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giovedì 16 febbraio 2012

ZIO BERLUSCONE E IL CENTOCINQUANTENARIO (+ UNO) BILLIONAIRIO

Un anno orsono, di questi tempi, una parte del Paese fremeva per i festeggiamenti dei 150 anni del nostro amato Stato. Più che altro sperava che il 17 Marzo si sarebbe stati a casa, ma c'era anche qualcuno che teneva davvero all'ideale rappresentato dal tricolore; purtroppo per quella parte, un'altra sarebbe riuscita ad impedire la savoiarda celebrazione.
Passato un anno, siamo quasi a 151 e tutto pare cambiato. Almeno formalmente. L'Italia è stata momentamenamente data in subaffitto all'Europa, gente del nord, che non ama gli sfarzi, le vacuità, la vita mondana. Se deve riunirsi in albergo, va in Olanda, dove la privacy è sacra, o in iSvizzera, dove costa meno e tutti si fanno gli affari propri.
Una direzione esattamente opposta a quella che conduce al patriottismo e all'orgoglioso autonomismo. Eppure i verdi vestiti sono biliosi lo stesso. Se non possono maneggiare in prima persona, per loro 'gli è tutto da rifare, non li aggrada nulla.
Infatti, per cambiare la Costituzione farebbero di tutto: l'importante è che faccia comodo a loro. La verità è che mirano a farsi invitare nell'albergo di cui sopra, ma, non riuscendoci (inette vittime dell'antimeridionalismo), si accontentano di quel che passa in convento.

Già, alla monacale via sta volgendosi il nostro Paese, sempre più morigerato. Non parco, altrimenti non c'é spazio per il nuovo ipermercato, ma pazienza. Accontentarsi di poco è il segreto d'ogni ordine religioso che si rispetti; d'ogni ordine religioso che miri ad aprire missioni in terre appartenenti a culture diverse, onde renderle sempre meno diverse, unendole sotto un unico, fraterno, abbraccio.

L'amore, però, non è semplice. È litigarello, altrimenti non è bello.
L'Italia che lavora non ha bisogno di parole, recita un noto spot. E chi non si parla alla lunga non si conosce e non può amarsi.
D'altro canto, l'Italia che non lavora non campa, o se campa viene denigrata e svilita, e chi non è amato di rado riesce ad amare.

In tutto questo si sente la mancanza di zio Berluscone. Lui avrebbe detto che tutto va bene, avrebbe rassicurato gli animi come lui solo sa fare. Quella parte del Paese che lo ama, non tema: per il centocinquantenario (+ due) saremo tornati al passato. Come sempre.
Il nazionalismo fondato sul Billionaire è un placebo di rara qualità.

sabato 10 dicembre 2011

La previdente previsione di Miscél




Mormora la bambina che a Torino, nei bei tempi andati, si poteva ammirare un'epigrafe, testimonianza del, ed omaggio al, passaggio di Nostradamus in città. Tale epigrafe recava incisa la seguente epigrafe:

1556

NOSTRADAMUS A LOGE ICI
ON IL HA LE PARADIS L'ENFER
LE PURGATOIRE IE MAPELLE
LA VICTOIRE. QUI MHONORE AURA LA
GLOIRE. QUI ME REPRISE AURA LA
RUINE ENTIERE.

(1556 / Nostradamus ha alloggiato qui /
c'é il paradiso, l'inferno / il purgatorio. Io mi chiamo /
la Vittoria. Qui mi onora avrà la / gloria. Qui mi disprezza avrà la /
rovina intera.)



Fra parentesi (che non è una malattia causata dai troppi baci dei parenti), la traduzione ufficiale.
Ma "ufficiale" equivale automaticamente a Verità? Nossignori! Al più equivale a "militare alto in grado".
Noi contestiamo e abiuriamo i Poteri Forti e tutto quel ch'essi propongono e propinano alla civile plebe, e, ponendoci dalla di essa parte (della civile plebe), proponiamo e propiniamo un'interpretazione nostra, agghindata quel che basta a renderla quanto più somigliante possibile alla Verità Una e Assoluta.


"Loge" è chiaramente "Alloggio". Oppure "Loggia". Quale loggia? Lo scopriremo presto.
"Ici" si riferisce indiscutibilmente alla tassa giustappena reintrodotta, o in via di reintroduzione, dai Poteri Forti.
Tassa sull'alloggio. Reitrodotta dalla Loggia. Incredibile: Nostradamus soleva davvero scrutare l'avvenire. Come un osservatore romano, egli s'immergeva nel domani e ne traeva flash d'agenzia da divulgare ai contemporanei e nondimeno ai posteri.
C'é una Loggia di Potentati che introduce tasse a profusione, persino su un ché di imprescindibile quale è l'alloggio. Un Paese in cui questo accade come può definirsi? Inferno, per molti. Purgatorio, per alcuni. Paradiso, per pochi. Un Paese, ca va sans dire, in cui la Vittoria è chiamata Mapello.
Già: Ambivere-Mapello, BG, ridente località, doppia località, celebre per bambine assassinate oggetti di studi aperti a chicchessia, è, invero ed inveruno, l'epicentro di una nuova generazione di Poteri Forti, e fonte di una nuova mentalità, diffusasi poi pel Paese tutto.

Chi avrà l'amabilità di onorar la mapelliana forma mentis, avrà la Gloria. Gloria Brambilla, nota altresì come la Passera Cantrice della Brianza Brembatese.
Per color che amabilità non più avranno, altresì Gloria più non avranno. Mancherà nell'aria, Gloria. Al posto suo, Aura: Lorenzetti? L'? Non è dato saperlo. Passera, comunque. Quantunque, Passera. Inaudito: Nostradamus aveva ben chiara la situazione: il 2011 a.D. avrebbe visto l'avvento di un/a Passera.

Non ci appare, indi, anacronistica la chiusa finale: color che riprenderanno la mapelliana via dei Poteri Forti avranno Aura, sì, ma essa sarà prodromo di sciagure ed intere rovine.
Nostradamus, aka Michel De NotreDame (ove la Signora Nostra è la Patria; no, non è fortuita coincidenza l'apposizione dell'epigrafe in quel di Torino) lunga la sapeva, se fin da quello sparuto "1556" avea voluto tramandare messaggio di pericolo. 1556 equivale, difatti, a 2011. 1+5+5+6=21, prima e ultima cifra dell'anno maggiore. 2+0+1+1=4, come le cifre che compongon il numero minore. Prime e ultime cifre, 1 e 6 & 2 e 1, appaiono indissolubilmente legate da inversi rapporti: e nella dicotomia parità/disparità e in quella maggiore/minore. Nondimeno le cifre centrali appaiono francamente interallacciate: 5 e 5, annullantisi a vicenda, simboleggiano il passato; 0 e 1 rappresentano un incremento, metafora del domani. Un domani di pregresso, non progresso, almeno finché la rotta non sarà invertita.
O almeno finché a traghettare il vascello dell'italico galeo(tto)ne non saranno Menti Aperte, sul modello nostradamusiano, bensì le solite, vecchie, antiquate, anacronistiche (loro sì!) Menti Chiuse dei Poteri Forti.

Ancora una volta, ancora una volta, la chiave per il presente sta in quel passato che guarda al futuro.

Chi rammenta in qual tasca la si è messa? Orsù, che l'alloggio non s'apre da sol, e se non s'entra ora non s'entra più.

lunedì 8 agosto 2011

CHE FÉ JOSÉ? (sul motivo di Caffé Kosé)




C'é José Altafini, che ha lasciato delle tracce nella Storia dell'Uomo, ma quella più indelebile è il cucujanji, per cui...

C'é José Angel, che è un punto interrogativo vivente...

C'é José Carioca, che da bimbo amavo, ma che non frequento da anni...


Chi non c'é è José Saramago. E' morto, la vecchiaia se l'é portato via, e per la vecchiaia non c'é Binetti che tenga, prima o poi hai da morì. Se volessi essere retorico, potrei dire che tuttosommato José c'é ancora, che vive tramite i suoi scritti. Non è così: sono gli scritti a vivere, e di lui trattengono solo immagini impresse, come fotografie. Lui in quanto lui è proprio morto, non c'é più. Lo so per certo perché si sente, che non c'é più. Lui era uno che a 86-87 anni, con un Nobel e una luminosa carriera sul groppone, apriva i blog e cominciava a rompere le palle a tutto e tutti. Non gli piaceva niente, a José Saramago, c'aveva da ridire su tutto. E faceva bene, perché alla fine aveva ragione praticamente sempre. Sebbene io non fossi (e non sia) d'accordo su tutto quel che scriveva in quel quasi-anno blogghereccio, aveva proprio ragione. E' un dato di fatto, non una mia opinione. La mia opinione è quella di Umberto Eco: era simpatico, tutto qua. Era simpatico come può esserlo un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento, che poi era quello che faceva col suo blog. Che poi è quello che piacerebbe fare a me. Ma io a 20 anni non ne ero in grado, a 23 sono pure peggiorato. Lui, a 86, sì. Voglio dire, a quell'età - se mai ci arriverò - io sarò completamente rincretinito dall'alzheimer, dalla tv e dai fumetti.
È anche per questo che mi piacerebbe che in quell'universo parallelo, quello in cui lui è vivo e io sono più sveglio, lui continuasse a rompere le palle al mondo col blog, e io lì a commentarlo, a imitarlo e a sostituirlo dopo la sua ultracentenaria dipartita (anche in quell'U.P. la Binetti sarebbe sconfitta) fino a 86-87 anni, quando, completamente rincretinito da sessant'anni di blog, lascerei la valle di lacrime consapevole che nulla sarebbe cambiato. Però mi sarei divertito.

E vabbé, ci tocca stare in questo, di universo. Cioé, MI tocca, José se n'é ito.
José, sei ancora utile, te decidi a tornà? Cùsa l'é che te fé, lì dove te sei, tûto il santo giorno?

domenica 26 giugno 2011

Il Grande Nulla

Sono le 22:37 di una domenica non afosa, deppiù. E' la mia annuale settimana della vita solitaria, in cui vivo da solo e mi preparo per il futuro: cucino cose precotte, ozio, ingrasso, ogni tanto leggo qualcosa e mi preoccupo per il futuro miserabile che mi attende.
Quello che state leggendo (debbo fingere che qualcuno lo legga, altrimenti mi va a ramengo la sospensione d'incredulità) dovrebbe essere il primo post del nuovo corso di questo blog. Invece non ho la più pallida idea di cosa scrivere. Considerando che fino a un annetto orsono ero una miniera d'inventiva e creatività (mal realizzata, ma una miniera mal sfruttata sempre miniera rimane), direi che effettivamente di nuovo corso si può parlare.
Allora che fa il bravo blogger quando non sa che scrivere? Scrive cose che tutti sanno; oppure scrive cose scritte poco tempo prima da qualcun altro; o ancora, scrive cose che non importano a nessuno; infine, se è davvero bravo, scrive un articolo-inchiesta su uno dei tanti mali della nostra società.
Sono forse io un bravo blogger? Ovvio che no. Dunque parlerò del niente.
Sul Sollazzo, recentemente, qualcuno (che poi sarei io, non lo dico ché voglio essere sgamato da Belpietro) ha ricordato che il noto autore Tiziano Sclavi, geniale scardinatore di generi, una volta disse che è impossibile fare un romanzo a fumetti, perché si finisce sempre per raccontare una storia. Una considerazione poco concreta, giacché il romanzo è per definizione narrativo, e una narrazione è il racconto di una storia. Tiziano Sclavi, prima in alcuni Dylan Dog, poi nel romanzo epiditticamente intitolato Non è successo niente, ha provato a smontare il costrutto romanziero, cercando di raccontare il niente. Ebbene, non v'é riuscito: persino in Non è successo niente succede qualcosa.
Fuori alcuni fuochi d'artificio infuocano artificiosamente il cielo. Licia Colò intervista Renzo Arbore, in attesa che inizi il film L'albero della vita, che c'é Wolverine che viaggia nel tempo per salvare Rachel Weisz.
Hanno ragione i due (Colò e Arbore): nel nostro secolo il vero lusso è il tempo. E sì, è una vergogna che Bologna, Modena e Parma siano poco conosciute dagli italiani (io le ho visitate tutte e tre e me ne vanto). Ma si sa, RaiTre è l'unica voce libera della Rai.

