commenti inclusi, è stata cancellata. È proprio vero che le certezze sono come i castelli di carte, che basta un niente per farle crollare.

E veniamo ora all''espresso' forse più conosciuto: quello da bere. Direte: almeno con quello non avrai problemi. E invece le moke (moche? le moka? le mokò?) che utilizziamo in casa fanno un caffé allucinante. Altro che italianità: pare di bere caffé americano. La beffa è che quelle caffettiere le ho comprate io, convinto di aver sostituito degnamente quelle, incredibilmente peggiori, che avevamo prima. Beh, sì, le ho sostituite degnamente: non proprio come volevo io, però.

Dev'essere una predisposizione genetica, sì. O forse, nei miei casi, si è trattata di semplice sfiga. Più probabilmente una teoria non esclude l'altra: mi sa che ho una predisposizione genetica alla sfiga.



POSTILLA:

Ho scritto questo post due giorni fa, ma non sono riuscito a pubblicarlo prima di oggi. Ma è stato un bene, in quanto nel frattempo sono accaduti ben due fatti misteriosi. Il primo è che oggi è morto Cossiga, fu Presidente Emerito che fu Presidente in carica quando nacqui io: il mio primo Presidente, insomma. Buon per lui che i miei primi ricordi personali si addensano intorno al '92, quando lui finì il mandato, così posso parlarne male solo riferendomi agli ultimi 15-20 circa, quando era già vecchio e rincitrullito (dall'età). Il secondo fatto è che, controllo dell'ultimo minuto, quella pagina dell'Espresso di cui parlavo sopra è stata ripubblicata oggi, mio commento incluso. Qual é il nesso? È che lì compare il Cossiga più puro, in una bella foto d'antan, con cappello di piume in testa, a simboleggiarne l'agone politico che l'agitava e che contribuiva ad agitare ("seppelliamo l'ascia - o piccone - di guerra!" e "hoka-hey!"). Perché ripubblicarla (sembrerebbe essere una pagina del 4 Luglio '96)? E perché proprio oggi? Come sappiamo, fu Cossiga ad appoggiare il governo D'Alema, succeduto a quello di Prodi del '96. Cosa significa tutto questo? Sono solo coincidenze? Quali enigmatici fili lega Cossiga, la morte, Umberto Eco, i commenti del sottoscritto? Oggi è morto Cossiga; oggi ho letto un libro di Eco (ma anche i fascicoli di cui parlo più sopra!); oggi la rubrica di Eco con il mio commento è stata ripubblicata (sbugiardando il post, quindi oggi il post è morto); io sono nato con Cossiga Presidente; la rubrica si riferisce a Cossiga. E' chiaro che c'é qualcosa sotto, altro che Ustica.
Oggi ho pure avuto un mal di testa di quelli miei: visto l'andazzo, forse ho rischiato di morire. O forse mi serve solamente del caffé. Non il mio, possibilmente.

martedì 20 luglio 2010

Il pozzo e il Pendolo

Per quale motivo una raccomandata costa dai 4 ai 5 € e ci impiega 4-5 giorni per arrivare, e spesso nemmeno arriva (cercando su internet si trovano certe storie assurde), mentre un semplice 'pieghi di libri' - o 'piego di libri', ma non s'é mai capito perché il plurale sia spesso invariabile - costa al massimo 2.50 € e arriva il giorno seguente a quello di spedizione?
Insomma, a cosa servono le raccomandate? Perché sceglierle? A volte vien voglia di buttare tutti in un pozzo e lasciarli marcire lì.

