giovedì 5 agosto 2010

La Bustina di Malerba. 2 : Come stare seduti a lezione

I miei venticinque lettori (di cui ventiquattro momentaneamente assenti) mi perdonino se mi ripeterò, ma siamo ancora agli inizi e si impongono, per coloro che, sbadatamente, dovessero capitare su questo blog, e darne un'occhiata distratta, delle spiegazioni.
Nel 2007 inaugurai, su altri lidi, una rubrica settimanale che, come forse avrete intuito, si ispirava alla ben più nota Bustina di Echiana memoria. L'esperimento durò molto poco, in parte perché il lido prescelto poco si confaceva ai temi trattati, in parte perché all'epoca ero - ahimé - piuttosto lunatico, e pertanto, dopo qualche settimana, mi stancai.
Siccome sono tuttora piuttosto lunatico, mi è preso lo schiribizzo di riprenderla e riproporla alla massa, a partire da quei (pochi) pezzi già pubblicati altrove e qui ripresentati senza revisione alcuna, eccezion fatta per gli inevitabili refusi che costellano la scrittura digitale.
Cotali pezzi risalgono tutti a tre anni fa - un periodo di grande fermento creativo per il sottoscritto - : per chi volesse, può essere interessante notare le differenze fra la società odierna e il mondo appartenente a quel remoto passato.

Due precisazioni:
La "Bustina di Malerba" che dà il titolo alla rubrica, l'avrete intuito, indica la quantità di erba che sono solito fumare prima di scrivere un servizio.
Da questa puntata, e per le prossime tre, sarà ospitata la ripubblicazione di un solo pezzo per volta, dopodiché, dalla puntata successiva (la sesta, quindi), inizieranno, se Iddio e l'Ispirazione vorranno, gli inediti.

Ri-Buona lettura, ri-dunque.



COME STARE SEDUTI A LEZIONE

Chi ha la fortuna di frequentare l'università (inteso come "frequentare le lezioni, perlomeno alcune", ma non si capisce che senso avrebbe iscriversi e non presentarsi mai, a quel punto meglio accumulare conoscenze da autodidatti, reinvestendo l'enorme somma per la retta a volumi e libercoli vari), sa bene che, solitamente, i corsi "più importanti" (ma anche in questo caso la definizione è di comodo) richiamano un numero impressionante di gente affamata di sapere.
Cosa voglia sapere precisamente, è un altro discorso, su cui non mi dilungherò: il lettore certo saprà bene la situazione in cui riversa il nostro Paese, per cui non si meraviglierà scoprendo che, durante l'eloquio del professore, sbarazzine fanciulle discutono sul Nuovo Tronista di Maria, o eminenti giovanotti compiono esperimenti linguistici sul Fuorigioco Che Non C'Era. Ma questo ora non ci interessa.
La cosa che mi preme far conoscere all'umanità è la condizione disagiata dello studente, in particolare il Ritardatario.
Il ritardatario, nella definizione più comune del termine, è colui che arriva tardi.
Il "Tardi" può significare, a seconda delle circostanze, a lezione già avviata (cosa che fa infuriare il Professore, distogliendolo un momento dalla sua esposizione) o a posti già occupati, quest'ultima con la variante, molto frequente, dell'aula strabordante.
Il tapino, quindi, si ritrova costretto, per cause di forza maggiore, ad appoggiare il proprio espelletore naturale sul pavimento.
A questo punto si impone una spiegazione sul pavimento: esso, per essere conforme alle leggi, dev'essere necessariamente ricoperto da uno strato di fuliggine (la cui provenienza è tutt'ora ignota) nera come il carbone e dallo spessore di due-tre dita, così che lo studente si sporchi per bene; fiocchi di polvere devono svolazzare qua e là, irritando il naso e stimolandolo a violenti sternuti; non devono mancare, e guai a chi non provvede a rimpolparne la scorta, pezzi di carta, mozziconi di matite mangiucchiate e tappi di biro che, a giudicare dall'aspetto, risalgono probabilmente alla calata longobarda.
Una volta che il Professore entra nell'aula, prende posto sulla sua comoda sedia (rivestita in pelle umana e munita di 4 efficienti rotelle, le cui utilità sono ancora al vaglio degli esperti) e compie tutti quei rituali che hanno reso famosa la figura del docente nel mondo, lo studente è pronto: con solerzia e smaniosa voglia di apprendere estrae dalla cartella la sua copia del Quadernone e la penna, e si dispone nella rilassante posizione "a gambe incrociate", sicuro che, così, nelle prossime due ore non avvertirà minimamente stanchezza alcuna.
Infatti, passato il quarto d'ora, il ginocchio sinistro comincia a dolere mentre la scarpa destra si è inevitabilmente fusa alla tibia opposta. Il giovine cerca, allora, di rimediare intonando un mantra, evitando di farsi udire dagli altri colleghi (comunque troppo impegnati a ciarlare del più e del meno per accorgersene). Attenzione, però, la stessa posizione "a gambe incrociate" è stata creata dai monaci tibetani, per cui, se pronunciate con troppa veemenza "Om mani padme um", rischiate di elevarvi in aria suscitando lo stupore generale (per almeno qualche secondo, dopo di chè tornerà ciascuno alla propria occupazione).
Conscio del rischio che correrebbe, il ragazzo prova a cambiare posizione. Il galateo prevede di spostare prima la gamba sinistra (per le virtù femminili del lato mancino che risalgono al Femminino Sacro, ma consultate Il codice da Vinci per saperne di più); ciò, però, non è possibile, in quanto il compagno al vostro fianco vi ha gentilmente privato dello spazio necessario sdraiando i propri arti inferiori; inutile dire che anche il lato destro è inutilizzabile, stavolta per la presenza della valigia (sic) di un altra compagna, o dell'immenso, quanto inutile, impianto stereofonico, se vi trovate vicino alla cattedra.
Arrivato a questo punto, al povero studente (che, nel frattempo, non ha assolutamente ascoltato una parola del Professore, perdendosi, così, importantissimi passi riportati pari pari dal libro, infarciti da gustosi aneddoti sulle insospettabili arti amatorie di Pipino il Breve) non resta che lanciarsi in ardite torsioni che susciterebbero l'invidia del miglior Houdinì.
Piegando la caviglia destra a 90° gradi riesce ad attutire il dolore alla rotula, ma provoca lesione permanente al malleolo; alza, allora, l'intera gamba assaporando, vittorioso, il rilassamento dei vari muscoli, ma la gioia è effimera: il tizio davanti reclama spazio per la gobba.
Il poveretto non ce la fa più, comincia a sudare freddo, e decide per la Soluzione Finale. Il Rannicchiamento.
Dispone le gambe in parallelo, a formare, ognuna, un triangolo isoscele avente come base il pavimento e come vertice alto il ginocchio, e vi si appoggia, sconsolato.
Comincia a guardare l'orologio, ma il tempo è impietoso e lo avverte che manca un'altra mezz'ora, durante la quale, non solo il ragazzo non scriverà più nessun'appunto (solo poi si accorgerà di non aver scritto nemmeno prima, quando, in treno, ripenserà alla futilità della giornata trascorsa) e non penserà a nulla, ma comincerà ad osservare gli altri studenti, quelli nella sua medesima condizione: ragazzi seduti uno sopra l'altro, gente impiccata alla cordicella delle veneziane e scheletri ricurvi con la penna in mano; e allora si accorgerà di non essere, per usare un eufemismo, "quello messo peggio".
Un sorriso brillerà sul suo volto, di colpo le parole dell'insegnante ricominceranno a rientrare per i suoi canali uditivi e la mano ricomincerà a scarabocchiare l'illibato quaderno. E la felicità riempirà di nuovo il suo cuore.