E niente, mi fermo qui. Avrei voluto fare un post sul Nulla, ma mi è uscito un post da bravo blogger. E non sono neanche giornalista.
A' Sclà, è dura eh, ma io non mi arrendo facilmente.

martedì 8 marzo 2011

NO, DONNA, NON PIANGERE. ALMENO PER OGGI LASCIACI GUARDARE LA PARTITA IN SANTA PACE



8 Marzo, Festa o Ricorrenza della Donna. Creatura istintiva e dalla personalità spesso sfuggente, da cent'anni la donna è solita (auto?)celebrarsi, dedicando una giornata ai mille problemi che è costretta ad affrontare nell'apparentemente immobile società contemporanea.
Sessista o doverosa che sia, trattasi comunque di tradizione, sicché la si festeggia volentieri. D'altro canto, proprio di questi tempi, fra un rigurgito di femminismo d'antan e l'altro, il ruolo dell'ex-sesso debole (se realmente è "ex") è risultato alquanto ridimensionato, pur tenendo in dovuta considerazione la funzione manipolatrice dei media. Fatto sta che, fra le tante, c'é chi propone un'interpretazione più drastica del consueto, riguardo a questa particolare giornata. Noi, come al solito, riteniamo che al mondo rimanga ben poco da interpretare, giacché, qualunque sia il tema del dibattito, c'é sempre stato qualcuno che, in passato, ha già tirato le fila del discorso, e meglio.

No, woman, no cry;
No, woman, no cry;
No, woman, no cry;
No, woman, no cry.

'Cause - 'cause - 'cause I remember when a we used to sit
In a government yard in Trenchtown,
Oba - obaserving the 'ypocrites - yeah! -
Mingle with the good people we meet, yeah!
Good friends we have, oh, good friends we have lost
Along the way, yeah!
In this great future, you can't forget your past;
So dry your tears, I seh. Yeah!

No, woman, no cry;
No, woman, no cry. Eh, yeah!
A little darlin', don't shed no tears:
No, woman, no cry. Eh!

Said - said - said I remember when we used to sit
In the government yard in Trenchtown, yeah!
And then Georgie would make the fire lights,
I seh, logwood burnin' through the nights, yeah!
Then we would cook cornmeal porridge, say,
Of which I'll share with you, yeah!
My feet is my only carriage
And so I've got to push on through.
Oh, while I'm gone,
Everything's gonna be all right!
Everything's gonna be all right!
Everything's gonna be all right, yeah!
Everything's gonna be all right!
Everything's gonna be all right-a!
Everything's gonna be all right!
Everything's gonna be all right, yeah!
Everything's gonna be all right!

So no, woman, no cry;
No, woman, no cry.
I seh, O little - O little darlin', don't shed no tears;
No, woman, no cry, eh.

No, woman - no, woman - no, woman, no cry;
No, woman, no cry.
One more time I got to say:
O little - little darlin', please don't shed no tears;
No, woman, no cry.

Bob Marley canta con voce felpata, che se non è caratteristica esattamente femminile, si può ricondurre in qualche modo all'ambiente LGBT; l'omaggio all'altra metà del cielo, da un punto di vista maschile, parte dalle fondamenta della costruzione musicale, per poi propagarsi, come si vedrà, sino alle vette dell'iconoclastia veterosuffragettista.



Trad.:
No, donna, non piangere (x4)

Perché, perché, perché ricordo quando sedevamo
nel municipio di Trenchtown
osservando gli ipocriti - yeah! -
mescolarsi alle brave persone che incontravamo, yeah!
Buoni amici, oh, buoni amici che abbiamo perduto
lungo la strada, yeah!
In questo grande futuro, non puoi dimenticare il passato;
asciugati le lacrime, io dico. Yeah!

No, donna, non piangere
No, donna, non piangere. Eh, yeah!
Piccola stella, non versare nessuna lacrima;
no, donna, non piangere. Eh, yeah!

Ho detto, ho detto, ho detto che mi ricordo quando sedevamo
nel municipio di Trenchtown, yeah!
E allora Georgie avrebbe acceso il fuoco,
ho detto, la legna avrebbe bruciato nella notte, yeah!
Quindi avremmo cucinato un porridge d'avena e carne, di',
il quale avrei diviso con te, yeah!
I miei piedi sono il mio unico mezzo di trasporto
e così devo schiacciare il cammino
Oh, mentre sarò andato,
tutto andrà bene!
tutto andrà bene!
tutto andrà bene, yeah!
tutto andrà bene!
tutto andrà bene-a!
tutto andrà bene!
tutto andrà bene, yeah!
tutto andrà bene!

Per cui no, donna, non piangere;
no, donna, non piangere.
Ho detto - o piccola, o piccola stella, non versare altre lacrime;
no, donna, non piangere.

no, donna, no, donna, no, donna, non piangere;
no, donna, non piangere.
Te lo devo dire un'altra volta:
o piccola - o piccola stella, sei pregata di non versare altre lacrime;
no, donna, non piangere.


Bob Marley, homo sensibilis e homo ragionevolis al contempo (insomma, un Uomo Vero), sa che la risoluzione dell'annosa questione fra uomini e donne non è in mano a Maria de Filippi, come parrebbe da recenti analisi, bensì potrà cessare di esistere se e solo se (e quando e soltanto quando) i due sessi riconosceranno i propri ruoli assegnati loro da Madre Natura, rispettando al tempo stesso chi a quei ruoli ne opporrà altri. La vera parità dei sessi, insomma, non sta nel propagandare l'entrata in vigore del reato di stalking (che poco aggiunge a quanto già esisteva) bensì nel ricercare una vera e propria parità 'mentale' e 'cognitiva', riconoscendo le reciproche differenze e uguaglianze. Questa non si otterrà contrapponendo alla propaganda una propaganda uguale e contraria, bensì agendo in prima persona. Lamentarsi può andar bene per un po', ma ad un certo punto bisogna passare ai fatti.
Ecco perché Marley pone subito l'accento sulla necessità di non piangere più: perché piangere è sfogarsi, e durante lo sfogo la razionalità viene relegata sullo sfondo, precludendosi un agire coordinato e quanto più fruttuoso possibile. Inoltre - inutile negarlo - dopo un po' stufa. Marley sa che il rischio che al pianto subentri la rabbia è più che concreto, e a quel punto non gli resta che intimare alla sventurata di smetterla: no, donna, non piangere, le ripete per ben quattro volte. Il sostantivo donna, astuto e lapidario, denota uno smarcarsi: il maschio, infatti, non perde tempo a frignare, quello che vuole se lo prende.

Un fruitore disattento potrebbe pensare che Marley abbia utilizzato un tono esagerato; e, in effetti, non è bene consolare chi soffre con golpe emotivi e parole particolarmente dure. Al fruitore di cui sopra, però, basterebbe proseguire la fruizione per un'altra riga, per notare come Marley cerchi immediatamente, come si è soliti dire al giorno d'oggi, di stemperare i toni.
Egli rammenta un episodio lieto, sereno, riconducibile ad un tempo apparentemente privo di problemi. Il tempo in cui sedevamo nel municipio di Trenchtown è il tempo delle passioni perdute, un'oasi di felicità nel deserto dell'insofferenza, direbbe qualcuno. È un tempo, purtroppo per loro, cristallizzato, fermo nelle sue false certezze, ed in cui, ad onor del vero, già appaiono segnali di corruzione: gli ipocriti che Marley e la donna osservano mescersi alle brave persone, amici ormai perduti, sono proprio coloro che, di lì a poco, avrebbero preso il sopravvento delle sfere d'influenza del globo terracqueo. Il tono è tornato a farsi cupo.

È tornato a farsi cupo, minaccioso, ed è proprio qui che emerge la profonda asincronia fra uomo e donna: se lui ha comunque il coraggio (e ce ne vuole parecchio) di considerare grande il futuro che li attende, e riesce a non lasciarsi sottomettere dalle avversità (lo yeah! ripetuto a ritmi alternati sprigiona una forte valenza catartica), lei non trova altra soluzione che il ricominciare a piangere.
Il cantante, fortunatamente, denota grande pazienza, ed è un pizzico di romanticismo quello che traspare dal piccola stella (nell'originale a little darling). Nomignoli e romanticismo tout court di cui, si sa, le donne vanno matte, almeno per i primi cinque minuti, poi subentra la noia. Come che sia, non importa: la reazione positiva della ragazza al dolce appellativo è un trampolino di lancio per Marley, che coglie l'occasione per uno dei suoi tipici trip.
Ecco allora che, d'improvviso, la storia cambia; l'attenzione, non più rivolta agli "ipocriti" e alla gente che viene e va senza soluzione di continuità, si concentra sui protagonisti, capaci, con un semplice porridge, di dimenticare i problemi della vita, ma lo smarrimento della memoria, stavolta, non è aggiramento bensì soluzione dei problemi.
Così, mentre nel mondo cosiddetto esterno le disparità la fanno da padrone, nel piccolo municipio uomini e donne condividono pacificamente cibo e amore (rispettivamente l'avena e la carne). Si può solo immaginare cosa sarebbe successo se quanto accaduto a Trenchtown fosse accaduto anche nei tanti altri "municipi" che costellano da sempre il nostro pianeta: chissà, oltre alla storia, forse sarebbe cambiata anche la Storia. Ma è solo un'ipotesi.

La lezione di Bob Marley è chiara: darsi da fare, ognuno con il proprio ruolo. Solo così è possibile cambiare le cose. Chi vuole strafare strafà. Il nostro unico mezzo di trasporto sono i piedi ed è necessario schiacciare il cammino: è dura, ma non importa: se si agirà in questo modo, tutto andrà bene.


Ma la donna, è noto, è mammifero testardo, anche più del corrispettivo maschile. Ed alla fine dell'estasiatico flashsideway (il quale, ancora una volta, ci dimostra l'aspetto precognitivo dell'archetipo della 'visione stupefacente', e non ci si faccia menzionare Philip Dick) la donna, evidentemente non paga, si produce in salate lacrimazioni. A Marley, sconsolato e francamente stizzito dalla di lei ottusità, non resta che bacchettare l'amica, ché lui ci ha messo tutta la buona volontà, ma poi, a un certo punto, uno si stufa pure di ripetere le stesse cose, se uno vuole capire capisce, eh che diavolo.

