martedì 17 agosto 2010

È UN GOMBLODDO DELLA ZINIZDRA, EPPEFFORZA.

Dev'essere una predisposizione genetica, se io e il concetto di espresso non andiamo d'accordo. Forse è perché per il nostro Paese esso è motivo di vanto (è arcinoto che, all'estero, le parole italiane più diffuse siano 'spaghetti', 'capuccino' - con una 'p' - ed 'espresso'), e quando qualcuno si vanta di qualcosa io tendo ad avversare e il qualcosa e il qualcuno (non vorrete privare questo giovane disoccupato di un ultimo svago?).

"Espresso" è sinonimo di celerità, affidabilità, italianità.

Eppure per me si identifica con i corrispettivi opposti.

Ad esempio, compro dei fascicoli da un ente-editore, il quale, non pago di avermi già lasciato perplesso di suo, si rivolge ad un "corriere espresso" per l'invio (invio che io pago). Il corriere espresso, per definizione, deve essere rapido ed efficiente. Ovviamente così non è e, fra telefonate mancate (da parte loro) e telefonate pagate (da parte mia), l'arrivo dei fascicoli avviene tre settimane dopo l'acquisto.

Ma, dice, se gli espressi non sono veloci, saranno almeno affidabili, non nel senso dell'efficienza (già persa), ma della fiducia. Non mi ritengo di "sinistra" in senso italiano (né, per par condicio, mi riconosco nella "destra" del nostro Paese), anche se, dato che bisogna etichettare ed essere etichettati per poter godere di un qualche vago riconoscimento, mi colloco dalla parte che fu, ai bei tempi, attribuito al Femminino Sacro (e, purtroppo, a Crispi). Quello a cui voglio arrivare è che, dell'"Espresso" (la rivista), mi sono sempre fidato. Sicché, dopo vario rimuginare, decido di iscrivermici, onde lasciare qualche mia riflessione. Mi sbrigo, ché devo pure scollegarmi, inserisco dati personali, dò, di malavoglia, il mio assenso al loro parziale trattamento, inoltro, ricevo, confermo e comincio a scrivere il mio primo commento, tutto ringalluzzito. La rubrica di Eco (la Bustina di Minerva) ospita vari commenti, i quali, leggendoli attentamente, non paiono brillare per particolare acume o raffinatezza; pertanto, penso, il mio passerà, nella peggiore delle ipotesi, inosservato. Commento l'ultima "Bustina", e mi pare di scrivere una cosa non proprio da cestino, in ogni caso non più illeggibile di quelle degli altri. Il giorno successivo, rientro nel sito e scopro che l'intera "Bustina", commenti inclusi, è stata cancellata. È proprio vero che le certezze sono come i castelli di carte, che basta un niente per farle crollare.

E veniamo ora all''espresso' forse più conosciuto: quello da bere. Direte: almeno con quello non avrai problemi. E invece le moke (moche? le moka? le mokò?) che utilizziamo in casa fanno un caffé allucinante. Altro che italianità: pare di bere caffé americano. La beffa è che quelle caffettiere le ho comprate io, convinto di aver sostituito degnamente quelle, incredibilmente peggiori, che avevamo prima. Beh, sì, le ho sostituite degnamente: non proprio come volevo io, però.

Dev'essere una predisposizione genetica, sì. O forse, nei miei casi, si è trattata di semplice sfiga. Più probabilmente una teoria non esclude l'altra: mi sa che ho una predisposizione genetica alla sfiga.



POSTILLA:

Ho scritto questo post due giorni fa, ma non sono riuscito a pubblicarlo prima di oggi. Ma è stato un bene, in quanto nel frattempo sono accaduti ben due fatti misteriosi. Il primo è che oggi è morto Cossiga, fu Presidente Emerito che fu Presidente in carica quando nacqui io: il mio primo Presidente, insomma. Buon per lui che i miei primi ricordi personali si addensano intorno al '92, quando lui finì il mandato, così posso parlarne male solo riferendomi agli ultimi 15-20 circa, quando era già vecchio e rincitrullito (dall'età). Il secondo fatto è che, controllo dell'ultimo minuto, quella pagina dell'Espresso di cui parlavo sopra è stata ripubblicata oggi, mio commento incluso. Qual é il nesso? È che lì compare il Cossiga più puro, in una bella foto d'antan, con cappello di piume in testa, a simboleggiarne l'agone politico che l'agitava e che contribuiva ad agitare ("seppelliamo l'ascia - o piccone - di guerra!" e "hoka-hey!"). Perché ripubblicarla (sembrerebbe essere una pagina del 4 Luglio '96)? E perché proprio oggi? Come sappiamo, fu Cossiga ad appoggiare il governo D'Alema, succeduto a quello di Prodi del '96. Cosa significa tutto questo? Sono solo coincidenze? Quali enigmatici fili lega Cossiga, la morte, Umberto Eco, i commenti del sottoscritto? Oggi è morto Cossiga; oggi ho letto un libro di Eco (ma anche i fascicoli di cui parlo più sopra!); oggi la rubrica di Eco con il mio commento è stata ripubblicata (sbugiardando il post, quindi oggi il post è morto); io sono nato con Cossiga Presidente; la rubrica si riferisce a Cossiga. E' chiaro che c'é qualcosa sotto, altro che Ustica.
Oggi ho pure avuto un mal di testa di quelli miei: visto l'andazzo, forse ho rischiato di morire. O forse mi serve solamente del caffé. Non il mio, possibilmente.

1 commento:

pippo ha detto...

queste sono quelle coincidenze del tipo che mi spingono a pensare che ci sia qualcosa sopra di noi a dirigere le nostre vite in un senso, anche se non sono proprio in grado di definire quel "qualcosa"...

fra l'altro, anch'io tendo a nutrire poca simpatia per le persone che si vantano, quindi grazie per avere giustificato la cosa tirando in ballo la nostra situazione di "sfigati disoccupati"...

adesso mi sento meglio, anche se, molto probabilmente, continuerò a non reagire più di tanto verso certe bassezze, pur odiandole tanto dentro di me...