"Bene, ragazzi, per oggi è tutto. A domani".

Uno sparo riecheggia nell'aria.

(2007)



Nota dell'Autore: per ogni regola, è noto, ci vuole un'eccezione che la confermi. Ebbene, mi ero ripromesso di non apportare modifiche ai pezzi, ma in questo caso ho preferito apportarne una lieve alla frase finale. Nell'originale essa recitava: "Domani? AAAAAARRRGGHHHHH!!!!". Ritengo che quella nuova abbia una maggiore carica di ambiguità e suggestione, pur senza perdere pressoché nulla in termini di umorismo. Sono forme diverse di umorismo, la prima più britannica, la seconda più italiana (ma derivante, forse, da oltreoceano: interessante sarebbe una riflessione sul ruolo delle sfumature dell'inglese nel comico), entrambe apprezzabili e, cosa non da poco, intercambiabili: il senso dell'articolo rimane lo stesso. Ad ogni modo, non sta a me giudicare.

5 commenti:

pippo ha detto...

ciao max...
ho alcune domande da rivolgerti, permetti?...
sai com'è, ero lì messo a leggere con curiosità il tuo post (con interesse maggiore di quello che si potrebbe mettere, con le migliori buone intenzioni, per seguire una lezione all'università), e, mentre venivo colpito da piacevolissime risa dovute all'effetto procurato su di me dal tuo post, andavo contemporaneamente formulando nella mia testaccia delle domande da rivolgere all'autore (condizione ideale per ogni lettore, con corrispondente velleità dello scrittore, che gode delle domande ricevute, cui può dare risposta, avendo l'opportunità di allargare il suo pensiero)...

dunque, vorrei chiederti:

1) ma tu frequenti ancora l'università?...il tuo post è molto convincente, e lascia intendere che tu cmq un po' ti ci sia immerso nell'ambiente universitario (del quale ho parlato anch'io, proprio ieri, sul mio blog, ed è in un certo senso un caso di vita che io sia finito proprio qui a leggere pure il tuo post sull'università!...se ti va, puoi leggere il mio post, è il numero 18, sai, ho l'abitudine di numerare i post che scrivo per dargli maggiore risalto nella mia testolina)...