Insomma, se nel 1974 Bob Marley auspicava la distruzione del "municipio", fortino femminista, con conseguente presa di coscienza dei moderati, oggi, che senza polemiche 'muro contro muro' (Brizzi, 2010) pare non potersi vivere, l'appello del cantante giamaicano rischia di cadere nel vuoto. Rischio tanto più concreto, quanto più le icone pop continueranno ad essere svuotate dei propri significati originari.

giovedì 18 novembre 2010

Ad un'altra vita, fratello!

Su Libero si scoprono sempre cose nuove e bizzarre. Ma anche l'altro Libero non è da meno. Ad esempio, di recente vi ho letto di una ricerca, secondo la quale essere figli unici è bello.
Considerando che io sono figlio unico e ho tendenze masochistico-suicide (ad esempio, leggo quello che scrive Libero), direi che non sono molto d'accordo.

L'articolo recita:


Fino ad ora si credeva che nel bilancio dei pro e contro fossero i figli unici, più timidi e introversi, a essere svantaggiati ma una ricerca è giunta a concludere esattamente l'opposto: il livello di felicità scende in proporzione al numero di fratelli e sorelle. La tesi è stata elaborata grazie a un'indagine condotta dall'agenzia governativa britannica Economic and Social Research Council su 100mila persone (di cui 40mila famiglie) e anticipato sulle pagine dell'Observer.

Partendo da alcuni dati preliminari (7 teenager su dieci sono molto soddisfatti delle loro vite, quelli appartenenti a minoranze sono più soddisfatti degli altri, più fratelli e sorelle si hanno meno si è felici, per l'appunto) a 2500 giovani sono stati forniti questionari più approfonditi, poi analizzati dall'Institute for Social and Economic Research dell'università dell'Essex. Il 54% ha subito del bullismo da parte di fratelli e sorelle più grandi, il 30% è stato apostrofato con brutti nomi o trattato male, il 17,6% ha sofferto per i propri giochi, portati via o rotti dagli altri.

Aldilà del fatto che non si capisce bene perché i dati preliminari siano preliminari, io smentisco i risultati propagandati.
Ad esempio, ho subito (una specie di) bullismo, ai bei vecchi tempi, eppure non ho fratelli e sorelle. Mia madre mi reputa (tutt'ora, intendo), di volta in volta, una "testa di CENSURA", un "deficiente", un "imbranato" (eppure non sono veneto), mio padre un "fallito". Tutte cose vere, per carità, ma non sono fratelli o sorelle a dirmele. Quanto ai giochi, beh, da piccolo amavo moltissimo un camion dei pompieri (non chiedetemi perché), fin quando mio padre lo scaraventò nel giardino di una villetta (di altrui proprietà) causa stizza. Da allora smisi di amarlo, anche perché non abbiamo mai fatto fruttare l'usucapione.

Ma andiamo avanti:


Anche lo spazio in casa da dividere, l'attenzione dei genitori, le preferenze mostrate magari da questi ultimi hanno poi avuto un ruolo determinante. «Non avrei ma potuto fare l'attrice se non fossi stata figlia unica» ha detto una volta Natalie Portman, intervistata su Rolling Stone, «perché i miei genitori non mi avrebbero lasciato diventare una celebrità a dispetto di un altro figlio». Alcuni studi condotti in passato hanno sottolineato poi come i figli unici siano in realtà più estroversi e portati a socializzare con gli altri anche se pure non esserlo ha i suoi lati positivi: nei momenti di difficoltà si può contare sul sostegno reciproco, ha fatto notare a proposito dello studio Dieter Wolke, docente di psicologia dell'Infanzia all'università di Warwick. Non solo, si impara prima, grazie al confronto, a risovere i conflitti, si capisce che anche gli altri hanno un proprio spazio e che l'universo non ruota intorno a se stessi.

Natalie Portman, tu sei donna, per cui ogni porta ti sarebbe stata potenzialmente aperta lo stesso. Curiosamente, mia madre vorrebbe che sfondassi nel mondo delle pubblicità: non tanto per me, quanto per gli introiti che, a suo dire, ne ricaverei; a mio dire non ne ricaverei, invece, benché, da quando un mio professore delle superiori è divenuto noto in tutto l'hinterland interpretando un famoso spot, l'impossibile non appare più così impossibile.
Mi si perdoni la divagazione, ma avere fratelli/sorelle è una fortuna incredibile, dipende da come la si sfrutta: chiaro che se ci si mette in competizione (o ci si fa mettere in competizione) si vivrà male il rapporto, ma questo vale per ogni tipologia di rapporto. Ora come ora io non potrei mai avere una sorella o un fratello, perché sono egocentrico e già tollero molto poco chi mi paga vitto e alloggio (ma quando arrivavano i cugini li riempivano di regali, e a me compravano "Topolino" affinché non reclamassi), tollero ancora meno chi mi tocca le cose, e, sebbene rispetti l'altrui spazio, inconsciamente penso che il mio debba essere superiore. Se avessi un fratello/sorella, però, fra vent'anni saprei su chi contare.


Ne discutono non solo gli altri studi condotti finora ma anche nei forum dove gli aspiranti genitori si confrontano e si dividono: "non fate figli unici", "siamo entrambi figli unici e siamo stati benissimo, stiamo pensando di avere un figlio unico". In Italia il 42,3% delle coppie ha due figli, il 10,8% tre o più e il 46,8% un figlio (ovviamente non sempre per libera scelta) e ai genitori di entrambi i fronti si rivolgono i consigli degli esperti: ai primi di non ritagliarsi semplicemente il ruolo di arbitri nelle discussioni, ai secondi di non investire il figlio dei propri sogni o di caricarlo di aspettive.

Ma infatti, si fanno i figli se si vuole farli, altrimenti si lasci perdere. Anche perché, se lo si fa, lo si mantiene, e non lo si sbologna via quando ci si stufa, perché poi quello vi si ritorce contro. Bisogna, inoltre, tener conto della sovrappopolazione, forse il Male peggiore che appesta il globo terracqueo, perché è inutile fare sette figli quando non si ha una lira, e poi li si lascia rotolare nel fango, come è d'uso in certi Paesi. Ma nemmeno come in Cina, dove se fai più di un figlio la paghi cara (epperò sono tantissimi lo stesso, e si comportano come automi, e grazie tante: son figli unici, se ad ognuno di loro buttano via il camion dei pompieri, ci credo che da grandi vogliono lasciare le loro famiglie per conquistare l'economia globale).

Dunque, una ricetta sana e genuina può essere la seguente:
1)fare all'amore un sacco di volte, non solo per fare figli: così ci si accorge che è bello, mentre se fai un figlio magari ti passa la voglia o non hai tempo, e non vuoi che questo accada.
2)pensarci bene e rifletterci molto, prima di agire.
3)agire con cautela, agitare prima dell'uso.
4)se ci si può permettere di farne più d'uno, farne almeno due. Non più di due, attenzione, per la storia della sovrappopolazione di cui sopra. Se non ci si può permettere di farne più d'uno, evidentemente ci si può permettere a malapena di farne uno, con tutte le conseguenze che quel poveretto dovrà subire. Nel dubbio, astenersi.
5)Una volta fatti i due (o l'uno, se proprio siete testardi), trattarli alla pari, viziando entrambi con quello che vogliono (e solo con quello che vogliono: non istigateli ad altro). Insegnare loro i fondamenti della vita civile: rispetto, uguaglianza, amore per l'arte e la natura.
6)Insegnate quanto prima i fondamenti della sessualità (senza essere volgari), così che in futuro non saranno costantemente imbarazzati (ma nemmeno troppo disinibiti).
7)Non gettate via i loro camion dei pompieri, il trauma li segnerebbe per sempre.
8)Fateli leggere molto: libri e riviste serie. E, soprattutto, tanti tanti fumetti di qualità, che insegnano molto più che le scuole (è triste, ma è così). Se non sapete quali scegliere, rivolgersi al sottoscritto (che, finalmente, avrebbe un lavoro).
9)Rispettare le loro emancipazioni future, pur mantenendoli ed amandoli sempre, senza sminuirli se falliscono in qualcosa.

Seguendo queste semplici regole, eviterete ai vostri figli un futuro simile al mio, e, di riflesso, il moltiplicarsi di post simili a questo. Grazie.

mercoledì 29 settembre 2010

Tanti auguri al mio contesto! (in ritardo, com'é d'uopo)

E da ieri sono 23 anni. Sostanzialmente buttati via.

Il giorno del mio compleanno, da diversi anni a questa parte, si ripete sempre uguale, seguendo il medesimo copione. Nel complesso, è un compleanno noto perlopiù in quanto è quello che cade fra il giorno del compleanno di Totti (il 27) e il giorno del compleanno del nostro amato premier (il 29: non merita fiducia, ma in democrazia gli auguri sono doverosi). Nel complesso, gli auguri ricevuti si possono strutturare in due categorie: a)quelli dei parenti; b)quelli dei non parenti/amici.
La prima categoria prevede gli auguri di: padre, madre, uno zio e una zia (insieme), i rispettivi figli (due cugini), a volte un nonno. Memorabile, però, rimane l'annata 2008, in cui si ricordarono della nefasta giornata - e per puro caso! - solo mio padre e mia madre (e il giorno dopo tutti a profondarsi in scuse).

La seconda categoria è ripartibile, a sua volta, in due sottocategorie: b1)gli amici "veri"; b2)gli amici "virtuali".
Di Amici (con la A maiuscola) non ne ho da tempo immemorabile, ma generalmente uno degli amici "veri" - in carne ed ossa - si fa vivo. Statisticamente la grana viene sbrigata a rotazione: un anno mi fa gli auguri un amico, l'anno dopo non me li fa, però me li fa un'altra amica, l'anno seguente nemmeno lei me li fa più, ma si fa sentire un'altra ancora... e così via.
Gli amici "virtuali" seguono, vagamente, il medesimo schema. Io sono un utente di due forum da ormai quattro anni, e c'é una certa complicità con alcuni di quei "compagni di web". Però, il giorno del mio compleanno, mi fanno gli auguri solo gli utenti di uno dei due siti: quelli dell'altro, o non me li fanno, o se ne accorgono solo a compleanno finito. E non è sempre lo stesso forum a farmeli o non farmeli, si scambiano il ruolo. Dipende dalle circostanze, come ogni altro evento che accade su questo pianeta.

Come sono questi auguri? Quelli dei parenti prevedono l'utilizzo della parola "auguri", seguita dai normali 'botta e risposta' che si fanno durante le altre 364 giornate dell'anno solare. Quelli degli amici fanno gioco sulla gioventù (che ha a che fare con me solo dal punto di vista anagrafico), sulla splendida carriera che mi attende (che non mi attendo io), su quella effettiva e attuale (che non ho), sul divertimento insito nella giornata di festa (che non festeggio), sulla grande abbuffata a cui non posso sottrarmi (e questo è l'unico punto a cui effettivamente non mi sottraggo).

Per il resto, quali sono le peculiarità del giorno del mio compleanno? Beh, è l'anniversario del primo Boston Tea Party, dell'invasione dell'Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, del Messico indipendente, di Toronto capitale, della bandiera Thailandese, dell'Indonesia nell'ONU, della quinta repubblica francese, della morte di Giovanni Paolo I, e, da ieri, della morte di Foppa Pedretti e della frana in Messico (un Paese a cui tengo molto, in quanto epicentro di ogni tragedia).
E' il giorno in cui compie gli anni Hilary Duff , e tengo molto a questo, in quanto, confrontando la vita di Hilary con la mia, mi rendo conto di come la mia sia inconfrontabile.

