venerdì 20 marzo 2009

Camminare è un gesto sessista.

La società moderna se ne è inventate tante per complicare la vita alla gente (si pensi, ad esempio, alle Ferrovie). Uno dei paletti più odiosi che ha posto è la differente andatura che uomini e donne devono tenere mentre camminano.

Come tutti saprete, le donne sono tenute a muovere leggiadramente i glutei, ancando a destra e manca: non se ne conosce bene il motivo; sicuramente inciderà la particolare conformazione fisica femminile, ma sospetto che dietro a tutto si celi la sfacciata deriva pornografica che sta caratterizzando gli ultimi tempi (chi guarda il Big Brother sa a cosa mi riferisco). Insomma, chi ha organizzato tutto questo vorrebbe che le donne adescassero gli uomini in ogni momento, come se i maschi stessero sempre a guardare il fondoschiena alle ragazze (io, purtroppo, per compiere questi studi ho dovuto farlo, ma sappiate che è stata una sofferenza).

E gl'uomini? Come dobbiamo camminare noi rudi maschiacci (anche se definire "rude" il sottoscritto è come dire che Mourinho è un capace allenatore)?
Beh, abbiamo diverse opzioni. Possiamo sfruttare l'andatura a "gambe allargate", tipico dei gangsta-rapper, che permette un sollievo fisico all'altrimenti compresso muscolo virile e al contempo facilita al boss la segnalazione del passaggio della propria gang; la camminata "a là impiegato statale" consente a chi è frettoloso di recarsi ove meglio l'aggrada, senza per questo sminuire la propria carica di ormoni, benchè tale opzione sia adottabile solo se indossati pantaloni di una certa eleganza (i jeans non sono consigliati); il passo "casual" - qui sì che i jeans sono preferibili! - non travalica nè l'una nè l'altra andatura, ma trova più conveniente concentrarsi sugli ostacoli incontrabili sul percorso che sul modo in cui si sta camminando: a volte, per aggraziare un passo e alternare il 2° piede al 1° con soluzione di continuità, si tende a non notare le svariate buche di cui le vie italiane sono costellate, procurandosi così storte dal dolore immane.

Recenti studi hanno stabilito che la preferenza del gentil-sesso è rivolto verso la terza di queste alternative: un maschio che pensa al sodo e non all'apparenza è più affidabile - in un contesto futuro - di un fighetto che seduce e magari abbandona.

Dal canto mio, e qui entriamo nella sfera privata, ho amaramente constatato che mi ritrovo a bazzicare fra l'essere un impiegato statale e una persona normale. La mia indole mi porterebbe a dare importanza al panorama (magari osservando altri glutei femminili, ma solo per compiere altri approfonditi studi sull'argomento, sia chiaro), fregandomene, banalmente, "di come cammino". Eppure il mio tirar tardi su praticamente ogni cosa fa sì che debba ogni volta correre - da intendere come "camminare a passo svelto"- onde evitare di perdere i vari treni che debbo prendere al dì.
Ulteriore complicazione - e veniamo al sodo - deriva dalla cartella a tracolla che come un pollo m'accollo al midollo tutti i giorni. Se ne avete mai provata una, sapete bene come essa infierisca sul povero, maschio, sedere, picchiandolo ad ogni tentativo di avanzare sull'asfalto le suole. Se la società in cui viviamo non avesse imposto alla gente anche il modo di camminare, oggi potremmo risolvere il "problema cartella" con poderose e regolari ancate, tramite cui allontanare di volta in volta la minaccia.
Ma non possiamo, perchè solo le donne possono ancheggiare. Il che, per i miei gusti, è anche cosa gradita (per quelli che erano come il poviano Luca forse no), ma non è questo il punto.
Il punto è che siamo schiavi. Schiavi di una società da noi stessi creata. E finchè non faremo qualcosa, tutti insieme, rimarremo sempre sottomessi a chi gode nel vederci soffrire (si pensi, ad esempio, alle Ferrovie e ai produttori di cartelle a tracolla).

1 commento:

giorgia ha detto...

la donna ancheggia per la piacevole sensazione di sentir traballare la propria cellulite come un budino di gelatina, sicura dell'ancestrale certezza che gli uomini guardano le ossute modelle ma si fanno le seghe pensando a serena grandi.
il maschio, da parte sua, vorrebbe ostentare altrettanto passo sicuro, impedito dai calzoni a mezzo culo- gran trend del momento- per dimostrare al gruppo di femmine disponibili la propria virile superiorità.
ma nel momento fatidico del corteggiamento arriva il maschio usurpante, quello con la valigetta, il completo di armani, e il passo-culo-stretto,
quello che è perennemente in ritardo ma non può permettersi di correre e sudare (perciò accelera mantenendo serrate le natiche come se avesse un paletto nel culo),
e sfoggiando un sorriso sbiancato dal dentista poche ore prima, tira fuori il suo biglietto 1a classe pagato con american express, ed è così che la femmina preferisce farsi irretire dal potere del denaro che dal maschio virile.
e l'uomo normale?
quello è ancora alla macchinetta automatica che cerca di farsi ridare i 20 centesimi di resto....