mercoledì 3 giugno 2009

Un racconto..colmo di tristezza.

Mi chiamo John. John Smith. Non è un nome molto originale, lo so, ma non l'ho scelto io. L'ha scelto mio padre, Jack. Già; abbiamo tutti dei nomi molto originali, in famiglia.
Mi chiamo John, dicevo, e sono un idraulico. Lavoro a ore, non guadagno molto. Il lavoro scarseggia. Si dice sempre che gli idraulici guadagnino tantissimo, che quando servono non ci sono mai, e che per questo vengano pagati a peso d'oro. Beh, io sono l'eccezione che conferma la regola: ci sono sempre, ma non mi cerca mai nessuno, e per questo vengo pagato poco. Se volessi fare una battuta, direi che mi pagano con la tara. Ma io non la voglio fare, non sono molto spiritoso. Me lo dicono tutti: "John, tu non hai senso dell'umorismo", "John, non essere sempre triste, devi ridere ogni tanto, che fa bene", e io dico "sì", "va bene", magari sorrido un po', un sorriso leggero, che si spegne subito. Non ho voglia di ridere. Soprattutto non ne ho motivo. Cosa ho da ridere? Faccio un lavoro che non mi piace (anzi, visto il numero di chiamate che mi arrivano, non-faccio un lavoro che non mi piace), non ho una fidanzata, i miei amici mi dicono che sono ritardato...sì, è proprio questo, che mi dicono, i miei amici. Oddio, forse non sono proprio così amici, ma ho solo loro e, visti i tempi, me li tengo stretti. Meglio male accompagnati che soli. La solitudine è una brutta bestia. Una iena, direi: brutta e infida, che ride alle tue spalle. E io, ritardato, non me ne accorgo. Forse un po' ritardato lo sono, lo ammetto. In senso "tecnico", intendo. Cioè. Il medico mi ha detto che ho una specie di cosa alla testa, e che questa cosa mi fa capire le cose in ritardo. Ad esempio, se mi diceste "Guarda quell'elefante giallo che vola" io non capirei subito e risponderei "Eh?"; solo dopo, quando mi avrete ripetuto "Ho detto 'guarda quell'elefante giallo che vola', ritardato!" - sempre che avrete avuto la voglia di ripetermelo - solo allora mi volterò e dirò "dove?". E voi riderete. E mi darete del ritardato. Così fanno sempre i miei amici.
Comunque, questa cosa del capire le cose in ritardo mi da parecchi problemi al lavoro. Quando devo aggiustare un lavandino a volte mi blocco perchè vedo una cosa lunga e cilindrica, che poi fa una curva a gomito e "entra" nel muro. E io non capisco cosa sia. Rimango lì, ci penso un po', ma niente. Probabilmente mi viene una faccia da maniaco, con gli occhi socchiusi e il sudore che cola dalla fronte sporca, le mani appiccicose che, curiose, studiano l'oggetto come fosse un manufatto extra-terrestre. Non la tiro per le lunghe, anche perchè l'avrete già capito: è un tubo. Un normale tubo. Ma io non lo capisco. E quando se ne accorgono i padroni di casa, che non capisco, allora diventa dura spiegargliene le ragioni. Di solito non mi credono, e mi cacciano. Allora torno a casa, e passo la serata a guardare la tv, più triste dei programmi che mi vengono propinati. Ma non per la cacciata o per i soldi. A quello ci sono abituato. Ma per il tubo, quell'oblungo coso di metallo, dalla forma astrusa, il Mistero più grande dell'Universo, più dei "da dove veniamo?", "dove andiamo?", "c'è vita nello spazio?"; a me non frega niente di quelle cose, sono troppo grandi per la mia intelligenza modesta. No, io vivo solo per quel tubo. E per gli amici. Se non avessi tubo e amici, amici e tubo, non avrei ragione di continuare a restare su questo folle mondo. C'è chi una ragione di vita non ce l'ha, e magari la fa finita e la chiude lì; io sono fortunato, ho gli amici e il tubo. A volte anche insieme. Arrivano gli amici con il tubo e, per scherzare, me lo danno in testa, ripetutamente, fino a che non mi sanguina l'occipite; poi scappano e io devo inseguirli. Non vinco mai, a quel gioco, però mi diverto. E' l'unico svago che ho. Eh, sì, sono fortunato ad avere degli amici. Solo ora me ne rendo conto. In ritardo.
Non guardatemi così, non è colpa mia, se ci sono arrivato solo adesso. Per me è già difficile capire un tubo, che pretendete?


Quiz: indovinate quale barzelletta ho trasposto in racconto?
a-Qual è il colmo per un idraulico? Non capire un tubo!
b-Un uomo entra in un caffè. Splash!
c-Un tubo entra in un uomo. Ahiahiahiahiii!!

1 commento:

Tyrrel ha detto...

Direi che sia la prima barzelletta, ma non ne sono poi tanto sicuro... :P