Ma è anche il giorno del compleanno (virtuale) di Achille Campanile, e ad un'amante dell'umorismo come il sottoscritto non può che far piacere.
Ma è anche il giorno del compleanno di Confucio, e ad un'amante delle massime filosofiche come il sottoscritto non può che far piacere.
Ma è anche il giorno del compleanno di Luana Borgia e di Dita Von Deese, e ad un'amante delle donne nude come il sottoscritto non può che far piacere.
Ma è anche il compleanno di Paolo Attivissimo, e ad un'amante della controinformazione come il sottoscritto non può che far piacere.
Ma è anche il compleanno di Mika Hakkinen, e ad un'amante di Mika Hakkinen - quando correva - come il sottoscritto - di alcuni anni fa - non può che far piacere.
Ma è anche il compleanno (virtuale) di Marcello Mastroianni, e ad un'amante degli attori eclettici come il sottoscritto non può che far piacere.
Ma è anche il compleanno (virtuale) di Alessandro Tassoni, e ad un'amante della scrittura e dell'epica eroicomica (nonché della cedrata Tassoni) come il sottoscritto non può che far piacere.

Ma è anche il giorno della morte di Bernardino da Feltre, ed un cultore del libero pensiero come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di Hermann Melville, ed un cultore della natura e della selezione naturale come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di Louis Pasteur, ed un cultore di birra e vini come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di Giovanni Segantini, ed un aspirante apolide, nonché pittore di cose banali, come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di William Dickson, ed un cultore dei primi film, nonché non troppo solidale con Edison, come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di Edwin Hubble e di William Boeing, ed un'amante dello spazio e dell'infinito come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di Harpo Marx e di André Breton, ed un surrealista come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.
Ma è anche il giorno della morte di Gamal Abd el-Nasser e di Pierre Trudeau, ed un rinnovatore della politica, ma che si comporta come i vecchi barbogi, come il sottoscritto non può che leggerci un virtuale passaggio di consegne.

Senza contare che nel settembre 1987 era in edicola il n.66, e di lì in uscita il n.67, di Martin Mystère, dedicato al mito di Agarthi, la città sotterranea abitata da saggi, che rappresenta il mio "mito preferito" fra quelli canonici (e che ispira parte del mio attuale stile di vita).

Coincidenze, o l'animo di ciascuno di noi è impresso al momento della nascita dal "contesto"?

lunedì 20 settembre 2010

Nuovo Ulivo e Alleanza Democratica - parte terza. (una mia lettera a Walter Veltroni)

Ricordate la lettera di Bersani a Repubblica, un mese fa? E la mia risposta, due settimane fa?
È di oggi un'altra lettera, stavolta di Veltroni. Immediata la mia replica.
Avanti il prossimo!


Caro Direttore,

ho letto in un articolo del suo giornale che, secondo i soliti anonimi bene informati (sicuramente esistenti), in realtà il documento firmato da 75 parlamentari del Pd altro non sarebbe che un mio diabolico disegno per diventare il cosiddetto "Papa straniero" che il suo giornale ha indicato come possibilità per dare più forza al centrosinistra e del quale hanno parlato diversi dirigenti del Pd.

Io stesso vi ho fatto riferimento, a Repubblica tv, sostenendo, come Anna Finocchiaro, che non si debba escludere, in caso di elezioni anticipate, di scegliere, come fu nel '96, una persona della società civile che possa aggiungere apertura e consenso al centrosinistra. Tutto qui. Aggiungo che penso dovremmo smetterla tutti di parlare solo di nomi e di persone, tutte con le loro legittime aspirazioni, visto che Berlusconi è ancora lì e che il rischio peggiore per il paese è che ci resti, coltivando, con l'arroganza della debolezza, i suoi progetti di sfarinamento di una autentica vita democratica. Il primo obiettivo è, per tutti, farlo dimettere al più presto. Ma il secondo è costruire una credibile alleanza riformista, che cambi radicalmente questo paese malato. Questo è il senso del documento che nasce dalla preoccupazione - e dalla constatazione - che, all'auspicato tramonto del berlusconismo non corrisponda l'alba, come sarebbe naturale in tutti i paese europei, di un nuovo ciclo, questa volta davvero riformista. Un tempo inedito per l'Italia, in cui si possa spezzare la continuità gattopardesca della sua storia politica, e sfidare tutti i conservatorismi per introdurre innovazione , cultura delle opportunità e spirito di solidarietà in questo sfibrato paese.

Ma no, queste sono balle. Avremmo fatto tutto questo perché io vorrei essere il "Papa straniero". Chi spiffera queste fesserie applica agli altri il proprio modo di ragionare. Voglio essere chiaro. Sono oggi uno dei pochi dirigenti del Pd che non ha incarichi. Non li ho chiesti, non mi sono stati proposti. Ho solo domandato di andare, come semplice componente, nella commissione antimafia per fare un lavoro difficile, bello, esposto. E spero di aver dato insieme agli altri, in questi mesi, un certo contributo a far tornare il tema della legalità, legato anche alla indispensabile ricerca della verità sulle stragi e sui misteri italiani , in cima all'agenda del centrosinistra.

Ci sono già abbastanza candidati per primarie non fissate, in vista di elezioni non convocate. Io non sarò tra questi, anche per i motivi indicati con chiarezza da Eugenio Scalfari nel suo bell'editoriale di domenica. E credo che chi si riferisce al "papa straniero" come possibilità pensi ad una personalità proveniente dalla società civile. Io sono e resto un dirigente del Pd, partito che ho contribuito a fondare. Dunque smettiamola di parlare di nomi. In questo il centro destra è molto più resistente di noi. Perde elezioni, litiga, si divide. Ma chi sono i leaders di questo schieramento? Gli stessi del '94: Berlusconi, Fini, Bossi, e , nella sua nuova posizione, Casini. Noi, moderni Ugolino, ne abbiamo divorati a decine, a cominciare dalla sciagurata interruzione della più bella esperienza riformista Italiana, il primo governo Prodi. Per questo, io che non ho votato Bersani, lo riconosco come leader del mio partito e nel documento, solo ad avere la pazienza di leggerlo, non c'è una parola che metta in discussione la leadership o invochi congressi. C'era una frase che poteva apparire sgradevole, è stata tolta.

Dunque smettiamola di mettere in giro veleni inutili e abituiamoci all'idea che ci sia chi vuole solo discutere di una oggettiva difficoltà non dopo le elezioni, per sacrificare poi un altro agnello, ma prima. Perché se è vero che in questa fase il berlusconismo è in difficoltà, è anche vero che il Pd, in un momento che dovrebbe essere favorevole, è al 24%. Chiedersi perché è un dovere, per chi crede e ama il partito democratico. Enrico Letta dice che c'è turbamento per il documento. Io ho visto anche molto turbamento per le reazioni al documento. E comunque ne avevo percepito molto, di smarrimento, nel vedere i dirigenti del Partito proporre per tutta l'estate ogni tipo di alleanza, in una escalation figlia di incertezza. Il governo Tremonti, l'alleanza con Fini, che ha correttamente ribadito le sue origini in Almirante, Il rapporto preferenziale con Casini, che mi pare coltivi legittimamente altri progetti, una santa alleanza da tutti gli interlocutori esclusa. Io mi sono attestato sulla linea che avevamo deciso nell'unica riunione tenuta: se cade Berlusconi un governo di emergenza per affrontare crisi sociale e legge elettorale. Anche questa girandola di posizioni e il concentrarsi solo sulla tattica fa smarrire i nostri militanti e i nostri elettori. Perché mostra una sfiducia in un Pd grande, aperto, che possa essere il perno di una alleanza riformista.C'è un'altra osservazione che mi viene fatta. Quella secondo la quale i settantacinque parlamentari, molti di più dei venti previsti dai soliti spifferatori, avrebbero fatto un "regalo a Berlusconi" scrivendo il documento. Sono sincero. Questa equazione ha una matrice, non rassicurante, che giunge da troppo lontano.

Discutere non è dividersi, mai. Solo Berlusconi ha l'idea che un partito sia una caserma di sua proprietà. Noi no. Noi siamo e dobbiamo essere una grande macchina democratica. E dobbiamo trasformare i malumori in sereno confronto e poi in energia unitaria. Il regalo all'"avversario di classe" rischia di essere un Pd che non riesca a esprimere fino in fondo la carica di disagio e l'ansia di cambiamento. Non dieci cartelle cortesi e unitarie ma un problema che tutti dobbiamo affrontare insieme, collaborando con il segretario, che è segretario di tutti noi. E cercando di nuovo di aprirsi a quel "movimento" della società che fu "Il popolo delle primarie".Proviamo a sperimentare, è la mia risposta positiva all'invito di Letta che immagino impegni anche il gruppo dirigente, il modello più discussione, più unità. Mi chiedo, se il gruppo dirigente avesse reagito al documento dicendo "E' un contributo, discutiamone", se questo non sarebbe stato più utile a evitare una drammatizzazione e toni francamente inaccettabili. Mi si permetta solo di dire che nella mia esperienza di segretario del Pd ho fatto i conti, all'interno del partito, con cose più difficili di un corretto documento di parlamentari. Nacquero legittimamente associazioni politiche di deputati e senatori, con tanto di iscrizioni, televisioni, convegni pubblici su temi di attualità. E in piena campagna elettorale per la Sardegna, in uno scontro durissimo con Berlusconi, uscirono interviste e posizioni di dirigenti contro la linea e la leadership. Io non dissi che era un "regalo a Berlusconi" e anzi, dopo la sconfitta, mi dimisi caricandomi, può immaginare con quale dolore, tutte le responsabilità sulle mie spalle.

Discutiamo e stiamo uniti. E' questo il mio impegno. E la proposta di una iniziativa di tutti i dirigenti del Pd contro la ferita democratica della compravendita dei voti di Berlusconi va in questa direzione. Nella mia vita politica ho sempre cercato di unire. E non cambio.

Walter Veltroni

(20 settembre 2010)


La mia risposta:

Caro Walter Veltroni,

come già scrissi a Pierluigi Bersani, sono un potenziale elettore del tuo partito, che però non ti vota. Come già scrissi a Pierluigi Bersani, ti prego di perdonarmi se ti do del 'tu'. Ma, come già scrissi a Pierluigi Bersani, credo che voi politici svolgiate un ruolo di rappresentanza e che pertanto un certo attaccamento con la base elettorale che vi sostiene (sosteneva) sia fondamentale, se non addirittura d'uopo. E poi, caro Uolter, tu sei quello che due anni orsono girovagava per la Penisola (l'Italia, dico) col pullmann verde, spacciandosi per "giovane" e rinnovato figlio dei fiori, indi per cui se non dai del 'tu' tu stesso, chi lo deve dare, D'Alema?