domanda numero 2 (appunto, numerare!): come hai fatto a determinare che i tuoi lettori sono proprio 25?....mi incuriosiscono questi sistemi di comprensione di quello che sta "dietro" i nostri post...

e poi ancora complimenti per il divertente post....e anche per la definizione di "espelletore naturale"...io te lo dico sinceramente: leggendo i tuoi post muoio dal ridere, ora sta a te fare le tue conclusioni (e attento a non disturbare il tizio che ti sta accanto: sai, vorrebbe distendersi)...;)

MaxBrody ha detto...

Non ho esattamente colto le conclusioni a cui vorresti che io arrivassi, forse vuoi farmi capire che i miei scritti sarebbero ben apprezzati nei cimiteri? Che so, al posto dell'omelia, del solito sermone, invece di parlare bene del morto di turno che in vita tutti avevano sempre mal sopportato, potrei intervenire con qualche riflessione o qualche corbelleria delle mie. Perché no?
Io farei pure il becchino, basta che qualcuno mi paghi. :P

O forse il tuo invito era volto a suggerirmi una caratteristica del mio pubblico di lettori: quando leggono i miei post, i poveretti muoiono. In tal caso, potrei riciclarmi a qualche governo come arma di distruzione di massa (povero Massa, che avrà fatto, ancora ancora Schumacher..), anche qui, se mi si paga, io non dico di no.
Ma, visto che mi hai così gentilmente consigliato almeno due o tre diverse opportunità di lavoro - desiderio neanche troppo recondito di qualunque studente universitario che si rispetti -, ti rispondo più che volentieri.
1)sì, io frequento e frequentavo l'università. Cioé, la frequentavo quasi tutti i giorni, poi davo gli esami; poi i corsi sono finiti, e ho frequentato sempre meno, poi, quando di esami me ne mancavano solo tre, mi sono bloccato e così sono rimasto tutto quest'anno (idem per la tesi).
Prima che tu me lo chieda, studio Lettere, almeno formalmente, il che giustifica, in parte, il mio interesse per le parole e le loro composizioni (ma non il pessimo utilizzo che ne faccio) e la citazione manzoniana dei "venticinque lettori" (come già l'Alessandro, credo che, in realtà, essi siano in numero molto, ma molto inferiore a venticinque).
O, se preferisci, giustifica la mia tendenza a perdere tempo senza combinare nulla di remunerativo.
Ma ho letto il tuo post, vengo lì così approfondisco un po' ;)
Grazie

pippo ha detto...

ah ah!...no, io in realtà non mi aspettavo da te nessuna conclusione...era solo un mio modo per ironizzare sul fatto che il tuo post mi avesse fatto ridere...quindi ti dicevo di "trarre le tue conclusioni" per non correre il rischio di passare per uno che legge le csoe con superficialità, perchè in effetti avevo dimenticato di dire che nel tuo post si avverte cmq un contenuto serio, al di là dell'apparenza divertente che lo caratterizza...e forse proprio in questo momento lo posso cogliere meglio, visto che ieri ho avuto una cattiva serata (cose di cui è meglio non parlare, ma che bisogna solo dimenticare il più in fretta possibile), quindi stavolta mi sento meno portato a cogliere le sfumature più ilari della tua risposta, ma non ha importanza, ti rispondo ugualmente...

sulla faccenda dei 25 lettori, hai pienamente ragione: sono io a non aver colto la citazione manzoniana!...

il tuo interesse per le parole e le loro composizioni mi incuriosisce molto: qualcosa avevo percepito, dal modo in cui scrivi...

adesso vado a rispondere a quello che hai commentato sul mio blog (e non si dica che sono su 2 sponde, ah ah!)

geggè ha detto...

eheheh

..dai , mi sa che i lettori sono diventati 26

;P

(abbiamo uno stile su certi versi simile,ma comunque diverso...
aproposito,piacere)

MaxBrody ha detto...

@geggè: piacere mio, benvenuto e fai come fossi a casa tua: puoi dire anche "è carino", come osservi sul tuo blog ;)
Gli ho dato un'occhiata ed effettivamente pare accomunarci la passione per i discorsi (ironici) che vertono su cose che a nessuno interessa, quindi sicuramente lo seguirò!
Ho visto che ti sei pure aggiunto ai visitors, ti ringrazio, un passo avanti verso uno dei grandi obbiettivi che mi sono prefisso (0039) per la mia vita: il completamento della schermata dei 'desperados', che ha ancora degli angoli vuoi che fanno tanto effetto tristezza...

@Pippo: mi spiace per la cattiva serata...spero sia passata :)(il 'cattiva', la serata credo di sì, siamo a mercoledì)