(Me Medesimo, stamattina)


-Hai sentito?-
-Cosa?-
-Il Pendolo. Schiantato. SPATASPAM!-
-Sì, l'ho letto qui. Che tristezza.-
-Han colto l'Occasione.-
-Sì, di fare una cazzata. Perché fare feste in una sala di tale importanza? Mah.-
-Appunto, mah.-
-Povero Libro.-
-Perché? Quello resta, mica s'é rotto.-
-Sì, però... il Conservatoire... l'ambientazione... non si perderà qualcosa?-
-Naa... il Libro è il Libro, lo sarà sempre.-
-Il tuo preferito?-
-Il mio, ma anche di altri, penso.-
-Eh, coi tempi che corrono... si sa mai. Magari sei l'ultimo a cui piace.-
-E chissene. A me piace ciò che mi piace. Mai vergognarsi di ciò che piace.-
-E se a me piace il fetish?-
-Ti cerchi altri feticisti e vi frustate in santa pace.-
-Sei convincente, quasi. Son d'accordo che non bisogna perdere l'Occasione.-
-Anche perché capita solo due volte nella vita. La prima, all'improvviso, nemmeno te ne accorgi, e quindi la perdi.-
-Tu quando l'hai persa?-
-Mah, credo di averne persa più d'una..-
-Ma hai appena detto che..-
-Sì, lo so, ma io sono un caso a lato (c'é chi dice patologico). Una, comunque, dovrei averla persa nel 2003. Avevo quattordici - quasi quindici - anni, lessi il Libro in due o tre giorni.-
-Uòuv, roba da vantarsene per gli anni a venire.-
-'Nzomma, mica tanto. Ora che l'ho riletto mi sono accorto che, non solo me lo ricordavo a linee non grandi, ma enormi, talmente enormi da non scorgerle più, ma anche che, sostanzialmente, ci avevo capito poco. Perlomeno la 'morale' finale non l'avevo colta.-
-Adolescente truzzone.-
-Delfino goloso. Sì, all'epoca fingevo di essere truzzone, o forse lo ero davvero, o forse lo sono ancora. Ad ogni modo tutte quelle citazioni, palesi e nascoste, quell'ammasso di nomi e date, di trivia, per un quattordicenne che si è dovuto educare da solo (culturalmente parlando) era/è un po' troppo.-
-Perchè adesso hai colto tutto, invece.-
-Abbastanza, grazie. Sai? La voce messa in giro per screditarlo, dice che il Libro è noioso, prolisso, verboso. Balle, è piacevolissimo, divertente e appassionante.-
-Sì, ma tu sei già appassionato a Templari, graal e quelle baggianate lì. Chi non lo è s'annoia.-
-S'annoia perché ha pregiudizi. Se leggesse il Libro, scoprirebbe che Esso non è altro che un Gioco, che non prende sul serio quelle 'baggianate', come le chiami tu.-
-Preciso: io le chiamo baggianate perché a me piacciono, conosco abbastanza la materia e posso permettermi di prenderla in giro.-
-Bravo. Così fa il Libro. Ricorda: la Vita è un Gioco.-
-Nulla va preso sul serio.-
-Né sull'oglio.-
-Che sennò scivoli.-
-Degna risposta ad una battuta pessima. No, è il Gioco che non va preso sul serio. I giocatori sì.-
-L'Uomo è il giocatore. Quindi l'Uomo è importante? Conta qualcosa?-
-Solo se è bravo in matematica.-
-C'est terrible.-
-Escussez-moi. L'Uomo conta, sì. La Storia la fa l'Uomo. Il Piano di Belbo e Casaubon è un Gioco, ma è la Storia.-
-Ufficiosa.-
-Ufficiosa, ok. Sta di fatto che, quando si giunge alla fase di Malkut, ovverossia in punto di morte...-
-Tié.-
-E' così, che vuoi da me? ...quando si entra in Malkut, l'ultima sefirot, ecco che ci si accorge di quando si era persa l'Occasione...-
-Ah, la famosa seconda volta. Non te n'eri scordato, dunque.-
-Non mi scordo nulla, non sono una chitarra.-
-Mamma mia. Facciamola finita, ti prego...una tregua.-
-Ok, niente battute orrende sino alla fine. Ma dicevo: ...perdiamo l'Occasione una volta, ma non lo sappiamo, e passiamo tutta la Vita a cercarla inutilmente. Quando muoriamo la vediamo, "ecco dov'era, che pirla!", schiaffo sulla fronte, risata finale e caput!, finita lì.-
-Che risate. La vanità della Vita.-
-Sì, ma anche no. Il senso della Vita è non avere Senso. (Ti risparmio la battuta sul tatto, causa tregua). Il Senso ce lo costruiamo noi: per un RosaCroce sarà giocare al Templare, per un massone giocare al RosaCrociano, per un ciarlatano sarà fingere di avere poteri..-
-O truffare gli stolidi.-
-O truffare gli stolidi, perché no, il senso non dev'essere giocoforza (e ahimé) positivo. Guarda il Berlusca.-
-Che è stato un massone! Tutto torna!-
-Vedi? Ad esempio, il senso di un nerd sarà avere la ragazza.-
-E poi rimpiangerla per mesi quando l'avrà stupidamente persa.-
-L'ironia è il sale della Vita, per cui sfotti pure (ma non esagerare). Ma sappi che il mio fine non solo le ragazze, quelle sono un mezzo, il mio fine è un altro.-
-Ridiventare misogino? Ci stai riuscendo, mi sembra. Attento a non entrare in Malkut.-
-No, il passato è passato, il suo scopo è essere ricostruito, ma non per essere rivissuto.-
-E allora, qual é il tuo fine? Il tuo Senso?-
-Non te lo dico.-
-Non lo sai nemmeno tu, dì la verità.-
-Beh, sono disoccupato, vedi un po' te. E poi cosa insegna il Libro? Malkut è Malkut. Non c'é Senso. Prendi la Vita per quello che viene.-
-Che poi è la morale di Lost.-
-E cosa appare in Lost? Un certo mister Eko e un Pendolo.-
-E da più importanza all'Uomo che al Mistero! Tutto torna!-
-Visto? Basta avere pazienza... prima o poi le risposte arrivano.