Beh, caro Uolter, sarò franco: non è che io ti stimi più moltissimo. Sì, ok, quello che scrivi nella missiva è sacrosanto e hai il pieno diritto di scriverlo, però, 'nsomma, dai. Un po' di coerenza. A te piace fare l'Obama della situation, gli hai pure prefatto (prefazionato?) il libro, e questa è una cosa che tutti ti stimano. La stimo io, la stima Enrico Letta, la stima anche Pierluigi Bersani, in fondo. Te la stimava anche Berlusconi, due anni fa, quando continuavi a porgergli la pargoletta mano e quello te la restituiva piena di mozzichi fino al gomito. Ora: Obama lo può fare solo Obama, e lo può fare solo in America, perché gli yankee, saranno pure obesi, zoticoni, bigotti, anche razzistoidi, va', ma quando ci si mettono, ci si mettono: in Italia chi vuoi che ci si metta? E si metta a fare che? Che cosa vuoi fare, Uolter (scusa se insisto a chiamarti così, ma da quando seguo il telefilm Fringe fatico a chiamare 'Valter' un Walter), in concreto, per cambiare le sorti di quel dolore ostello che è la nostra Patria? Nella lettera parli di "governo di emergenza per affrontare crisi sociale e legge elettorale", cioé la stessa cosa di cui parlava Bersani, che peraltro consideri ancora tuo leader. E allora, si può sapere che vuoi?

Perdonami il tono perentorio, Uolter Veltroni, tu stesso sai bene che il vostro elettorato è sfiduciato, e, del resto, a quanto pare hai scritto la lettera solo per ribadire l'innovativo concetto a chi è già d'accordo (ovvero tutti, anche gli avversari politici). Che poi, sarà poi così vero, questo concetto? A me Pierluigi Bersani piace: all'inizio no, ma ultimamente ha tirato fuori un po' di zebedei romagnoli...forse gli ultimi, perché la Lega vuole che la Romagna seceda dall'Emilia, e se lo vuole la Lega, son dolori, Veltroni, tu lo sai bene, tu che l'hai rincorsa per tutto il 2008. Il che è peraltro un fatto positivo, perché almeno hai capito che è quello l'elettorato a cui dedicare maggiore attenzione, pieno com'é di sfiduciati di sinistra.

Ma Pierluigi Bersani, a differenza tua, non ha alle spalle una campagna elettorale disastrosa. Tu sì, e non lo puoi negare, perché se fai l'Obama lo fai fino in fondo (non è che fai un po' Obama e un po' Clinton, o uno o l'altro). A questo proposito: ma non dovevi andare in Africa? Lo dicesti nel 2003, che, terminato il secondo mandato da sindaco di Roma (nel 2011) ti saresti ritirato nel continente nero a fare quello che dovevi fare. Invece, in questo momento delicato, in cui Berlusconi è un po' a rischio (solo un po', ma meglio che niente), tu te ne salti fuori con un documento e una lettera che dicono cose che sanno tutti, solo perché ti annoi e vuoi "discutere": adesso devi discutere? Negli ultimi due anni che hai fatto, a parte riabilitare Craxi? Mah.
Dici: vabbé, il mandato da sindaco di Roma è terminato prima del previsto, dovevo impiegare il tempo in qualche modo. Eh, sì: peccato che quel mandato è terminato per volontà tua, e che le elezioni anticipate vinte dall'ex-fascista amico degli ebrei (sta sempre con loro) sono state una conseguenza dalla tua decisione di fare il salvatore della sinistra (che non solo non hai salvato, ma sta peggio di prima).

Ma io ti capisco, Uolter Veltroni. Non è facile essere così avanti sui tempi da esservi indietro, come teoria della relatività vuole. A te piace discutere, ti piace fare il real-socialist (in senso USA), quello che ama la cultura, i libri, finanzia il festival del cinema anche a costo di non riparare mai le buche della Prenestina o di altre strade (pressoché tutte). Ma questa è una costante dei sindaci di Roma, per cui te l'abbuono. A te piace essere tollerante e buono con tutti, Veltroni, e io sono d'accordo con te. Proprio per questo ti domando: perché non tolleri Bersani e il partito che tu stesso hai contribuito a fondare? [Anche se su questo punto ci sarebbe da discutere: visto che state tutti là da quindic'anni, 'sto partito avrà minimo trenta fondatori.]

Insomma, ti pare questo il momento di mandare la lettera a Scalfari, che poi non ho capito perché scrivete sempre a lui e a me no, chi sono io, il figlio della serva? Anch'io sono obamiano, real-socialista, progressista, mica solo te e gli altri settantaquattro che ti danno ancora retta. Dovete scrivere agli elettori, non a Scalfari.
È bello sognare, Uolter, ma in politica si dev'essere pragmatici. Per cui, ripensaci: cambia.

Saluti e pace,

tuo
Max Brody

(20 settembre 2010)

post scriptum: te lo ricordi cosa cantavano i mitici Pitura Freska? "Ma sarà vero? Dopo Miss Italia nera un Papa nero". Si riferivano a Prodi, ovviamente (dato che la canzone è del '97). Dopo quel bel biennio, tu hai mai più visto una Miss Italia nera? Denny Méndez è stata l'ultima. Allo stesso modo, vedi in giro "Papi stranieri" in grado di guidare forze riformiste? Chi sarebbero questi illustri esponenti della società civile? Montezemolo? Marchionne? Tanzi? Lo sai, vero, che un esponente della società civile si è affacciato alla politica nel 1994 con lo stesso obbiettivo, e non riusciamo a togliercelo più dai piedi?
post scriptum bis: Prodi non era un esponente della società civile, era un democristiano (buono, ma sempre affiliato a un partito).

martedì 17 agosto 2010

È UN GOMBLODDO DELLA ZINIZDRA, EPPEFFORZA.

Dev'essere una predisposizione genetica, se io e il concetto di espresso non andiamo d'accordo. Forse è perché per il nostro Paese esso è motivo di vanto (è arcinoto che, all'estero, le parole italiane più diffuse siano 'spaghetti', 'capuccino' - con una 'p' - ed 'espresso'), e quando qualcuno si vanta di qualcosa io tendo ad avversare e il qualcosa e il qualcuno (non vorrete privare questo giovane disoccupato di un ultimo svago?).

"Espresso" è sinonimo di celerità, affidabilità, italianità.

Eppure per me si identifica con i corrispettivi opposti.

Ad esempio, compro dei fascicoli da un ente-editore, il quale, non pago di avermi già lasciato perplesso di suo, si rivolge ad un "corriere espresso" per l'invio (invio che io pago). Il corriere espresso, per definizione, deve essere rapido ed efficiente. Ovviamente così non è e, fra telefonate mancate (da parte loro) e telefonate pagate (da parte mia), l'arrivo dei fascicoli avviene tre settimane dopo l'acquisto.

Ma, dice, se gli espressi non sono veloci, saranno almeno affidabili, non nel senso dell'efficienza (già persa), ma della fiducia. Non mi ritengo di "sinistra" in senso italiano (né, per par condicio, mi riconosco nella "destra" del nostro Paese), anche se, dato che bisogna etichettare ed essere etichettati per poter godere di un qualche vago riconoscimento, mi colloco dalla parte che fu, ai bei tempi, attribuito al Femminino Sacro (e, purtroppo, a Crispi). Quello a cui voglio arrivare è che, dell'"Espresso" (la rivista), mi sono sempre fidato. Sicché, dopo vario rimuginare, decido di iscrivermici, onde lasciare qualche mia riflessione. Mi sbrigo, ché devo pure scollegarmi, inserisco dati personali, dò, di malavoglia, il mio assenso al loro parziale trattamento, inoltro, ricevo, confermo e comincio a scrivere il mio primo commento, tutto ringalluzzito. La rubrica di Eco (la Bustina di Minerva) ospita vari commenti, i quali, leggendoli attentamente, non paiono brillare per particolare acume o raffinatezza; pertanto, penso, il mio passerà, nella peggiore delle ipotesi, inosservato. Commento l'ultima "Bustina", e mi pare di scrivere una cosa non proprio da cestino, in ogni caso non più illeggibile di quelle degli altri. Il giorno successivo, rientro nel sito e scopro che l'intera "Bustina", commenti inclusi, è stata cancellata. È proprio vero che le certezze sono come i castelli di carte, che basta un niente per farle crollare.

E veniamo ora all''espresso' forse più conosciuto: quello da bere. Direte: almeno con quello non avrai problemi. E invece le moke (moche? le moka? le mokò?) che utilizziamo in casa fanno un caffé allucinante. Altro che italianità: pare di bere caffé americano. La beffa è che quelle caffettiere le ho comprate io, convinto di aver sostituito degnamente quelle, incredibilmente peggiori, che avevamo prima. Beh, sì, le ho sostituite degnamente: non proprio come volevo io, però.

Dev'essere una predisposizione genetica, sì. O forse, nei miei casi, si è trattata di semplice sfiga. Più probabilmente una teoria non esclude l'altra: mi sa che ho una predisposizione genetica alla sfiga.



POSTILLA:

Ho scritto questo post due giorni fa, ma non sono riuscito a pubblicarlo prima di oggi. Ma è stato un bene, in quanto nel frattempo sono accaduti ben due fatti misteriosi. Il primo è che oggi è morto Cossiga, fu Presidente Emerito che fu Presidente in carica quando nacqui io: il mio primo Presidente, insomma. Buon per lui che i miei primi ricordi personali si addensano intorno al '92, quando lui finì il mandato, così posso parlarne male solo riferendomi agli ultimi 15-20 circa, quando era già vecchio e rincitrullito (dall'età). Il secondo fatto è che, controllo dell'ultimo minuto, quella pagina dell'Espresso di cui parlavo sopra è stata ripubblicata oggi, mio commento incluso. Qual é il nesso? È che lì compare il Cossiga più puro, in una bella foto d'antan, con cappello di piume in testa, a simboleggiarne l'agone politico che l'agitava e che contribuiva ad agitare ("seppelliamo l'ascia - o piccone - di guerra!" e "hoka-hey!"). Perché ripubblicarla (sembrerebbe essere una pagina del 4 Luglio '96)? E perché proprio oggi? Come sappiamo, fu Cossiga ad appoggiare il governo D'Alema, succeduto a quello di Prodi del '96. Cosa significa tutto questo? Sono solo coincidenze? Quali enigmatici fili lega Cossiga, la morte, Umberto Eco, i commenti del sottoscritto? Oggi è morto Cossiga; oggi ho letto un libro di Eco (ma anche i fascicoli di cui parlo più sopra!); oggi la rubrica di Eco con il mio commento è stata ripubblicata (sbugiardando il post, quindi oggi il post è morto); io sono nato con Cossiga Presidente; la rubrica si riferisce a Cossiga. E' chiaro che c'é qualcosa sotto, altro che Ustica.
Oggi ho pure avuto un mal di testa di quelli miei: visto l'andazzo, forse ho rischiato di morire. O forse mi serve solamente del caffé. Non il mio, possibilmente.

domenica 25 luglio 2010

A yankee boy



Avete presente quei film americani con protagonisti ragazzi e ragazze "normali", che (perdonate la confusa spiegazione), all'interno della propria quotidianità, vivono incredibile avventure? Le gemelle Olsen, alcune cose con Steve Martin degli anni '90, i film che trasmette Italia Uno la Domenica pomeriggio...quella roba là, ecco.
Non per vantarmi (non c'é molto di cui vantarsi), ma sarei il protagonista perfetto per un film di quel tipo.

1-Sono giovane. Tipo Shia LeBoeuf, per dire.

2-Ma, a volte, ragiono come un quarantenne. Qualità indispensabile per risolvere eventuali enigmi ("prendere il tramezzino con la provola o i funghi? La provola no, mi rimane sullo stomaco") o sciorinare aneddoti di vita vissuta con le ragazze ("sai che una volta ho preso la verde fino a Cimiano?"), che fanno sembrare fighi e pieni di cose da raccontare (per qualche imperscrutabile ragione, alle ragazze piacciono i tipi così).