Almeno spero.-

lunedì 21 giugno 2010

Vi presento Max Brody

Di solito - penso, io, ingenuo sempliciotto - le lettere di presentazione sono scritte da qualcuno che ha una buona opinione della persona da scrutinare, o al più finge di averla, ma, in ogni caso, questo tipo di missiva viene scritto da qualcun'altro. Invece il sottoscritto si trova, non si sa bene come, nella condizione di doverne scrivere una autoreferenziale, perché - da quel che sembra - il curriculum da solo non basta per dare opinione di sé.
Come forse saprete, non ho una buona opinione di me, ma ho finto di averla e ho cercato di essere il più obbiettivo possibile. Ecco il risultato.

Gent. spett. *datore di lavoro*,

vi scrivo di me in terza persona, come già fece Giulio Cesare. Già da questo appunto potete notare come il candidato Max Brody sia persona dotata di enorme cultura e frizzante ironia. Sì, certo, potreste obbiettare, visionando il curriculum vitae allegato a questa mia, che il ragazzo non brilli particolarmente per risultati scolastici ed esperienze affini che, anzi, sono stati e continuano ad essere piuttosto mediocri. Potreste essere portati a pensare che Max sia un ragazzo svogliato, pigro sino all'inverosimile, apatico, che preferisce rimandare a dopodomani quello che avrebbe potuto fare l'altroieri. Potreste pensarlo, e avreste ragione. Ma commettereste una parziale ingiustizia, non concedendo al mio assistito le attenuanti del caso. Si dà il caso (del quale vi chiedo le attenuanti di cui sopra), infatti, che Max Brody sia un cosiddetto free spirit, spirito libero, che rifugge con orrore l'establishment, l'ipse dixit, sempre irrequieto, sempre in cerca di qualcosa in grado di stimolare la sua indaffarata mente. Molti, in quella massa di piccole vicende che è la Storia, sono gli esempi di grandi personalità che spiccano per le medesime ragioni: si pensi a Galileo Galilei, che ha lottato sino allo strenuo delle forze per non rinunciare alle proprie idee; a Ugo Foscolo, fiero difensore degli ideali risorgimentali; ad Albert Einstein, il quale, pur avendo timore delle conseguenze che ne sarebbero potute scaturire, non ha rinunziato a riscrivere la storia della fisica (e, di riflesso, della religione). E la lista potrebbe continuare: Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Martin Luther King jr, il Mahatma Gandhi, Walt Disney ed altri ancora.
Chiaramente, e Vi prego di credermi sulla parola, Max non osa affatto paragonarsi alle personalità succitate, ed, anzi, ritiene che nessuno sia degno di elogi, eccezion fatta per Voi e il Vostro gruppo, sì portatori di speranza nel grigio mondo in cui viviamo. Conoscendolo personalmente (il che rappresenta sì un onere, ma anche un discreto onore), posso garantirvi che Max Brody è un giovane riservato, ma all'occorrenza energico e grintoso; umile, quasi sottomesso, se necessario leccapiedi, ma se necessario, altrimenti ragiona sempre con la propria testa; ambizioso, ma non troppo; generoso, ma con ben presente il valore del danaro. Sempre disponibile nei confronti di chi è ben disposto nei suoi confronti, e poco socievole con chi non se lo fila, Max Brody rappresenta, per un Gruppo moderno e aperto alle novità come il Vostro, l'acquisto ideale, in grado di soddisfare, con il proprio dualismo interno, tutte le sfaccettature che l'intricato mercato del lavoro offre quotidianamente, e di affrontare con raziocinio e quel pizzico d'incoscienza immancabile in età giovanile le insidie di tutti i giorni.
Pertanto, con questa mia Vi chiedo, Vi supplico e Vi scongiuro di prendere in particolare considerazione la candidatura n°******* intestata a Brody Max.