3-Altre volte mi mostro come, forse, realmente sono: un immaturo ventiduenne. Il che è perfetto per le sequenze sentimentali: sapete, "tu non mi capisci", "no, tu non mi capisci", "no, tu", "no, tu", "no, tu", "ok, io sono stupida, sei contento?", "no, non sei stupida, sei falsa", "mi tratti sempre male", "non è vero, io ti amo", "non ti voglio più vedere", "e allora vattene", e conseguenti tormenti vari.

4-Non sono bello, né figo, ma nemmeno un bidé multifamigliare. Non vengo guardato con repulsione (sì che possa scambiare parole con altri esseri umani), tranne che dalle casalinghe sopra i 55, che mi vedono come (e purtroppo ricordo loro) il proprio figlio nullafacente.

5-Ho un rapporto travagliato col gentil sesso (le donne, eh): o niente o troppo (soprattutto niente). L'ideale per un amore tormentato come dev'essere quello di un eroe: ci provo con tutte, mi va sempre male, e intanto mi struggo per una che non posso frequentare e/o che per qualche motivo mi odia.

6-Indosso pressoché tutto l'anno una maglietta e un paio di jeans (non sempre-sempre gli stessi, ma i modelli sono due-tre), unite a scarpe altrettanto casual. Il protagonista di una fiction popolare dev'essere sempre riconoscibile, chi è nel settore lo sa. Siccome non sono di carta, qualche piccolo cambiamento ci può stare, certo. Ma guai a non sembrare sempre uguale, eh.

7-Anche se la odio (ma non ci posso fare nulla, alla fine capirete il perché), giro praticamente sempre con una borsa a tracolla color "indiana jones", per tre quarti vuota - e trattasi di una borsa che anche vuota pesa, non si sa come, una tonnellata - e per un quarto piena di cose necessarie alla sopravvivenza (gomme da masticare, il Moment, acqua, un qualsiasi cosa da leggere, penna, matita e carta varia). Un esploratore pronto a scoprire il mondo.
All'occorrenza, con l'aiuto di un semplice k-way da scalatore (lievemente modificato) e di una diversa disposizione della borsa (stavolta in mano), mi trasformo in un giovane manager rampante, non impomatato (ché si deve fuggir l'affettazione) ma con un vag(hissim)o fascino. E' importante sapersi adattare alle persone e/o alle situazioni che ci si trova di fronte. Specialmente se l'ambientazione è urbana. Se ci fate caso, i protagonisti dei film di cui sopra hanno sempre questa caratteristica, che vestono sempre allo stesso modo, e ovunque tu li metta non sfigurano mai.

8-Nei momenti più intimi, però, sono me stesso. Non sono un supereroe, ma un fragile uomo. Pure troppo, forse, ma il maschio di oggi dev'essere rude e effemminato al tempo stesso, onde poter recepire una più vasta gamma di critiche.

9-Ho dei principi. Pochi, ma ne ho. Ad ogni modo, non essere malvagi (ovvio) non equivale ad essere sprovveduti.

10-Essendo, come si diceva al punto 8, un essere umano con tutti i crismi (all'incirca), sbaglio & ho diversi difetti: linguaggio a volte scurrile, a volte ampolloso, tendenza a rinviare all'ultimo istante, tendenza a sembrare fuori posto, tendenza a metter becco su questioni altrui, contraddizioni, mancanza di volontà, accidia, goffaggine, lamentosità, autolesionismo, depressione, puzzette. E questo è solo un piccolo campionario. Sono molti di più, ma mi rendono umano. Almeno, così mi piace credere.

11-Sono un fine humourista, ma anche grossolano ("grosso lano", ah ah ah! ...appunto). Faccio battute spiritose (ma non in continuazione come Groucho), con una particolare predilezione per quelle più vecchie, così da non far ridere nessuno. Sono però natural-mente goffo (come dicevo poc'anzi) e allora sì che i presenti si sganasciano dalle risate. A seconda di come mi alzo la mattina (nel 90% dei casi, male), il mio humour inglese può tramutarsi in sarcasmo, ironia acida e humour nero: questo fa presa sulle donzelle, tanto che sul momento fingono di scandalizzarsi e osano persino toccarti, dandoti quella piccola pacca che ti fa sentire tanto idiota/bambino, ma fiero di aver fatto colpo.

12-Per finire il trittico: sebbene profondamente ignorante e inesperto di qualsivoglia attività, riesco ad apparire colto (e sui trivia, le cose inutili, forse lo sono). Ma non sempre: a volte faccio certe gaffes che neanche il premier. In me Bene e Male si bilanciano, insomma. In teoria ho costantemente voglia di aiutare le persone, anche e soprattutto sconosciute (qualità da eroe protagonista), ma non sempre lo faccio (caratteristica umana).

13-Da bravo eroe del quotidiano, affronto più o meno giornalmente minacce e supercattivi: masse di scolari che scendono dal treno, climi tropicali, burrasche, persone apparentemente normali che maledicono la specie umana in quanto "invadente"(sic), attese di otto ore, luci accecanti, affabulatori affamati di spiccioli, volantinisti, interisti, leghisti, automobilisti pronti a sfrecciare sulle pozzanghere spinti da follia inzaccheratrice, cantieri eterni, professoresse sadiche, falsi giornalisti, sindaci distratti, giudiziosi sconosciuti.
D'altra parte mi imbatto in fatti o persone bizzarre, divertenti, curiose: bibliotecarie pettegole, conversatori solitari, colti clochard, ferrovieri anti-ferrovie, cinesi colpiti da amnesia, misogini convinti, ultrafemministe, punkabbestia, finti anarcorivoluzionari, fascisti leali, pseudo bigotti, giovani partigiani, Presidenti della Repubblica, comici di Italia Uno, scrittori famosi ma ignorati, fumettisti, scioperanti, protestanti, insistenti testimoni di Geova, gatti randagi, maiali da compagnia, topi da cartoon, bacarozzi, più animali che sul National Geographic..!

14-Ogni eroe ha la sua esclamazione tipica, che lo rende immediatamente riconoscibile, anche se parla da fuori campo. Io, senza sovrapprezzi, ne ho diverse. Alcune d'imitazione ("Giuda ballerino!"), altre di mia creazione ("Giuda" + epiteto vietato ai bambini), alcune castigate ("Che diamine!"), altre meno (inserite la parolaccia desiderata). Comun denominatore a tutte è un borbottio di fondo, incessante, coi suoi sbuffi, soffi, rimbrotti: una lagna costante, udibile anche da lontano, a cui ormai chi mi conosce si è abituato e a cui reagisce fuggendo prima che il sottoscritto arrivi col suo passo tutt'altro che felpato. Il vero eroe è innanzitutto un anti-eroe, con le sue debolezze, i suoi tic; eh, che diamine: che, io non posso averceli?

15-I ragazzi che agiscono in questi film, infine, sono sempre problematici. Se non hanno difetti fisici, hanno difetti psicologici; se non sono psicologici, sono fisici. I miei sono sia fisici che psicologici, quindi sono a posto.
Conoscono tante persone, parlano con tutti, hanno tanti amici; ma sono solitari, non hanno voglia di parlare, solo col Migliore Amico, gli altri sono falsi. Vogliono bene a mamy e papy, ma non li reggono più. Sono parsimoniosi coi pochi soldi che hanno, non li buttano via come i loro normali coetanei, ma li scialacquano in cose inutili e spesso assurde, che li rendono gli zimbelli del paese. Hanno pensieri molto profondi, filosofeggiano sul senso della vita e della morte, guardano le nuvole, si meravigliano di fronte alle lucciole (gli insetti, dico); ma poi si piangono addosso perché non vanno alle feste a farsi una limonata (non quella coi frutti, dico). Stanno bene con loro stessi e col mondo, e poi sono sempre incazzati col mondo e con loro stessi - notare il chiasmo.
Insomma, sono un tormento unico. Inutile dire che il sottoscritto è anche peggio. L'unica differenza è che, di solito, questi casi patolog...ehm, questi eroi hanno il cane (Bob, o Buck, che poi viene rapito dal cattivo, scappa, o lo liberano, e slinguazza tutti, tutti gli dicono "bravo, evviva, ti voglio bene" e lui abbaia verso il cielo), io il cane non l'ho mai avuto, però una volta tiravo la lingua al dobermann di mia zia, che non mi faceva niente, è morto da quasi vent'anni e, che buffo, ci sono ancora affezionato...sono proprio uno yankee.

Cari registi USA, che aspettate? Io sono qui, pronto a giocare a baseball, a ritrovare il graal (nel Minnesota), a farmi leccare dal cane, ad imbarazzarmi di fronte a Samantha, del primo anno di college. Ma fate presto, che la vita è breve.

martedì 20 luglio 2010

Il pozzo e il Pendolo

Per quale motivo una raccomandata costa dai 4 ai 5 € e ci impiega 4-5 giorni per arrivare, e spesso nemmeno arriva (cercando su internet si trovano certe storie assurde), mentre un semplice 'pieghi di libri' - o 'piego di libri', ma non s'é mai capito perché il plurale sia spesso invariabile - costa al massimo 2.50 € e arriva il giorno seguente a quello di spedizione?
Insomma, a cosa servono le raccomandate? Perché sceglierle? A volte vien voglia di buttare tutti in un pozzo e lasciarli marcire lì.

(Me Medesimo, stamattina)


-Hai sentito?-
-Cosa?-
-Il Pendolo. Schiantato. SPATASPAM!-
-Sì, l'ho letto qui. Che tristezza.-
-Han colto l'Occasione.-
-Sì, di fare una cazzata. Perché fare feste in una sala di tale importanza? Mah.-
-Appunto, mah.-
-Povero Libro.-
-Perché? Quello resta, mica s'é rotto.-
-Sì, però... il Conservatoire... l'ambientazione... non si perderà qualcosa?-
-Naa... il Libro è il Libro, lo sarà sempre.-
-Il tuo preferito?-
-Il mio, ma anche di altri, penso.-
-Eh, coi tempi che corrono... si sa mai. Magari sei l'ultimo a cui piace.-
-E chissene. A me piace ciò che mi piace. Mai vergognarsi di ciò che piace.-
-E se a me piace il fetish?-
-Ti cerchi altri feticisti e vi frustate in santa pace.-
-Sei convincente, quasi. Son d'accordo che non bisogna perdere l'Occasione.-
-Anche perché capita solo due volte nella vita. La prima, all'improvviso, nemmeno te ne accorgi, e quindi la perdi.-
-Tu quando l'hai persa?-
-Mah, credo di averne persa più d'una..-
-Ma hai appena detto che..-
-Sì, lo so, ma io sono un caso a lato (c'é chi dice patologico). Una, comunque, dovrei averla persa nel 2003. Avevo quattordici - quasi quindici - anni, lessi il Libro in due o tre giorni.-
-Uòuv, roba da vantarsene per gli anni a venire.-
-'Nzomma, mica tanto. Ora che l'ho riletto mi sono accorto che, non solo me lo ricordavo a linee non grandi, ma enormi, talmente enormi da non scorgerle più, ma anche che, sostanzialmente, ci avevo capito poco. Perlomeno la 'morale' finale non l'avevo colta.-
-Adolescente truzzone.-
-Delfino goloso. Sì, all'epoca fingevo di essere truzzone, o forse lo ero davvero, o forse lo sono ancora. Ad ogni modo tutte quelle citazioni, palesi e nascoste, quell'ammasso di nomi e date, di trivia, per un quattordicenne che si è dovuto educare da solo (culturalmente parlando) era/è un po' troppo.-
-Perchè adesso hai colto tutto, invece.-
-Abbastanza, grazie. Sai? La voce messa in giro per screditarlo, dice che il Libro è noioso, prolisso, verboso. Balle, è piacevolissimo, divertente e appassionante.-
-Sì, ma tu sei già appassionato a Templari, graal e quelle baggianate lì. Chi non lo è s'annoia.-
-S'annoia perché ha pregiudizi. Se leggesse il Libro, scoprirebbe che Esso non è altro che un Gioco, che non prende sul serio quelle 'baggianate', come le chiami tu.-
-Preciso: io le chiamo baggianate perché a me piacciono, conosco abbastanza la materia e posso permettermi di prenderla in giro.-
-Bravo. Così fa il Libro. Ricorda: la Vita è un Gioco.-
-Nulla va preso sul serio.-
-Né sull'oglio.-
-Che sennò scivoli.-
-Degna risposta ad una battuta pessima. No, è il Gioco che non va preso sul serio. I giocatori sì.-
-L'Uomo è il giocatore. Quindi l'Uomo è importante? Conta qualcosa?-
-Solo se è bravo in matematica.-
-C'est terrible.-
-Escussez-moi. L'Uomo conta, sì. La Storia la fa l'Uomo. Il Piano di Belbo e Casaubon è un Gioco, ma è la Storia.-
-Ufficiosa.-
-Ufficiosa, ok. Sta di fatto che, quando si giunge alla fase di Malkut, ovverossia in punto di morte...-
-Tié.-
-E' così, che vuoi da me? ...quando si entra in Malkut, l'ultima sefirot, ecco che ci si accorge di quando si era persa l'Occasione...-
-Ah, la famosa seconda volta. Non te n'eri scordato, dunque.-
-Non mi scordo nulla, non sono una chitarra.-
-Mamma mia. Facciamola finita, ti prego...una tregua.-
-Ok, niente battute orrende sino alla fine. Ma dicevo: ...perdiamo l'Occasione una volta, ma non lo sappiamo, e passiamo tutta la Vita a cercarla inutilmente. Quando muoriamo la vediamo, "ecco dov'era, che pirla!", schiaffo sulla fronte, risata finale e caput!, finita lì.-
-Che risate. La vanità della Vita.-
-Sì, ma anche no. Il senso della Vita è non avere Senso. (Ti risparmio la battuta sul tatto, causa tregua). Il Senso ce lo costruiamo noi: per un RosaCroce sarà giocare al Templare, per un massone giocare al RosaCrociano, per un ciarlatano sarà fingere di avere poteri..-
-O truffare gli stolidi.-
-O truffare gli stolidi, perché no, il senso non dev'essere giocoforza (e ahimé) positivo. Guarda il Berlusca.-
-Che è stato un massone! Tutto torna!-
-Vedi? Ad esempio, il senso di un nerd sarà avere la ragazza.-
-E poi rimpiangerla per mesi quando l'avrà stupidamente persa.-
-L'ironia è il sale della Vita, per cui sfotti pure (ma non esagerare). Ma sappi che il mio fine non solo le ragazze, quelle sono un mezzo, il mio fine è un altro.-
-Ridiventare misogino? Ci stai riuscendo, mi sembra. Attento a non entrare in Malkut.-
-No, il passato è passato, il suo scopo è essere ricostruito, ma non per essere rivissuto.-
-E allora, qual é il tuo fine? Il tuo Senso?-
-Non te lo dico.-
-Non lo sai nemmeno tu, dì la verità.-
-Beh, sono disoccupato, vedi un po' te. E poi cosa insegna il Libro? Malkut è Malkut. Non c'é Senso. Prendi la Vita per quello che viene.-
-Che poi è la morale di Lost.-
-E cosa appare in Lost? Un certo mister Eko e un Pendolo.-
-E da più importanza all'Uomo che al Mistero! Tutto torna!-
-Visto? Basta avere pazienza... prima o poi le risposte arrivano.

Almeno spero.-

giovedì 15 luglio 2010

Stupefacente, lo acquisto!











Quest'annata non è stata facile per me, ormai è risaputo. E chi non ha annate facile, è risaputo, ha bisogno di qualcosa che lo stimoli: lo cerca, non lo trova, non lo cerca più. E' lì, non c'é bisogno di cercarlo. Basta allungare la mano, prendere la bottiglia, o la sigaretta, o la siringa, o la polvere.

Io prendo il mouse.
E clicco su E-Bay.
E cerco "Martin Mystère". E scorro le pagine, una dopo l'altra, l'altra dopo l'altra ancora, l'altra ancora dopo l'una, poi, dopo l'una, mi riposo un po', poi alle cinque-sei ricomincio: e faccio offerte, ma più spesso 'compro subito', chi conosce il gergo e-bayiano sa cosa vuol dire. E mi aggiudico oggetti, e contatto utenti, e pretendo pieghi di libri, altrimenti non lascio l'indirizzo, e compro, e, soprattutto, spendo, e, soprattutto, spando, e controllo la posta tutti i giorni, e se la busta arriva sono contento e batto le mani come un bambino a cui hanno regalato, non dico una nuova console o un nuovo cellulare, ché ormai chissene, ma almeno una escort personale, e se la busta non arriva la fronte si corruga e la faccia assume un'espressione avvilita e mogia, e allora decido di cercare un altro pezzo da acquistare, e quello che non arriva si fotta, se non arriva lo denuncio.
E quando poi arriva - perché tanto arriva, le fregature non sono così tante quanto si creda, a meno che la calotta cranica non racchiuda l'aria - batto le mani e saltello, perché nel frattempo sarà arrivata anche l'altra busta, quella che avevo comprato per stizza, ma che avrei comprato comunque, quindi tanto di guadagnato, due buste al prezzo di due buste, ma si fa finta che il prezzo sia di una.
E dopo di volata sul forum, a vantarsi degli acquisti, altrimenti non c'é gusto, e poi subito sul sito d'aste a cercarne altri, a prezzo stracciato, il piacere del collezionista non è trovare il pezzo mancante e/o magari quello raro, ché tutto, prima o poi, si trova, ma trovarlo a poco, o comunque a meno di quanto mediamente il mercato propone: in tal caso l'acquisto è d'obbligo. Fondamentale presa di potere per un animo sconfitto nella vita cosiddetta "normale". A volte, quando capita un'occasione, viene voglia di ripeterla, nonostante si sia acquistato il pezzo poco prima, solo per il gusto di togliere il piacere a qualcun'altro. Il collezionismo rende maligni, a volte perversi.
E' una spirale da cui si esce solo in un determinato momento (tralasciando cataclismi che obbligano ad abbandonare casa e materiale): quando la collezione termina. Solo allora, quando si hanno tutti i pezzi del puzzle, la questione risale dalle viscere e rinfresca gli stantii neuroni: "E mo' che ci faccio?". Si aprono diverse strade: c'é chi prosegue, ormai posseduto dal demone, e la cattiveria sfocerà in reati veri e propri; c'é chi ha una crisi mistica, butta tutto, si fa monaco e va sette anni in Tibet a farsi sculacciare dai militari; ma più spesso la crisi è materiale, psicologica ed economica al tempo stesso: ed allora ci si rituffa su E-Bay, stavolta però per vendere tutto, e giorno dopo giorno, asta dopo asta, ti accorgi che non hai venduto una ceppa, o se hai piazzato qualche vago pezzo qua e là hai recuperato un terzo di quanto avevi speso e perdipiù hai perso tempo a impacchettare e spedire i pacchi.
E pian piano capisci che non ce la puoi fare, che qualunque cosa farai, qualunque oggetto venderai, tu sempre un fallimento resterai, ed allunghi la mano, cercando la bottiglia, la sigaretta, la siringa, la polvere...


Tranquilli.
Come? Non eravate preoccupati? Capisco. Beh, tranquilli lo stesso.
Quanto scritto sopra costituisce un auto-esorcismo per chi scrive: è vero che ho avuto una brutta annata, è vero che mi sono dato all'alcool (ma in maniera moderata) dopo anni di astemia (?), è vero che ho tentato con il fumo (abbandonato causa elevati costi e perché, visto che sono nato coi canali respiratori già sulla via della cancrena, gli unici effetti che ho provato inebriandomi di tabacco sono stati un dolore alla nuca (?) e tanto gas sprecato), è vero, infine, che mi sono buttato su E-Bay ad acquistare forsennatamente pezzi fuoriserie e particolari di Martin Mystère. Ho persino fatto il conto in banca per pagare i bonifici.
E questo, unitamente all'aver concluso tre aste in due giorni, mi ha dato da pensare: non starò esagerando? Risposta: mah. (da notare che 'mah' è, ormai, la risposta definitiva a qualunque quesito io mi ponga). Insomma, i miei acquisti sono stati tutti di scarso valore monetario e, d'altronde, in vent'anni e passa non ne ho fatti molti, per cui mi scagiono da ogni accusa, Vostro-Mio Onore. Magari una pausa, ecco, quella sì. Mi conosco (purtroppo), quando qualcosa mi prende mi lascio trasportare fino al disastro, che si tratti di persone (come l'anno passato) o cose (come in questo caso): un po' di moderazione non guasterebbe.
Ce la farò a seguire cotal consiglio?

Mah.

martedì 8 giugno 2010

Senso contrario! ovvero La Difficile Arte del Trasumanar


















La notizia rimbalza come una pallina da 'tennis tavolo' (ping pong pare una scimmia) su tutte le principali testate giornalistiche e non: pare proprio che - ebbene sì - gli occhi "seguano" i sogni durante la fase REM.
Prendiamone una a caso, di testata (La Stampa):

Esistono molte teorie sul perché durante la fase Rem del sonno gli occhi si muovano, secondo un recente studio pubblicato dalla rivista Brain la spiegazione è semplice: l’occhio “guarda” le scene dei sogni, e le segue come se fossero vere.

I ricercatori dell’ospedale Pitiè-Salpetriere di Parigi sono giunti a questa conclusione studiando dei pazienti affetti da un particolare disordine del sonno Rem, che durante questa fase non avevano la temporanea paralisi che si ha normalmente, ma mimavano con il corpo i gesti fatti nel sogno.

«Questa patologia è una vera e propria finestra sui sogni - spiega Isabelle Arnulf, uno degli autori, al sito di Scientific American - se questi soggetti sognano di calciare, saltare, colpire qualcosa automaticamente il loro corpo lo fa. È come avere i sottotitoli».

Avete presente quelli che sognano di fare all'amour e baciano il cuscino? Ecco, siamo lì.
Ma lasciamo proseguire l'articolista senza nome:


Cinquantasei soggetti affetti dal disturbo e 17 persone sane sono state monitorate durante il sonno, con i movimenti oculari registrati attraverso degli elettrodi e i comportamenti monitorati con delle telecamere. Dopo ave visto che gli occhi si muovono allo stesso modo nei due gruppi, i ricercatori hanno confrontato i movimenti oculari con quelli corporei dei soggetti malati, verificando che nel 90% dei casi corrispondono: un soggetto che sognava di baciare una donna alla sua sinistra guardava effettivamente da quella parte, ad esempio, e uno che sognava di scalare una montagna muoveva gli occhi su e giù per verificare a che punto era.