Distinti ed encomievoli saluti,
il sottoscritto

martedì 15 giugno 2010

Il plot non c'é, è andato via, il plot non è più cosa mia... (una grande esclusiva: Il Battaglione 14 , un racconto senza trama!)

Il Battaglione 14 era lì, nel deserto infuocato, che attendeva. Deserto dei Tartari? No, del Fuoco. In Sudamerica c'é un posto chiamato Terrao do o'Focolao, Terra del Fuoco. Il sergente Marinelli, assai puntiglioso, prima di allora era stato solito precisarlo ai suoi sottoposti.
Il cielo era plumbeo e terso al tempo stesso. Un pane azzimo cadde nella sabbia rovente. Nessuno si accontente. Anzi, una bestemmia intrisa di cattiveria s'innalzò al cielo plumbeo ma un po' meno terso di prima. Johnny fumò. L'acqua è salata, proferì una voce sommessa. Chissà se Samantha avrebbe atteso l'amato o l'avrebbe cornificato alla prima occasione? Sole cocente. "Per me si va nell'etterno dolore", diceva il Poeta. La Terra del Fuoco ricopre un'area pari a 73753 km², è diviso tra l'Argentina ed il Cile ed è composto, oltre che dall'isola principale (denominata anche Isla Grande), da alcune isole minori, per lo più in territorio cileno. Diceva l'enciclopedia.
-Soldato Campaesòn, perché si tocca la fronte?
-No xo perché, ma mi son spuntati due bernoccolini, comandante!
-Eh, lo so io, lo so.- Risate generali. -Sto scherzando, soldato. Avrà sbattuto la testa contro un albatro(s).- Annuite generali.
-Ahah! Ochéi, grasie comandante. - Un albatro(s) barcolla, goffo.
Il Battaglione 14 era lì, nel deserto infuocato, che attendeva. Deserto dei Tartari? Aridagli, questa è un'altra storia, lo volete capì?




Questo straordinario esempio di narrativa postmoderna e preantica vi è stata offerta da:

Quando al fin di un giorno gioioso
La tristezza risorge nel cuor
Cerca ognuno il saché prodigioso
E ammenda con grande livor
D'onde vien questa vongola verace
Niuna crisi finisce davver
Forse al mondo ritorna la pace... no, credete, è un motivo più ver:
Se d'affanni, i vecchi ottantenni, non pronunzian più novella
che ciascun è morto cheto e la vita omai ha snella
Se ragione misteriosa a patir ciascuno appella
Questa è l'ora che lo impari: questa è ora che ti spari

CAMPA

(con la minima... se ci riesci)