L’idea spiega l’articolo, è venuta ai ricercatori guardando il video di un ex fumatore che sognava di fumare una sigaretta con movimenti del tutto simili a quelli veri.

Ora, il mio commento a tutto ciò è: capirai che scoperta. Io "vivo" i miei sogni praticamente da quando sono nato. Non che amoreggi col cuscino (ehm...) durante le mie oniriche acrobazie a luci rosse, per carità, ma i miei sogni (anche quelli, numerosi, ad occhi aperti) sono quasi sempre dotati di "consistenza" (se di "consistenza" si può parlare, difatti ci ho messo le virgolette, altrimenti non ce le mettevo) e spesso mi ritrovo a comportarmi come quell'ex fumatore, al quale, peraltro, va tutta la mia solidarietà, vista la condizione a cui si è ridotto.
Non mi sta bene, però, che la sig.na Arnulf, con aria di sufficienza (massimo massimo di buono --, toh), vada in giro a dire che noi che sogniamo come si deve siamo casi patologici, che lo può dire a sua sorella, che nemanco mi conosce, eh vedi un po' te, che roba.



Cmq (= comunque - ounue) perché vi narro tutto questo popò di scienza? Perché mi serviva un labile collegamento per la scioccante rivelazione che sto per fare al mondo.
Oggi, in data 8 Giugno 2010, il sottoscritto ha, per la prima volta da che è venuto al mondo (lo stesso a cui ora fa la rivelazione), perso i sensi. (Sia pure per qualche secondo).


I miei detrattori apostroferanno: "massaiquantocenefregaanoi?"; ebbene, sappiate che perdere i sensi è un'esperienza sì dolorosa ma estremamente affascinante. Quando è passata. (A proposito: ringrazio il malcapitato tizio del locale greco che mi ha fornito l'acqua: senza di te ora non sarei qui. - O forse ci sarei ancora, ma fa più scena se dico così)
Per quale motivo? Perché perdere i sensi significa staccarsi dalla vita terrena e trascendere lo spazio e il tempo. Tipo che tu svieni per due secondi, poi guardi l'orologio ed è passata mezz'ora e devi pedalare tutto sudato per scofanarti la pita gyros prima che si raffreddi.
In secundis, quando si è sul punto di perdere i sensi si fanno tanti pensieri, per cui, più tardi, puoi riflettere sulle persone e sulle cose alle quali rivolto l'ultimo pensiero prima di staccarti dalla vita terrena e trascendere ecc.ecc. e così riempirci un post.


Ed ecco il labile collegamento con la notizia di cui sopra. Mentre mi trovavo seduto su quello sgabello, e vedevo il succitato tizio muovere le labbra, ma non udivo niente, tanto che pareva che gli effetti dell'atomica fatta esplodere da Juliet fossero giunti sin qui dal '77; mentre mi accorgevo che i contorni dei vari oggetti che mi circondevano si stavano facendo via via sempre più indefiniti, sino a sprofondarmi nell'oscurità più totale; insomma, mentre trasumanavo e le mie pupille sguazzavano in quel nero, ero perfettamente cosciente. Motivo per cui i miei pensieri furono i seguenti:

"Che figura di m...."

"Finalmente perdi i sensi anche tu, idiota"

"Mmm...forse non dovevo fare la salitona in bicicletta, considerando che non ne inforcavo una da otto anni e che ho pure donato il sangue"

"Ahio mi duole tutto!"

"Chissà se cadrò e mi spaccherò le mascelle sul pavimento"

"Beh, magari è la volta che mi passa il bruxismo"

"Ma prima che voleva quello?"

"*******, ti ho amato tanto"

"Perlomeno non devo laurearmi"

"E nemmeno lavorare"

"Sì, insomma, alla fine mi sta bene così"

"Ma che tristezza, però"

"Cos'é che dovevo prendere per pranz..."

e poi puff.

Notare lo spessore di codesti pensieri. Una profondità tale da far impallidire Leopardi.
Ovviamente, in seguito, ffup, il nero è scomparso, i contorni si sono fatti più ridefiniti, i sensi son tornati (in particolare il gusto) e, checché se ne dica, sono ancora qua a funestare il web con la mia presenza.
Sono quelle coincidenze che rendono la vita degna di essere vissuta: proprio oggi il mitico La Rosa parlava di esperienze pre-morte, che non c'azzecca niente, o quasi, però citava Alice di Lewis Carroll, e gli oggetti, quando hanno i contorni indefiniti, sembrano proprio usciti dal Paese delle Meraviglie. O da un quadro di Van Gogh. O da una experience di Timothy Leary. Una cosa buffa, insomma.
E così, anche il sottoscritto può finalmente fregiarsi dell'onore di far parte della grande famiglia di quelli che, almeno una volta nella proprio grigia esistenza, si sono staccati e sono trascesi e trasumanati. Voi ne fate parte? Cosa ne pensate?


Qualunque cosa ne pensiate, l'importante è che non la imitiate. Potrebbero prendervi per pazzi. O per gente che sogna. In fondo, la differenza è alquanto sottile, non vi sembra?

lunedì 31 maggio 2010

Il numero duecento! (tutto a colori)

Oggi non avevo la più pallida idea di cosa scrivere (di solito non ho idee lo stesso, ma almeno sono abbronzate), quando, per una di quelle curiose coincidenze che, come dei fili sottilissimi, guidano la nostra esistenza, sotto il rigido sguardo delle moire orfei, pronte a reciderli quando meno ce l'aspettiamo, insomma (mi fermo che tanto il periodo ha perso il suo senso logico), stavo lì che mi grattav... ehm, che rimuginavo, quando mi accorgo che questo post è il post numero duecento pubblicato su questa specie di blog.
Il Numero Duecento!! Numero magico, numero rotondo, numero a tre cifre (ma più grande del Cento), causa, in molti, di triscaidecafobia (a patto di sottrargli centottantasette)!
E pensare che, quando iniziai a tenere il blog (o chi per esso), non immaginavo certo che un giorno avrei festeggiato questo ampio traguardo. Eh, ero giovane e sbarbatello, allora. Oggi sono giovane, ma solo per l'anagrafe, e ho la barba, da bravo finto intellettuale. Detto ciò, grazie a tutti coloro che, in questi duecento post, ci hanno sostenuto (me e il blog). Duecento di questi post.

Come festeggeremo? Boh, io sono asociale, non sono pratico. Diciamo che l'inaspettato traguardo mi ha suggerito diverse riflessioni che potrete leggere di seguito. Sono molto importanti per la continuity. E poi, come da tradizione, abbiamo il tutto-a-colori... 'nsomma, questo passa in convento. Ma si dia inizio alle danze.

Riflessione Uno. Che gusto c'è a possedere un giornale se non ci si parla un po' addosso? (cit.) Chiedere a Feltri. Fatelo voi, che a me viene voglia di malmenarlo ogni qualsivoglia volta lo vedo. Comunque, quando iniziai il blog, nell'ormai remota estate del 2008, lo feci non tanto perchè avessi chissà cosa da scrivere; non tanto perchè annoiato e poco voglioso di studiare; non tanto perchè, al giorno d'oggi, se non hai un soscial netuò:k non sei nessuno; quanto, piuttosto, perchè, come già avevo fatto in altre occasioni, copiai spudoratamente gli amici Luttazzi4ever e DjJurgen (nei link trovate il loro Bloggo degli Sgrittori). Perchè li copio in continuazione? E perchè essi non mi querelano o mi diffidano dall'imitarli? Alla seconda domanda si può rispondere facilmente: perchè non hanno mica il brevetto del blog. E poi sono brave persone, hanno la pazienza di Giobbe, loro (io gliela restituii subito). Rispondere alla prima domanda è più complesso e richiede un atto di fede: dovete sapere che le idee circolano nell'aria e, gira gira, sono sempre le stesse: quello fa l'i-pod, quell'altro fa uscire subito l'i-pad, quell'altro ancora l'i-ped destr, l'i-ped sinistr, l'i-man destr, l'i-man sinistr, e così via; lo saprete anche voi. Ora aspettiamo l'i-rett (detto famigliarmente l'i-prot). Battute (orride) a parte, il punto è che le idee che hanno quei due loschi individui le ho anch'io. Solo che loro ci credono e le sfruttano. Io, che non ho nemmeno un'autostima, ma le faccio prendere il tram, no. Sicché vengo sempre anticipato sul tempo. Per cui, non mi resta che copiare: del resto, da piccolo ho visto tutti i film dei Vanzina, qualcosa m'è rimasto.

Riflessione Due. Quando si fanno post di questo tipo, scrivere sempre tutti i numeri per esteso, anziché in cifra. Aiuta ad allungare il brodo. Quindi, non "200", ma duecento. "E se devo scrivere" - potreste ribattere - "chiama il 118, che un tizio è stato investito?". In quel caso dovrete essere fortunati che ci sia qualcuno che sappia scrivere (non è cosa così scontata, oggigiorno; questo blog lo comprova). Poi, francamente, fareste meglio a chiamarlo voi, che prima che qualcuno tiri fuori il cellulare o smetta di fare le foto l'infelice è bello che schiattato. Nel caso, astenetevi.

Riflessione Tre. Io e la redazione (La Redazione è il nome che ho dato alla mia lampada da tavolo, la quale, contrariamente a quanto sareste portati a pensare ad un'occhiata superficiale, non svolge la funzione tipica per oggetti del medesimo tipo, ossia fare luce, ma un compito altrettanto importante: arreda la scrivania. Anche perchè in questo istante ci sono trenta gradi e un sole che spacca le pietre e non mi va di elargire denaro superfluo all'Enel) sappiamo bene che, da qualche tempo a questa parte, il nostro blog dal nome ballerino (tanto che stiamo pensando di chiamarlo Giuda) non fa più ridere come una volta. Però, però. Prima che annuiate, rifletteteci bene: avete mai terminato la lettura di un nostro post ilari e spossati dalle risate o, perlomeno, completamente soddisfatti? Pertanto, vi chiediamo solo un po' di pazienza. Potevamo chiederla ad Andrea, ma è morto. Mica è colpa nostra, non guardateci così. Su, cominciate a prepararla.

Riflessione Quattro. Ultimamente stiamo assistendo ad una strage di Grandi Personaggi. Sanguineti, Arnold, Dennis Hopper, i tizi delle ong filo-palestinesi, la Giustizia in Italia, i pesci del Golfo del Messico... noi, nel nostro piccolo, continuiamo ad esserci. Lo promettiamo. Ora scusateci, andiamo a mollare gli ormeggi.

Riflessione Cinque. Avevo in mente diverse riflessioni, mentre scrivevo me le sono dimenticate tutte. Patient. Che, se non erro, vuol dire "malato". Uhm. Che caso.
Ammettiamolo, i post celebrativi non li legge nessuno. Ma a me piacciono. Perchè si fa il punto sul passato, e conoscere il passato aiuta a comprendere il futuro che ci attende. Ecco, la morale l'ho fatta, allora sapete che vi dico? Farò il punto sul passato.

.
passato


Ecco qua. Come sarà il futuro? Che ne so, ho detto che aiuta a comprenderlo, non a prevederlo.
Attenderemo: nel frattempo, duecento di questi post, blog !!!